Ricorso Inammissibile: Guida Pratica alle Decisioni della Cassazione
Quando si presenta un appello alla Corte di Cassazione, è fondamentale comprendere i rigidi paletti imposti dalla legge. Un ricorso inammissibile non solo non viene esaminato nel merito, ma comporta anche conseguenze economiche significative per chi lo propone. Un’ordinanza recente della Suprema Corte offre un chiaro esempio di come e perché un ricorso possa essere respinto, delineando i confini tra questioni di legittimità e tentativi di rivalutazione dei fatti.
Il caso in esame riguarda una condanna per lesioni personali, confermata in secondo grado, e il successivo ricorso in Cassazione basato su tre distinti motivi, tutti giudicati non meritevoli di accoglimento.
La Vicenda Processuale
Una persona era stata condannata per il reato di lesioni personali dal Giudice di Pace. La sentenza era stata poi confermata dal Tribunale in funzione di giudice d’appello. Non ritenendo giusta la decisione, la condannata ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a tre argomentazioni principali per chiederne l’annullamento.
I Motivi del Ricorso e la Valutazione della Corte
Il ricorso si fondava su tre pilastri, che la Corte ha smontato uno per uno, evidenziandone la debolezza processuale.
1. La Prova Decisiva nelle Sentenze del Giudice di Pace
Il primo motivo lamentava la mancata assunzione di una prova considerata decisiva. Tuttavia, la Corte ha immediatamente dichiarato questa doglianza inammissibile. La ragione risiede in una norma specifica, l’art. 39-bis del d.lgs. n. 274/2000, che regola i procedimenti davanti al Giudice di Pace. Tale articolo esclude la possibilità di ricorrere in Cassazione per questo specifico motivo (previsto in via generale dall’art. 606, comma 1, lett. d, del codice di procedura penale), ponendo un chiaro limite ai motivi di impugnazione per le sentenze emesse in tale sede.
2. L’analisi sul ricorso inammissibile per questioni di fatto
Il secondo motivo sollevava una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione. La ricorrente, in sostanza, criticava il modo in cui i giudici di merito avevano valutato gli elementi di prova. La Cassazione ha respinto anche questa censura, qualificandola come una mera “doglianza in punto di fatto”. Il ruolo della Suprema Corte, infatti, è quello di giudice di legittimità, non di merito. Ciò significa che non può riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici dei gradi precedenti. Tentare di ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio è un’operazione vietata in sede di legittimità, rendendo il ricorso inammissibile su questo punto.
3. L’Errata Eccezione di Prescrizione
Infine, il terzo motivo lamentava la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. La ricorrente sosteneva che il termine fosse già maturato. La Corte ha definito questo motivo “manifestamente infondato”, smentendolo con un semplice calcolo basato sugli atti processuali. Il reato era stato commesso il 22 agosto 2017, e il termine di prescrizione sarebbe maturato solo il 22 febbraio 2025. Al momento della decisione, quindi, il reato non era affatto estinto.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte di Cassazione, nel dichiarare l’inammissibilità del ricorso, ha applicato principi consolidati della procedura penale. In primo luogo, ha ribadito le limitazioni specifiche per l’impugnazione delle sentenze del Giudice di Pace. In secondo luogo, ha tracciato una linea netta tra il controllo di legittimità, di sua competenza, e il giudizio di merito, riservato ai tribunali dei gradi inferiori. Qualsiasi tentativo di mascherare una richiesta di riesame dei fatti come una violazione di legge è destinato a fallire. Infine, ha sottolineato come l’eccezione di prescrizione debba basarsi su dati oggettivi e non su calcoli errati, pena la sua manifesta infondatezza.
Conclusioni
L’ordinanza è emblematica delle conseguenze di un ricorso inammissibile. La ricorrente non solo ha visto respingere le proprie istanze, ma è stata anche condannata, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito: il ricorso per cassazione è uno strumento da utilizzare con cognizione di causa, basandosi su solidi motivi di diritto e non su mere speranze di una nuova valutazione dei fatti, per evitare non solo una sconfitta processuale, ma anche un significativo esborso economico.
Per quali motivi un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile in un caso proveniente dal Giudice di Pace?
Secondo l’art. 39-bis del d.lgs. n. 274/2000, per le sentenze del Giudice di Pace non è possibile proporre ricorso per cassazione lamentando la mancata assunzione di una prova decisiva, a differenza di quanto previsto in via generale per altri procedimenti.
Cosa accade se si tenta di far rivalutare i fatti del processo in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare le prove o la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Tali tentativi sono considerati “doglianze in punto di fatto” e sono vietati in questa sede.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La parte che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un’impugnazione priva dei requisiti di legge. Nel caso specifico, la somma è stata fissata in 3.000 euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42700 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42700 Anno 2024
Presidente: BELMONTE NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 23/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME nata a TERRACINA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 11/01/2024 del TRIBUNALE di LATINA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
letta la memoria del difensore della ricorrente, AVV_NOTAIO, che ha insistito per l’accoglimento del ricorso;
I.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Latina ha confermato la sentenza emessa dal Giudice di pace di Terracina in data 21 novembre 2022, che aveva affermato la penale responsabilità di NOME COGNOME per il reato di lesioni personali e l’aveva condannata alla pena ritenuta di giustizia;
che il primo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente lamenta la mancata assunzione di una prova decisiva, è inammissibile, per effetto dell’art. 39-bis d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, che non consente di proporre ricorso per cassazione per il motivo di cui all’art. 606, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.;
che il secondo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente lamenta violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 49, primo e secondo comma, cod. pen., è inammissibile, in quanto costituito da mere doglianze in punto di fatto, volte ad ottenere una rivalutazione degli elementi probatori, operazione vietata in sede di legittimità;
che il terzo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente lamenta violazione di legge per non essere stata dichiarata l’estinzione del reato per maturazione del termine di prescrizione, è manifestamente infondato, in quanto l’asserita inosservanza è palesemente smentita dagli atti processuali; al riguardo, si evidenzia che, essendo il reato stato commesso in data 22 agosto 2017, il termine di prescrizione sarebbe maturato solo in data 22 febbraio 2025;
che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che si reputa equo fissare in euro 3.000,00;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 23/10/2024.