Ricorso Inammissibile: Perché la Specificità è Cruciale in Cassazione
Presentare un ricorso in Corte di Cassazione è una fase delicata e tecnica del processo penale. Un recente provvedimento, l’ordinanza n. 42951/2023, ci offre uno spunto fondamentale per comprendere un errore comune che può portare a un esito fatale per la difesa: la dichiarazione di ricorso inammissibile per ‘aspecificità’. Questo significa che il ricorso viene respinto senza nemmeno entrare nel merito della questione. Analizziamo insieme questo caso per capire l’importanza di formulare motivi di ricorso precisi e circostanziati.
I Fatti del Caso
Il caso origina da una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico hashish e marijuana. L’imputato, dopo la sentenza della Corte d’Appello, ha deciso di presentare ricorso in Cassazione. L’obiettivo della difesa era ottenere una riqualificazione del reato in una fattispecie meno grave, quella prevista dall’articolo 73, quinto comma, del d.P.R. 309/90, che punisce i cosiddetti ‘fatti di lieve entità’.
Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello aveva errato nel non applicare questa norma più favorevole, deducendo una violazione di legge e un vizio di motivazione.
La Decisione della Corte: Focus sul Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha esaminato la fondatezza della richiesta. Con l’ordinanza in commento, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non significa che l’imputato avesse necessariamente torto nel merito, ma che il suo ricorso era stato scritto in un modo che ne impediva la valutazione.
La conseguenza diretta di tale declaratoria è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna della Corte d’Appello.
Le Motivazioni: L’Importanza della Specificità dei Motivi
La chiave per comprendere la decisione risiede in un singolo concetto: aspecificità. La Corte ha rilevato che il motivo di ricorso era formulato in termini troppo astratti e generici. Il difensore si era limitato a esporre considerazioni teoriche sulla disciplina dei fatti di lieve entità, senza però confrontarsi concretamente con le ragioni esposte nella sentenza impugnata.
La Corte d’Appello aveva basato la sua decisione su elementi precisi: le ‘specifiche modalità di detenzione’ e i ‘quantitativi delle sostanze stupefacenti accertati’. Per avere una speranza di successo, il ricorso avrebbe dovuto:
1. Analizzare punto per punto la motivazione della Corte d’Appello.
2. Spiegare perché quegli specifici elementi (modalità e quantità) fossero, in realtà, compatibili con un fatto di lieve entità.
3. Contestare in modo logico e giuridico il ragionamento del giudice di secondo grado.
Invece, limitandosi a un richiamo generale della norma, il ricorrente non ha permesso alla Cassazione di svolgere il suo ruolo di controllo sulla corretta applicazione della legge, ma le ha di fatto chiesto una nuova e non consentita valutazione dei fatti. Un ricorso per Cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito, ma un controllo di legittimità.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: un ricorso per Cassazione deve essere un atto ‘a critica vincolata’. Non basta affermare che una sentenza sia sbagliata; è indispensabile dimostrarlo attaccando chirurgicamente i passaggi logico-giuridici della motivazione che si ritengono errati. Un’impugnazione generica, che non dialoga con la decisione che contesta, è destinata a essere dichiarata inammissibile, con un aggravio di spese per l’assistito e la fine del percorso processuale.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per ‘aspecificità’, ovvero perché era formulato in modo generico e astratto, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello riguardo alle modalità di detenzione e alla quantità di stupefacenti.
Quale era l’obiettivo del ricorrente?
Il ricorrente mirava a ottenere la riqualificazione del reato di detenzione di stupefacenti nella fattispecie di ‘lieve entità’, prevista dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, che comporta una pena inferiore.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42951 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42951 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 18/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a MESORACA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 24/10/2022 della CORTE APPELLO di CATANZARO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
Ritenuto che, con unico motivo, NOME COGNOME deduce la violazione di legge e il vizio di motivazione con riferimento alla mancata qualificazione della condotta di detenzione di hashish e di marijuana ai sensi dell’art. 73, quinto comma, d.P.R. 9 ottobre 1990 e all’affermazione della responsabilità penale dell’imputato;
Considerato che il motivo è inammissibile, per aspecificità, in quanto il ricorrente, limitandosi a svolgere considerazioni astratte sulla disciplina invocata non si è confrontato con la motivazione della Corte di appello sul punto e, segnatamente, con il rilievo delle specifiche modalità di detenzione ed i quantitativi delle sostanze stupefacenti accertati;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 settembre 2023.