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Ricorso inammissibile: la Cassazione rigetta l’appello

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l’imputato, condannato per furto in privata dimora, si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in Appello. L’ordinanza ribadisce che l’impugnazione deve consistere in una critica argomentata alla sentenza precedente e non in una sua mera ripetizione, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e la Reiterazione dei Motivi d’Appello

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultima fase del processo penale, un momento cruciale che richiede rigore tecnico e precisione argomentativa. Non è una terza istanza di giudizio sui fatti, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci ricorda una regola fondamentale: la mera ripetizione dei motivi già presentati e respinti in appello conduce a un ricorso inammissibile. Analizziamo il caso per comprendere le ragioni di questa decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso

L’imputato era stato condannato in primo grado e successivamente in appello alla pena di otto mesi di reclusione e 200 euro di multa per il reato di furto in privata dimora, previsto dall’articolo 624-bis del codice penale.

Non soddisfatto della decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione. Il motivo principale del ricorso era incentrato su un presunto vizio di motivazione e violazione di legge: si chiedeva alla Corte di riqualificare il fatto come un’ipotesi di furto semplice (art. 624 cod. pen.), considerata meno grave, contestando la nozione di ‘privata dimora’ applicata dai giudici di merito.

La Decisione della Corte: il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza entrare nel merito della questione sollevata. La ragione è prettamente processuale: l’atto di ricorso non faceva altro che riproporre le stesse identiche critiche e argomentazioni già avanzate nell’atto di appello.

I giudici di legittimità hanno osservato che l’appellante non si era confrontato in modo critico con la motivazione della Corte d’Appello, la quale aveva già risposto in modo logico e congruo a quelle doglianze. Limitarsi a reiterare le medesime considerazioni, senza contestare specificamente le ragioni per cui erano state respinte nel grado precedente, svuota l’impugnazione della sua funzione tipica.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha basato la sua decisione su un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità.

In primo luogo, ha ribadito che la funzione dell’impugnazione, ai sensi degli articoli 581 e 591 del codice di procedura penale, è quella di una critica argomentata avverso il provvedimento che si contesta. Ciò significa che i motivi devono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono la richiesta. Un ricorso che si limita a copiare e incollare i motivi d’appello, ignorando la risposta del giudice del secondo grado, è privo di specificità e, quindi, inammissibile. È necessario ‘dialogare’ con la sentenza impugnata, smontandone le argomentazioni, non ignorandole.

In secondo luogo, sebbene non fosse necessario data l’inammissibilità processuale, la Corte ha comunque notato che la motivazione della Corte d’Appello era pienamente idonea a giustificare il rigetto della richiesta di riqualificazione del reato. La Corte territoriale aveva correttamente applicato la nozione, più ampia, di ‘luogo di privata dimora’, che include non solo la mera abitazione, ma qualsiasi luogo in cui un soggetto svolge atti della propria vita privata, a prescindere dalla facilità di accesso.

Conclusioni

Questa ordinanza offre una lezione fondamentale sulla tecnica di redazione degli atti di impugnazione, in particolare del ricorso per cassazione. Non è sufficiente avere ragione nel merito; è indispensabile rispettare le regole processuali. Un ricorso inammissibile perché meramente ripetitivo non solo preclude ogni possibilità di successo, ma comporta anche conseguenze economiche negative per il ricorrente, condannato al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma alla Cassa delle ammende. Per gli avvocati, ciò sottolinea l’importanza di studiare a fondo la sentenza d’appello e costruire un ricorso che ne critichi puntualmente e logicamente le fondamenta, piuttosto che riproporre stancamente argomenti già sconfitti.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché si limitava a riproporre le medesime considerazioni critiche già espresse nell’atto d’appello, senza confrontarsi criticamente con le argomentazioni utilizzate dalla Corte d’Appello per respingerle.

Qual è la funzione tipica dell’impugnazione secondo la Cassazione?
La funzione tipica è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. L’atto deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta, pena l’inammissibilità.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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