Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non può riesaminare le prove
L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come funziona il giudizio in Corte di Cassazione e dei motivi che possono portare a un ricorso inammissibile. In questo caso, un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale ha visto la sua richiesta respinta non perché i suoi argomenti fossero infondati nel merito, ma perché ha chiesto alla Suprema Corte di svolgere un’attività che non le compete: una nuova valutazione delle prove. Approfondiamo la vicenda per capire i limiti del ricorso in Cassazione.
I Fatti del Processo
Un individuo, condannato dalla Corte d’Appello di Milano per il reato previsto dall’art. 337 del codice penale (resistenza a un pubblico ufficiale), ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo del ricorrente era contestare la correttezza della motivazione con cui i giudici di secondo grado avevano confermato la sua responsabilità penale.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 9 settembre 2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione della Corte non è entrata nel vivo della questione (cioè se l’imputato fosse o meno colpevole), ma si è fermata a un livello preliminare, di pura procedura.
Le Motivazioni della Decisione: il ricorso inammissibile
Il cuore della pronuncia risiede nella spiegazione del perché il ricorso non poteva essere accolto. I giudici supremi hanno chiarito un principio fondamentale del nostro sistema giudiziario.
Il Ruolo della Corte di Cassazione e i Limiti del Ricorso
La Corte di Cassazione opera come giudice di “legittimità”, non di “merito”. Questo significa che il suo compito non è stabilire come sono andati i fatti o valutare nuovamente le prove (come testimonianze, perizie, documenti), ma verificare che i giudici dei gradi precedenti (Tribunale e Corte d’Appello) abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico, coerente e senza vizi.
Nel caso specifico, il ricorrente non ha lamentato una violazione di legge o un vizio logico della motivazione, ma ha cercato di proporre una propria, “alternativa rivalutazione delle fonti di prova”. In pratica, ha chiesto alla Cassazione di riesaminare gli elementi già vagliati dalla Corte d’Appello e di giungere a una conclusione diversa. Questa richiesta è, per sua natura, inammissibile.
La Corte ha sottolineato che la sentenza della Corte d’Appello di Milano era ben argomentata, con “argomentazioni connotate da lineare e coerente logicità” e basata su una “esauriente disamina dei dati probatori”. Non essendoci quindi errori di diritto o vizi logici evidenti, non c’era spazio per un intervento della Suprema Corte.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione: non è una terza istanza di giudizio dove si può ridiscutere l’intero processo. Il ricorso in Cassazione deve basarsi su motivi specifici, legati a violazioni di legge o a difetti gravi della motivazione, e non può mai trasformarsi in una richiesta di riesame dei fatti. La dichiarazione di inammissibilità comporta, oltre alla conferma della condanna, anche l’imposizione di ulteriori sanzioni economiche a carico del ricorrente, a sottolineare la serietà e la specificità di questo ultimo grado di giudizio.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non ha contestato una violazione di legge o un vizio logico della sentenza, ma ha chiesto alla Corte di Cassazione di effettuare una nuova e diversa valutazione delle prove, attività che non rientra nelle sue competenze.
Cosa significa che la Corte di Cassazione giudica in “sede di legittimità”?
Significa che la Corte di Cassazione non riesamina i fatti del caso per decidere chi ha torto o ragione, ma si limita a controllare che i giudici dei gradi inferiori abbiano applicato correttamente le leggi e abbiano motivato le loro decisioni in modo logico e coerente.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente dopo la dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38683 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 38683 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 09/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 26/02/2024 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
Rilevato che l’unico motivo di ricorso, con cui si contesta la correttezza della motivazione posta alla base della dichiarazione di responsabilità del ricorrente per il reato di cui all’art. 337 cod. pen., non è consentito dalla legge in sede d legittimità, perché teso ad ottenere un’alternativa rivalutazione delle fonti di prova, che il provvedimento impugnato ha sviluppato con argomentazioni connotate da lineare e coerente logicità e frutto di un’esauriente disamina dei dati probatori (si vada pag. 3 della sentenza della Corte d’appello di Milano);
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 9/9/2024