Ricorso Inammissibile: Quando un Motivo Nuovo Conduce alla Condanna alle Spese
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale: non è possibile presentare motivi di ricorso ‘nuovi’ per la prima volta davanti alla Suprema Corte. Questa decisione sottolinea l’importanza di una strategia difensiva completa fin dai primi gradi di giudizio e chiarisce le conseguenze di un ricorso inammissibile. Il caso specifico riguardava un imputato condannato per furto con strappo che ha tentato, senza successo, di ottenere una riqualificazione del reato in furto con destrezza solo in sede di legittimità.
Il Caso in Esame: Dal Furto con Strappo al Ricorso in Cassazione
I fatti traggono origine da una condanna per il reato di furto con strappo, aggravato ai sensi dell’art. 625 n. 8-bis del codice penale, confermata dalla Corte d’Appello. L’imputato, non soddisfatto della decisione, ha proposto ricorso per cassazione. L’unico motivo di doglianza sollevato era la richiesta di una diversa qualificazione giuridica del fatto: da furto con strappo a furto con destrezza. Quest’ultimo, generalmente, comporta una pena meno severa.
Tuttavia, la difesa ha introdotto questa argomentazione per la prima volta dinanzi ai giudici di legittimità, senza averla mai sottoposta all’attenzione del Tribunale o della Corte d’Appello.
La Decisione della Corte: il Principio del Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un pilastro del processo penale: il giudizio di cassazione è un giudizio di ‘legittimità’, non di ‘merito’. Questo significa che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti del processo come se fosse un terzo grado di giudizio, ma deve limitarsi a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze impugnate.
Introdurre un ‘motivo inedito’, cioè un’argomentazione mai proposta prima, equivarrebbe a chiedere alla Corte di valutare aspetti di fatto e di diritto che non sono stati oggetto del dibattito processuale nelle sedi opportune, snaturando la sua funzione.
Le Motivazioni
La motivazione della Corte è stata chiara e lineare. Il motivo di ricorso è stato ritenuto inammissibile in quanto ‘inedito’. I giudici hanno specificato che la richiesta di riqualificazione del reato si risolveva in ‘considerazioni deducibili e non dedotte in precedenza’. In altre parole, la difesa avrebbe potuto e dovuto presentare questa tesi già in primo grado o in appello, consentendo ai giudici di merito di valutarla.
Poiché ciò non è avvenuto, la questione non poteva essere validamente introdotta per la prima volta in Cassazione. La Corte, pertanto, non è entrata nel merito della distinzione tra furto con strappo e furto con destrezza, ma si è fermata a questo vizio procedurale, dichiarando l’inammissibilità dell’impugnazione.
Le Conclusioni
L’ordinanza ha avuto conseguenze dirette per il ricorrente, che è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Dal punto di vista pratico, questa decisione serve da monito sull’importanza di definire una linea difensiva completa e articolata sin dalle prime fasi del procedimento. Ogni argomento, eccezione o richiesta deve essere tempestivamente sollevata davanti ai giudici di merito, poiché le omissioni non possono essere sanate nel giudizio di legittimità. La strategia processuale deve essere costruita con lungimiranza, prevedendo tutte le possibili argomentazioni a sostegno della propria tesi.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente ha sollevato un motivo nuovo, la richiesta di riqualificazione del reato, per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione, senza averlo mai presentato nei precedenti gradi di giudizio.
Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘inedito’?
Un motivo di ricorso è definito ‘inedito’ quando viene introdotto per la prima volta nel giudizio di Cassazione, senza essere stato oggetto di discussione e valutazione da parte del Tribunale e della Corte d’Appello.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente dopo la dichiarazione di inammissibilità?
In conseguenza della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24683 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 24683 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 05/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 11/01/2024 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che l’imputato COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che ne ha confermato la condanna per il reato di furto con strappo aggravato ai sensi dell’art. 625 n. 8-bis cod. pen.;
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che deduce la mancata riqualificazione del fatto nel reato di furto con destrezza, è inammissibile in quanto è inedito e si risolve in considerazioni deducibili e non dedotte in precedenza;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 05/06/2024