Ricorso inammissibile per intempestività e termini penali
Nel sistema processuale penale italiano, il rispetto delle scadenze è fondamentale per garantire il corretto esercizio del diritto di difesa. Recentemente, la Suprema Corte si è pronunciata su un caso di ricorso inammissibile per intempestività, ribadendo quanto sia rischioso ignorare i calcoli precisi previsti dal Codice di Procedura Penale. La decisione sottolinea che anche pochi giorni di ritardo possono rendere nullo ogni sforzo difensivo, portando alla chiusura definitiva del caso senza alcun esame dei motivi di doglianza.
Il caso del ricorso inammissibile per intempestività
La vicenda trae origine da un’impugnazione proposta contro una sentenza emessa dalla Corte d’Appello. Il fulcro della questione non riguarda la colpevolezza o il merito della decisione precedente, bensì la tempistica con cui l’atto di ricorso è stato depositato presso la cancelleria competente. La regolarità formale di un atto è il primo filtro che la Cassazione applica prima di entrare nel vivo della discussione legale.
Cronologia degli eventi processuali
La sentenza oggetto di impugnazione era stata emessa all’inizio dell’anno. In quella sede, il giudice aveva indicato un termine di sessanta giorni per il deposito delle motivazioni, termine che è stato effettivamente rispettato dall’ufficio giudiziario. Di conseguenza, il termine per presentare il ricorso in Cassazione ha iniziato a decorrere regolarmente dalla scadenza di tale periodo, secondo le regole ordinarie del codice di rito.
Analisi del ricorso inammissibile per intempestività
La legge stabilisce termini rigorosi per impugnare le decisioni dei giudici di merito. In questo specifico caso, incrociando le date di deposito della sentenza e i termini supplementari previsti dall’articolo 585 comma 1 bis del codice di procedura penale, la scadenza ultima per la presentazione dell’atto era stata individuata entro la metà di maggio del 2025. Tuttavia, l’impugnazione è stata depositata con tredici giorni di ritardo rispetto a tale limite massimo.
Conseguenze economiche della tardività
Oltre alla preclusione della difesa, l’inammissibilità comporta sanzioni pecuniarie significative. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende. Questa misura ha una funzione deterrente e sanziona l’attivazione superflua della macchina giudiziaria in presenza di vizi procedurali macroscopici come la tardività del deposito.
Le motivazioni
Le motivazioni espresse dalla Suprema Corte si fondano sull’oggettività del dato cronologico. Il computo dei termini per l’impugnazione è regolato da norme perentorie che non ammettono deroghe, salvo casi eccezionali di forza maggiore non rilevati nel caso in esame. Poiché il giudice di merito aveva depositato le motivazioni della sentenza entro i termini prefissati, la difesa aveva l’onere di calcolare con precisione il periodo utile per il ricorso, fallendo nel deposito tempestivo dell’atto e rendendo così inevitabile la dichiarazione di inammissibilità de plano.
Le conclusioni
In conclusione, il provvedimento evidenzia l’importanza cruciale della gestione rigorosa dei termini processuali. Un ricorso inammissibile per intempestività rappresenta una sconfitta tecnica che impedisce alla Suprema Corte di valutare eventuali errori di diritto commessi nei gradi precedenti. La precisione nel monitoraggio delle date di deposito e delle scadenze legali rimane, pertanto, il pilastro fondamentale su cui si regge l’efficacia di qualsiasi strategia difensiva in sede di legittimità.
Cosa accade se un ricorso in Cassazione viene presentato dopo la scadenza dei termini?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per intempestività. Questo comporta che la Corte non analizzerà i motivi del ricorso e la sentenza impugnata diventerà definitiva e irrevocabile.
Come si determina la scadenza per presentare un ricorso penale?
Il termine si calcola a partire dal deposito delle motivazioni della sentenza. A seconda dei casi, la legge prevede termini di quindici, trenta o quarantacinque giorni che decorrono dalla scadenza del termine fissato dal giudice per il deposito.
Quali sono le sanzioni per un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre al pagamento delle spese processuali, il ricorrente può essere condannato a versare una somma di denaro alla Cassa delle Ammende, che solitamente varia da mille a seimila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8869 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 8869 Anno 2026
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 01/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a MONDRAGONE il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/01/2025 della Corte d’appello di Napoli Udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME;
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!etto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe;
esaminati gli atti e il provvedimento impugnato; ritenuto che il ricorso è inammissibile perché intempestivo;
ritenuto in particolare che l’impugnazione, depositata il 28 Maggio 2025 andava proposta al più tardi, a voler considerare l’aggiunta prevista dall’ad 585, comma 1 bis cpp, il 15/05/25, considerata la data della decisione ( 15 gennaio 2025) e il tempo indicato per il deposito dei motivi (60 giorni), nel caso rispettato dalla Corte del merito rilevato che all’inammissibilità del ricorso, decretata de plano, conseguono le pronunce di cui all’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così è deciso, 01/12/2025