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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna

Un soggetto condannato per reati legati agli stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e una errata valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i motivi di appello erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l’aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Le Regole Ferree della Cassazione

Quando una sentenza di condanna viene confermata in appello, l’ultima via percorribile è il ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, questa strada è stretta e piena di insidie. Un recente caso dimostra come un ricorso inammissibile non solo non porti a un nuovo esame dei fatti, ma comporti anche conseguenze economiche per chi lo propone. Analizziamo la sentenza n. 25865/2024 per capire i limiti del giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo: Condanna per Stupefacenti

Il caso ha origine da una condanna emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte di Appello nei confronti di due persone per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti, aggravati da specifiche circostanze. Uno degli imputati, non accettando la decisione di secondo grado, decideva di presentare ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, affidandosi a due principali motivi di contestazione.

I Motivi del Ricorso: Tra Vizi di Motivazione e Richiesta di Sconti di Pena

Il ricorrente ha basato la sua difesa su due argomenti principali:

1. Violazione di legge e mancanza di motivazione: Secondo la difesa, la sentenza d’appello mancava di una motivazione adeguata sulla responsabilità penale. Si contestava l’assenza di prove concrete come il sequestro della sostanza, accertamenti tecnici e l’identificazione certa del giorno dei fatti. Inoltre, si sosteneva che le testimonianze non fossero sufficienti a provare la colpevolezza.

2. Trattamento sanzionatorio eccessivo: Il secondo motivo criticava la pena inflitta, ritenuta sproporzionata. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo che il comportamento dell’imputato durante il processo e con le forze dell’ordine avrebbe meritato una valutazione più favorevole.

La Valutazione del ricorso inammissibile da parte della Cassazione

La Corte di Cassazione ha esaminato entrambi i motivi, giungendo a una conclusione netta: il ricorso inammissibile. Questa decisione si fonda su principi consolidati del diritto processuale penale, che meritano di essere approfonditi.

Le motivazioni della Corte

Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha sottolineato che le censure sollevate non erano altro che un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove. Questo, però, è un compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado (giudici di merito). La Cassazione ha il solo compito di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione (giudizio di legittimità), non di stabilire se i fatti si siano svolti in un modo piuttosto che in un altro. I giudici hanno ritenuto che la Corte d’Appello avesse fornito una motivazione “puntuale, articolata e coerente”, confutando adeguatamente le argomentazioni della difesa. Pertanto, chiedere alla Cassazione di riesaminare le testimonianze è un’operazione non consentita.

Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile per la sua genericità. La Corte ha osservato che la sentenza impugnata aveva motivato in modo espresso sia la misura della pena (peraltro inferiore al minimo previsto dalla legge) sia il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità dei fatti e l’assenza di una reale collaborazione da parte dell’imputato. Le critiche del ricorrente sono state viste come semplici asserzioni, prive di un reale confronto con le ragioni esposte dai giudici d’appello.

Le conclusioni

La dichiarazione di inammissibilità ha reso definitiva la condanna. Oltre a ciò, in base all’articolo 616 del codice di procedura penale e alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questa sentenza riafferma un principio cruciale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio sui fatti, ma un controllo sulla legalità delle decisioni precedenti. Un ricorso che tenta di riaprire la discussione sul merito delle prove, senza evidenziare vizi logici o giuridici reali nella motivazione, è destinato a essere dichiarato inammissibile, con tutte le conseguenze del caso.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge o vizi logici nella motivazione della sentenza, ma miravano a ottenere una nuova e diversa valutazione delle prove e dei fatti, attività preclusa nel giudizio di Cassazione.

È possibile contestare la valutazione delle prove in Cassazione?
No, in linea di principio la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito. Il suo compito è verificare che la motivazione della sentenza sia logica, non contraddittoria e che la legge sia stata applicata correttamente.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta tre conseguenze principali: la sentenza di condanna impugnata diventa definitiva e irrevocabile; il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento; il ricorrente viene condannato a versare una somma di denaro alla Cassa delle Ammende, come sanzione per aver promosso un ricorso senza fondamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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