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Ricorso inammissibile per genericità e ripetitività

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorso è stato giudicato inammissibile in quanto generico e mera riproduzione dei motivi già respinti dal tribunale del riesame, senza una critica specifica al provvedimento impugnato. La Corte ha sottolineato che non basta ripetere le stesse argomentazioni, ma è necessario contestare puntualmente le ragioni della decisione precedente, specialmente quando queste si basano su elementi concreti come i legami dell’indagato con la criminalità organizzata.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti dell’Impugnazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24302 del 2024, offre un’importante lezione sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi. La decisione sottolinea come un ricorso inammissibile per genericità e ripetitività non possa superare il vaglio della Suprema Corte, soprattutto quando si discutono misure cautelari per reati gravi. Questo caso evidenzia la necessità di una critica puntuale e argomentata avverso i provvedimenti giudiziari, anziché una semplice riproposizione di difese già respinte.

I Fatti del Caso

Un soggetto, indagato per concorso esterno in associazione di stampo mafioso e turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso, si trovava in stato di custodia cautelare in carcere. La sua difesa aveva richiesto la sostituzione di tale misura con gli arresti domiciliari, presentando una serie di argomentazioni. Tra queste, la disponibilità di un alloggio privo di connessioni telematiche, la sua incensuratezza e la sospensione dall’albo professionale, elementi che, a dire della difesa, avrebbero attenuato le esigenze cautelari.

Il Tribunale del Riesame aveva rigettato la richiesta, confermando la decisione del GIP. La motivazione del rigetto si basava non solo sulla gravità dei reati contestati, ma anche sulla concreta pericolosità sociale dell’indagato, desunta dalla sua ‘grande esperienza nel settore immobiliare e dei legami dello stesso con ambienti della malavita organizzata di notevole spessore criminale’. Il Tribunale aveva inoltre ritenuto irrilevante l’assenza di connessione internet fissa, poiché un qualsiasi smartphone avrebbe consentito le comunicazioni con l’esterno.

Contro questa ordinanza, la difesa ha proposto ricorso per cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l’impugnazione non presentava i requisiti minimi di specificità richiesti dalla legge, configurandosi come una mera riproduzione delle argomentazioni già esaminate e respinte dal Tribunale del Riesame.

Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, fissata in tremila euro. La Corte ha inoltre disposto la trasmissione del provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario per l’annotazione nella cartella personale del detenuto.

Le Motivazioni: Analisi del ricorso inammissibile

Le motivazioni della Cassazione sono un chiaro monito sulla tecnica di redazione dei ricorsi. La Corte ha evidenziato diversi profili di inammissibilità.

In primo luogo, il ricorso è stato definito ‘generico’ e formulato in modo tale da non permettere una chiara identificazione della doglianza, oscillando tra la violazione di legge e il vizio di motivazione senza approfondire né l’una né l’altro.

In secondo luogo, e questo è il punto cruciale, il ricorso non si è confrontato con la specifica motivazione del provvedimento impugnato. Il Tribunale del Riesame non si era limitato ad applicare una presunzione di pericolosità, ma aveva fondato la sua decisione su elementi concreti: l’esperienza dell’indagato nel suo settore e i suoi legami con ambienti criminali. Il ricorso, invece, ha ignorato questo nucleo argomentativo, limitandosi a ripetere argomenti già noti, come l’incensuratezza o l’idoneità del domicilio.

La Cassazione ribadisce un principio consolidato: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito, ma un controllo di legittimità. Pertanto, deve contenere una ‘critica argomentata’ avverso la sentenza oggetto di ricorso, evidenziando specifici errori di diritto o vizi logici nella motivazione. La ‘pedissequa riproduzione’ dei motivi di appello rende il ricorso non specifico e, quindi, inammissibile.

Infine, la Corte ha sottolineato il silenzio del ricorrente sul punto, ritenuto dirimente dal Riesame, relativo alla possibilità di comunicare tramite un semplice cellulare, vanificando così l’argomento della casa ‘isolata’ telematicamente.

Conclusioni

La sentenza in esame riafferma con forza i requisiti di specificità del ricorso per cassazione, come delineati dall’art. 581 c.p.p. Un’impugnazione, per essere ammissibile, non può limitarsi a riproporre le stesse difese già presentate nei gradi precedenti. È indispensabile che si articoli in una critica puntuale e specifica delle ragioni di fatto e di diritto esposte nel provvedimento che si intende contestare. In assenza di questo confronto critico, il ricorso si rivela uno strumento inefficace, destinato a essere dichiarato ricorso inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.

Perché il ricorso dell’indagato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato ritenuto generico e una mera riproduzione dei motivi già presentati e respinti dal Tribunale del riesame. Non conteneva una critica specifica e argomentata contro le motivazioni del provvedimento impugnato, requisito essenziale previsto dalla legge.

È sufficiente ripetere gli stessi argomenti in Cassazione per ottenere una revisione della decisione?
No. La sentenza chiarisce che la semplice riproposizione dei medesimi motivi già esaminati in un grado di giudizio precedente non costituisce un valido motivo di ricorso per cassazione. L’impugnazione deve invece contenere una critica puntuale delle ragioni esposte nel provvedimento contestato.

L’assenza di una connessione internet fissa in un domicilio proposto per gli arresti domiciliari è un elemento decisivo per la concessione della misura?
No, in questo caso la Corte ha ritenuto tale circostanza irrilevante. I giudici hanno specificato che la possibilità di comunicare con l’esterno non era ostacolata, dato che è sufficiente l’uso di un qualsiasi smartphone per connettersi al web e comunicare con terzi, rendendo inefficace la scelta di un domicilio privo di linea fissa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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