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Ricorso inammissibile: l’appello copia-incolla

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l’imputata si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni del precedente appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. La decisione sottolinea che l’impugnazione deve essere una critica argomentata e non una mera riproposizione di doglianze già respinte, con conseguente condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Perché Non Basta Copiare i Motivi d’Appello

Nel processo penale, l’atto di impugnazione è uno strumento cruciale per la difesa, ma deve essere redatto con precisione e pertinenza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda una regola fondamentale: un ricorso che si limita a ripetere le argomentazioni già presentate nel grado precedente, senza un confronto critico con la decisione impugnata, è destinato a essere dichiarato un ricorso inammissibile. Questa pronuncia evidenzia l’importanza di una difesa tecnica e mirata, pena non solo la conferma della condanna ma anche l’aggiunta di sanzioni economiche.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di primo grado per un reato contro il patrimonio. La sentenza prevedeva una pena di quattro mesi di reclusione e una multa. La decisione veniva confermata dalla Corte d’Appello.

Non soddisfatta, l’imputata, tramite il suo difensore, decideva di presentare ricorso per cassazione. L’unico motivo di ricorso sollevato riguardava una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione per l’omessa valutazione della mancanza di offensività della sua condotta. In sostanza, la difesa sosteneva che il fatto commesso non fosse così grave da meritare una condanna penale.

La Decisione della Corte e il Principio del Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della questione, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione è puramente procedurale ma di importanza capitale. I giudici hanno osservato che il ricorso presentato era una mera riproposizione delle stesse critiche già avanzate nell’atto d’appello e che la Corte territoriale aveva già esaminato e respinto con una motivazione logica e congrua.

Il punto centrale della decisione è che la funzione tipica dell’impugnazione è quella di una “critica argomentata” avverso il provvedimento che si contesta. Tale critica si deve realizzare attraverso un confronto puntuale e specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono il dissenso.

Le Motivazioni

La Corte ha ribadito un principio consolidato nella sua giurisprudenza: un motivo di ricorso che non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata è destinato all’inammissibilità. Viene a mancare, infatti, la funzione stessa per cui l’impugnazione è prevista e ammessa dal sistema processuale.

Il ricorso che riproduce e reitera gli stessi motivi già prospettati in appello, e motivatamente respinti in secondo grado, senza un’analisi critica degli argomenti usati dal giudice precedente, si trasforma in un atto sterile. Esso si limita a lamentare genericamente una carenza o illogicità della motivazione, senza però dimostrare dove e perché la Corte d’Appello avrebbe sbagliato nel suo ragionamento. Questo comportamento processuale non è consentito e porta, come in questo caso, a una declaratoria di inammissibilità.

Le Conclusioni

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono chiare e dirette a tutti gli operatori del diritto. La redazione di un atto di impugnazione, specialmente in sede di legittimità, richiede uno sforzo di analisi critica della decisione che si intende contestare. Non è sufficiente ‘copiare e incollare’ i motivi precedenti. È necessario, invece, ‘smontare’ il ragionamento del giudice del grado inferiore, evidenziandone le presunte falle, le contraddizioni o gli errori di diritto.

La declaratoria di inammissibilità non è una mera formalità: comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma, in questo caso fissata in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende. Un esito che, oltre a rendere definitiva la condanna, aggrava la posizione economica dell’imputato, a riprova del fatto che i ricorsi ‘fotocopia’ non solo sono inutili, ma anche dannosi.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile per genericità o ripetitività?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando si limita a riproporre le medesime considerazioni critiche già espresse nel precedente atto di impugnazione, senza confrontarsi in modo specifico e argomentato con la motivazione della sentenza che si sta contestando.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte?
La funzione essenziale è quella di realizzare una critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. Questo richiede un confronto puntuale con le argomentazioni della decisione impugnata, indicando specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata quantificata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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