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Ricorso inammissibile per genericità: condanna e multa di 3000€

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata, condannata per tentato furto in abitazione. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: il ricorso era una mera ripetizione delle stesse argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha stabilito che un atto di impugnazione deve contenere critiche specifiche alla sentenza precedente, non limitarsi a un ‘copia e incolla’. Questo vizio ha reso il ricorso inammissibile per genericità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19233 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19233 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 19233/2023)

Ricorso in Cassazione: quando ripetere gli stessi motivi lo rende inutile

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio, richiede una tecnica precisa. Non è sufficiente essere convinti della propria innocenza; è fondamentale sapere come presentare le proprie ragioni. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un esempio perfetto di come un errore di impostazione possa portare a un ricorso inammissibile per genericità, con conseguenze economiche significative. La vicenda riguarda una persona condannata per tentato furto in abitazione che ha visto il suo ricorso respinto non nel merito, ma per un vizio di forma.

I fatti all’origine della vicenda

La storia inizia con un tentativo di furto in un’abitazione. Due persone vengono scoperte e successivamente processate. Il Tribunale le riconosce colpevoli del reato di tentato furto aggravato e le condanna a una pena, tenendo conto di alcune circostanze attenuanti. La decisione viene poi confermata anche dalla Corte d’Appello. Insoddisfatta della doppia condanna, una delle due persone imputate decide di giocare l’ultima carta a sua disposizione: il ricorso alla Corte di Cassazione.

L’appello finale alla Suprema Corte

L’imputata, attraverso il suo difensore, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo è ottenere l’annullamento della sentenza di condanna. Nel suo atto, lamenta che la motivazione della Corte d’Appello sia illogica e contraddittoria riguardo all’affermazione della sua responsabilità penale. Sostiene, in pratica, che i giudici dei gradi precedenti abbiano sbagliato nel valutarla colpevole. Tuttavia, la strategia difensiva si rivela controproducente a causa di un errore fondamentale nell’impostazione del ricorso stesso.

Il problema: un ricorso inammissibile per genericità

La Corte di Cassazione non entra nemmeno nel vivo della questione. Non valuta se l’imputata fosse colpevole o innocente. Si ferma prima, dichiarando il ricorso inammissibile. Il motivo è tanto semplice quanto perentorio: il ricorso era ‘generico’ e ‘meramente reiterativo’. In parole povere, l’avvocato si era limitato a copiare e incollare le stesse identiche argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello. L’atto non conteneva alcuna critica specifica e mirata contro la motivazione della sentenza di secondo grado, dimostrando di non volersi realmente confrontare con le ragioni dei giudici.

Le motivazioni: il ricorso deve criticare la sentenza, non ripetersi

La decisione della Cassazione si basa su un principio cardine del processo. Il ricorso in Cassazione non è un terzo processo sui fatti. La Suprema Corte ha il compito di verificare se i giudici precedenti hanno applicato correttamente la legge. Per questo, chi ricorre non può limitarsi a ripetere le proprie tesi. Deve, invece, analizzare la sentenza che intende impugnare e spiegare punto per punto dove e perché quella decisione sarebbe sbagliata in diritto. Un ricorso che ignora la motivazione della sentenza d’appello e ripropone le stesse doglianze è considerato un ricorso inammissibile per genericità, perché non assolve alla sua funzione critica.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione economica

L’esito è duplice e severo. Primo, la dichiarazione di inammissibilità rende la sentenza di condanna definitiva. Non ci sono più possibilità di appello. Secondo, scatta una sanzione economica. L’imputata viene condannata non solo a pagare le spese del procedimento, ma anche a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a disincentivare ricorsi presentati senza i requisiti di legge, che impegnano inutilmente il sistema giudiziario. La vicenda insegna che in diritto, tanto quanto la sostanza, conta la forma con cui si presentano le proprie ragioni.

Cosa significa esattamente ‘ricorso inammissibile’?
Significa che il ricorso presenta un difetto formale così grave da impedire alla Corte di esaminare il caso nel merito. In pratica, la richiesta viene respinta prima ancora di essere discussa.

Posso semplicemente ripresentare gli stessi argomenti in Cassazione?
No. Il ricorso in Cassazione deve contenere critiche specifiche contro la sentenza d’appello, spiegando perché i giudici hanno sbagliato ad applicare la legge. Ripetere le stesse argomentazioni lo rende generico e quindi inammissibile.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La sentenza di condanna diventa definitiva e non può più essere impugnata. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore dello Stato.

Termini giuridici

Inammissibilità
È un vizio processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito di una richiesta o di un ricorso, perché non rispetta i requisiti formali previsti dalla legge.
Ricorso per Cassazione
È l'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che le leggi siano state applicate correttamente dai giudici precedenti.
Doglianze
Sono i motivi di lamentela, le critiche specifiche che una parte muove contro una sentenza nel proprio atto di appello o ricorso.
Reiterativo
Significa che un atto, come un ricorso, si limita a ripetere argomenti e motivi già presentati e respinti in una fase precedente del processo.
Cassa delle ammende
È un ente statale a cui vengono versate le somme di denaro (ammende) pagate da chi viene condannato o da chi, come in questo caso, presenta un ricorso inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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