Ricorso inammissibile: i rischi della genericità in Cassazione
Presentare un ricorso inammissibile dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione non comporta solo il rigetto delle proprie istanze, ma espone il ricorrente a pesanti sanzioni pecuniarie. La recente ordinanza della Sezione Settima Penale mette in luce quanto sia fondamentale la specificità dei motivi di impugnazione, specialmente in casi riguardanti reati comuni come il furto e l’occupazione abusiva di immobili.
L’importanza della specificità per evitare un ricorso inammissibile
Nel sistema giudiziario italiano, il ricorso per Cassazione è un giudizio di legittimità e non di merito. Ciò significa che non basta dichiararsi innocenti o richiedere genericamente l’applicazione dell’articolo 129 del codice di procedura penale. È necessario che la difesa individui con precisione i vizi della sentenza impugnata, instaurando un dialogo critico e argomentato con le motivazioni espresse dai giudici di secondo grado.
Nel caso analizzato, l’imputato era stato condannato per aver occupato abusivamente un immobile e per furto. Tuttavia, l’atto di ricorso è stato giudicato privo di quella sostanza necessaria per superare il vaglio di ammissibilità, limitandosi a riproporre tesi già respinte senza nuovi elementi di diritto.
Analisi del caso: furto e occupazione abusiva
La vicenda trae origine da una condanna confermata in Appello per i reati di occupazione abusiva (art. 633 c.p.) e furto (art. 624 c.p.). La difesa aveva tentato di ottenere l’esclusione dell’aumento di pena previsto per la recidiva, ma tale richiesta è stata formulata in modo subordinato e priva di motivazioni a supporto. La Cassazione ha ribadito che ogni istanza deve essere sorretta da un’analisi logico-giuridica che spieghi perché la decisione precedente sia errata.
La mancanza di questo confronto diretto rende l’impugnazione un mero esercizio di stile, portando inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità. Questo principio serve a garantire che la Suprema Corte si occupi solo di questioni di diritto effettivamente rilevanti e ben strutturate.
Le motivazioni
Le motivazioni che hanno portato a dichiarare il ricorso inammissibile risiedono nella natura generica delle doglianze espresse. La Corte ha rilevato che l’atto si esauriva in meri assunti e affermazioni di principio, privi di un reale confronto con le ragioni che avevano portato alla condanna in secondo grado. In particolare, la richiesta di proscioglimento immediato e la contestazione sulla recidiva non erano accompagnate da argomentazioni idonee a scardinare l’impianto motivazionale della Corte d’Appello. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere che il ricorso debba contenere l’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni motivo, pena l’irricevibilità dello stesso.
Le conclusioni
In conclusione, la Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, confermando integralmente la sentenza di condanna. Oltre alla soccombenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione sottolinea come la fase di legittimità richieda un’altissima specializzazione tecnica: un ricorso formulato in modo vago non solo è inefficace per la tutela dei diritti dell’imputato, ma aggrava la sua posizione economica attraverso sanzioni dissuasive volte a scoraggiare l’abuso dello strumento giudiziario.
Perché un ricorso può essere dichiarato inammissibile per genericità?
Un ricorso è generico quando non contesta specificamente i punti della sentenza impugnata e si limita a ripetere affermazioni astratte senza fornire prove o ragioni giuridiche concrete.
Quali sono le sanzioni per chi presenta un ricorso non ammissibile?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, al versamento di una somma tra i mille e i seimila euro alla Cassa delle Ammende.
È possibile contestare la recidiva in sede di Cassazione?
Sì, ma la richiesta deve essere motivata in modo specifico, spiegando perché l’aumento di pena applicato dai giudici di merito sia giuridicamente errato o non giustificato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40623 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 40623 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME NOME a PALERMO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/11/2022 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che l’imputato COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza con cui la Corte di appello di Palermo ne ha confermato la condanna per i reati di furto e occupazione abusiva di immobile;
Considerato che il ricorso è generico, poiché si esaurisce in meri assunti e affermazioni di principio nonché in alcune richieste (declaratoria ex art. 129 cod. proc. peri. per non aver commesso il fatto, in via subordinata esclusione dell’aumento per la recidiva) prive sia di ragioni a sostegno sia di confronto argomentativo con le ragioni della decisione;
Rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila a favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27/09/2023