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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di cui all’art. 635 c.p. (danneggiamento). La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, risultando quindi non specifici ma solo apparenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 12 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Rigetta per Motivi Ripetitivi

Presentare un ricorso in Cassazione richiede un’attenzione particolare alla specificità dei motivi. Un ricorso inammissibile è spesso l’esito di un’impugnazione che non centra il bersaglio, limitandosi a ripetere argomenti già discussi e respinti nei gradi precedenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di questo principio, sottolineando come la mera riproposizione delle stesse difese, senza una critica puntuale alla sentenza impugnata, porti inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.

I Fatti del Caso: La Condanna per Danneggiamento e l’Appello

La vicenda processuale trae origine da una condanna per il delitto di danneggiamento, previsto dall’articolo 635 del codice penale. L’imputato, ritenuto responsabile del reato, decideva di impugnare la sentenza di primo grado. In sede di appello, la difesa si concentrava sulla presunta insussistenza dell’elemento soggettivo del reato, ovvero l’intenzione di danneggiare. A sostegno di questa tesi, venivano addotte argomentazioni relative allo stato psicofisico dell’imputato, inclusa la prova di una terapia a base di psicofarmaci a cui era sottoposto prima del suo ingresso in carcere.

Tuttavia, la Corte d’Appello di Torino, dopo aver esaminato tali argomentazioni, le respingeva puntualmente, confermando la condanna. Non pago della decisione, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione.

La Decisione della Cassazione: Analisi del Ricorso Inammissibile

Giunto dinanzi alla Suprema Corte, il ricorso ha avuto vita breve. I giudici di legittimità hanno immediatamente rilevato un vizio fondamentale: i motivi presentati non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelli già dedotti in appello. In altre parole, la difesa si era limitata a riproporre le stesse identiche questioni già vagliate e motivatamente respinte dalla Corte di merito, senza formulare una critica argomentata e specifica contro le ragioni esposte nella sentenza d’appello.

La Cassazione ha evidenziato come un ricorso, per essere ammissibile, debba assolvere alla sua funzione tipica: quella di una critica strutturata avverso la decisione impugnata. Non è sufficiente manifestare un generico dissenso o ripetere le proprie tesi. È necessario, invece, individuare i presunti errori logici o giuridici commessi dal giudice precedente e spiegarne le ragioni in modo specifico. In mancanza di ciò, i motivi del ricorso vengono considerati “non specifici ma soltanto apparenti”, ovvero formalmente esistenti ma sostanzialmente vuoti.

Le Motivazioni

La motivazione alla base di questa decisione risiede nella natura stessa del giudizio di Cassazione. La Suprema Corte non è un terzo grado di merito, non può cioè riesaminare i fatti come hanno fatto il Tribunale e la Corte d’Appello. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.

Un ricorso che si limita a ripetere le argomentazioni di merito, senza confrontarsi criticamente con la decisione di secondo grado, chiede implicitamente alla Cassazione di effettuare una nuova valutazione dei fatti, un’operazione che le è preclusa. Per questo motivo, la legge processuale esige la specificità dei motivi: il ricorrente deve indicare con precisione in cosa la sentenza d’appello abbia sbagliato, permettendo così alla Corte di svolgere il proprio ruolo di controllo di legittimità. La mancanza di questa specificità rende il ricorso un atto inutile, che non può essere esaminato nel merito.

Conclusioni

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono chiare e significative. La presentazione di un ricorso inammissibile non solo porta alla conferma definitiva della condanna, ma comporta anche conseguenze economiche per il ricorrente. In questo caso, oltre al pagamento delle spese processuali, è stata disposta la condanna al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Questa decisione ribadisce un principio fondamentale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione: è essenziale formulare motivi di ricorso che siano nuovi, specifici e che si confrontino direttamente con la motivazione della sentenza che si intende impugnare. La semplice riproposizione di vecchie argomentazioni è una strategia destinata al fallimento, che trasforma l’impugnazione in un atto puramente formale e privo di efficacia.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Risposta: Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano una semplice e pedissequa ripetizione di quelli già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello, senza contenere una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata.

Cosa significa che i motivi di ricorso sono “non specifici ma soltanto apparenti”?
Risposta: Significa che i motivi, pur essendo formalmente presentati, non svolgono la loro funzione tipica, cioè quella di criticare in modo puntuale e ragionato la sentenza impugnata, ma si limitano a riproporre argomenti già trattati, risultando quindi privi di un reale contenuto critico idoneo a mettere in discussione la decisione.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
Risposta: La persona che presenta un ricorso dichiarato inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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