L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio dei rigorosi paletti che definiscono l’accesso al giudizio di legittimità, culminando in una dichiarazione di ricorso inammissibile. Questo caso, riguardante una condanna per furto pluriaggravato, invasione di terreni e modificazione dello stato dei luoghi, evidenzia come non tutte le doglianze possano essere esaminate dalla Suprema Corte e quali siano le conseguenze per il ricorrente.
Dalla Condanna al Ricorso: Il Percorso Giudiziario
La vicenda processuale ha origine da una sentenza della Corte di Appello che, pur rideterminando la pena, aveva confermato la condanna di un imputato per una serie di reati contro il patrimonio e l’ordine pubblico. L’imputato, ritenendo ingiusta la decisione, ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a tre specifici motivi di contestazione. Parallelamente, una richiesta di trattazione orale è stata preliminarmente respinta in quanto non prevista dalla procedura applicabile (art. 611 c.p.p.).
Analisi dei Motivi: Perché si è arrivati a un Ricorso Inammissibile?
La Suprema Corte ha esaminato ciascun motivo di ricorso, giungendo per ognuno a una conclusione negativa che ha contribuito alla declaratoria finale di inammissibilità. Vediamo nel dettaglio le argomentazioni della difesa e la risposta dei giudici.
Il Principio del “Ne Bis in Idem”: Un’Eccezione Senza Interesse
Il primo motivo si basava sulla presunta violazione del principio del “ne bis in idem” (divieto di un secondo processo per lo stesso fatto). Il ricorrente sosteneva di essere stato giudicato due volte per i medesimi reati. La Corte ha però ritenuto questa censura priva di interesse ad impugnare. La ragione è duplice: da un lato, per i reati in questione non era intervenuta una precedente condanna; dall’altro, il giudice di merito aveva già escluso l’identità del fatto ai sensi dell’art. 649 c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente non poteva lamentare un pregiudizio concreto che potesse essere eliminato da un annullamento della sentenza.
La Procedibilità d’Ufficio per il Furto di Beni Pubblici
Il secondo motivo contestava la mancanza della condizione di procedibilità per il reato di furto. La Corte ha liquidato questa doglianza come manifestamente infondata. Il caso riguardava infatti un furto di un bene destinato a pubblico servizio, una circostanza che rende il reato procedibile d’ufficio, ai sensi dell’art. 624, comma 3, del codice penale. Ciò significa che l’azione penale poteva essere iniziata indipendentemente dalla querela della persona offesa, rendendo irrilevante la questione sollevata dalla difesa.
La Valutazione della Pena: Un Limite al Giudizio di Legittimità
L’ultimo motivo, relativo all’eccessività della pena, si è scontrato con uno dei principi cardine del giudizio in Cassazione. La Suprema Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento: la determinazione della pena, inclusi gli aumenti e le diminuzioni per le circostanze aggravanti e attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Tale potere deve essere esercitato seguendo i criteri degli artt. 132 e 133 c.p., e la sua valutazione non è sindacabile in sede di legittimità se, come nel caso di specie, il giudice ha fornito una motivazione adeguata e logica, facendo riferimento a elementi concreti.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile basandosi su una valutazione di infondatezza e non consentita proposizione dei motivi. Il primo motivo è stato respinto per carenza di interesse, poiché non sussisteva alcun pregiudizio concreto per il ricorrente. Il secondo è stato giudicato manifestamente infondato, data la natura del reato di furto che, riguardando un bene destinato a pubblico servizio, è procedibile d’ufficio. Infine, il terzo motivo, sulla quantificazione della pena, è stato ritenuto inammissibile in quanto la valutazione della congruità della sanzione è prerogativa esclusiva del giudice di merito, e in questo caso era stata adeguatamente motivata. La decisione riflette il ruolo della Cassazione come giudice di legittimità, non di merito, il cui compito è assicurare l’osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, non riesaminare i fatti.
Le Conclusioni
La declaratoria di ricorso inammissibile comporta due conseguenze significative per il ricorrente: la condanna diventa definitiva e viene sancito l’obbligo di pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa ordinanza serve da monito sulla necessità di formulare motivi di ricorso che rientrino strettamente nei limiti del giudizio di legittimità, evitando censure che implichino una nuova valutazione del merito della causa, pena l’inevitabile chiusura del processo con una pronuncia di inammissibilità.
Quando un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi proposti non sono consentiti dalla legge (come la contestazione sulla misura della pena, che è discrezionalità del giudice di merito), sono manifestamente infondati, o quando il ricorrente non ha un interesse concreto e attuale all’impugnazione.
È possibile contestare l’entità della pena davanti alla Corte di Cassazione?
No, la contestazione sull’eccessività della pena non è consentita in sede di legittimità. La graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e può essere censurata solo in caso di vizio di motivazione, ovvero se la giustificazione è manifestamente illogica o assente, cosa che in questo caso non è stata riscontrata.
Il furto di un bene destinato a pubblico servizio è sempre procedibile d’ufficio?
Sì, come chiarito dalla Corte, ai sensi dell’articolo 624, comma 3, del codice penale, se il furto ha per oggetto cose destinate a pubblico servizio, il reato è procedibile d’ufficio. Ciò significa che l’azione penale può essere esercitata dal Pubblico Ministero senza che sia necessaria la querela della persona offesa.