Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non può riesaminare i fatti
L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei limiti del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, spiegando perché un ricorso inammissibile viene respinto senza un’analisi del merito. Il caso riguarda un appello contro una condanna per il reato di atti persecutori (stalking), ma i principi affermati hanno una valenza generale per chiunque si approcci al terzo grado di giudizio. Comprendere la distinzione tra questioni di fatto e questioni di diritto è fondamentale per capire l’esito di molti procedimenti.
I Fatti del Caso
Un individuo, condannato in primo e secondo grado per il reato di cui all’art. 612 bis del codice penale, ha presentato ricorso per Cassazione. Le sue lamentele si concentravano su tre punti principali: la mancata riapertura del processo per acquisire nuove prove (rinnovazione dell’istruttoria), una presunta errata valutazione delle prove già raccolte e un’eccessiva severità della pena inflitta (trattamento sanzionatorio).
In sostanza, il ricorrente chiedeva alla Suprema Corte di riesaminare le decisioni prese dai giudici di merito, sostenendo che avessero interpretato male i fatti e applicato una pena sproporzionata.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Di conseguenza, la condanna emessa dalla Corte d’Appello è diventata definitiva. Oltre a ciò, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per i casi di ricorsi inammissibili che denotano una colpa del proponente.
Le Motivazioni: il ricorso inammissibile e la distinzione tra fatto e diritto
Il cuore della decisione risiede nella natura stessa del giudizio di Cassazione. La Suprema Corte non è un “terzo grado di merito”, ma un giudice di “legittimità”. Questo significa che il suo compito non è stabilire come sono andati i fatti, ma controllare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio.
Nel caso specifico, la Corte ha stabilito che le critiche del ricorrente non erano vizi di legge, ma “mere doglianze in punto di fatto”. Contestare la valutazione del materiale probatorio o chiedere una nuova istruttoria equivale a chiedere alla Cassazione di sostituire il proprio giudizio a quello del tribunale, cosa che la legge le impedisce di fare. La Corte d’Appello, secondo i giudici supremi, aveva già fornito una motivazione logica e coerente sia nel negare la rinnovazione dell’istruttoria (ritenuta generica) sia nel confermare la responsabilità dell’imputato sulla base delle prove esistenti.
Le Motivazioni: la discrezionalità del giudice sulla pena
Anche la critica relativa alla misura della pena è stata giudicata manifestamente infondata. La quantificazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Finché il giudice esercita questo potere rispettando i principi guida stabiliti dalla legge (in questo caso, gli articoli 132 e 133 del codice penale, che riguardano la gravità del reato e la capacità a delinquere del reo), la sua decisione non è sindacabile in sede di legittimità. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il giudice d’appello si fosse attenuto a tali criteri, rendendo la lamentela del ricorrente infondata.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche di un Ricorso Inammissibile
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale del nostro sistema processuale: non si può utilizzare il ricorso in Cassazione come un’ulteriore opportunità per ridiscutere i fatti di una causa. Un ricorso, per essere ammissibile, deve denunciare errori di diritto (es. un’errata interpretazione di una norma) o vizi logici macroscopici nella motivazione della sentenza impugnata. Proporre un ricorso inammissibile basato su contestazioni fattuali non solo porta al rigetto dell’appello, ma comporta anche conseguenze economiche significative per il ricorrente, che vede la sua condanna diventare definitiva e si trova a dover pagare ulteriori spese e sanzioni.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le contestazioni sollevate dal ricorrente non riguardavano violazioni di legge, ma erano mere doglianze sui fatti, come la valutazione delle prove e la congruità della pena. Questi aspetti rientrano nella valutazione del giudice di merito e non possono essere riesaminati dalla Corte di Cassazione nel suo ruolo di giudice di legittimità.
È possibile contestare la valutazione delle prove fatta dal giudice in Cassazione?
No, di norma non è possibile. La Corte di Cassazione non riesamina le prove né sostituisce la propria valutazione a quella dei giudici di primo e secondo grado. Il suo compito è verificare che la motivazione della sentenza sia logica, coerente e non basata su un’errata applicazione della legge, non stabilire se le prove siano state valutate ‘bene’ o ‘male’.
Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un ricorso privo dei requisiti di legge.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43486 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 43486 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 18/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a ENNA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/10/2022 della CORTE APPELLO di CALTANISSETTA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
ORDINANZA
Sul ricorso proposto da NOME COGNOME avverso la sentenza della Corte di appello di Caltanissetta del 10 ottobre 2022 di condanna del medesimo alla pena indicata in dispositivo per il reato di cui all’art. 612 bis cod. pen.;
Visti gli atti e la sentenza impugnata;
Esaminati i motivi di ricorso (e la successiva memoria) in cui ci si duole della violazione di legge e del vizio di motivazione in relazione: alla mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, alla valutazione del compendio probatorio ed al trattamento sanzionatorio.
Ritenuto che i motivi di ricorso che contestano la correttezza della motivazione posta a base della dichiarazione di responsabilità del ricorrente, non sono consentiti dalla legge in sede di legittimità perché costituiti da mere doglianze in punto di fatto;
sul punto, infatti la Corte d’appello, con motivazione priva di manifesti vizi logici, aveva osservato che l’istanza di rinnovazione dell’istruttoria era del tutto generica e che il complesso dichiarativo acquisito dava corretto conto e prova della responsabilità del prevenuto.
Considerato che il motivo relativo alla misura della pena è manifestamente infondato posto che la quantificazione della stessa rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la esercita in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen., criteri da cui il giudice del merito non risulta essersi discostato.
Ritenuto pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, versando il medesimo in colpa, della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma il 18 ottobre 2023.