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Ricorso inammissibile: genericità e conseguenze

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per evasione. La motivazione risiede nella totale genericità dell’impugnazione, che si limitava a enunciare la doglianza senza alcuna argomentazione. Tale decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando la sentenza precedente.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Genericità Costa Cara

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, una fase cruciale che richiede rigore e precisione. Un’impugnazione non può essere una semplice lamentela, ma deve essere supportata da motivi specifici e ben argomentati. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso inammissibile, dimostrando come la genericità degli argomenti porti non solo al rigetto, ma anche a sanzioni economiche. Analizziamo insieme la vicenda.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di evasione, previsto dall’articolo 385 del codice penale. La Corte d’Appello di Torino aveva confermato la sentenza di primo grado, riconoscendo la colpevolezza dell’imputato.

Contro questa decisione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione. L’unico motivo di doglianza sollevato riguardava la violazione di legge per la mancata esclusione della recidiva, un’aggravante che incide sulla determinazione della pena. Tuttavia, il ricorso si limitava a enunciare questo punto, senza fornire alcuna spiegazione o motivazione a sostegno della richiesta.

La Decisione della Corte: Focus sul Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato l’atto e ha emesso un’ordinanza lapidaria: il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito della questione sulla recidiva, ma si è fermata a un livello preliminare, quello dei requisiti di ammissibilità dell’atto stesso.

Di conseguenza, la condanna inflitta dalla Corte d’Appello è diventata definitiva e, in aggiunta, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha basato la sua decisione su un principio fondamentale del diritto processuale penale: un ricorso, per essere valido, non può essere generico. Nel caso di specie, l’atto si risolveva nella “pura e semplice enunciazione della doglianza, priva di alcuna motivazione”. In altre parole, il ricorrente ha detto cosa non gli andava bene della sentenza (la recidiva), ma non ha spiegato perché, né su quali basi giuridiche o fattuali la decisione dei giudici d’appello sarebbe stata errata.

Questa totale genericità rende l’impugnazione inidonea a innescare un vero e proprio giudizio di legittimità. La Cassazione non può riesaminare l’intero processo, ma valuta solo specifiche violazioni di legge indicate in modo chiaro e argomentato dalla parte che ricorre.

La Corte ha poi applicato la conseguenza di legge prevista per il ricorso inammissibile: la condanna alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende. I giudici hanno richiamato la sentenza n. 186/2000 della Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che tale sanzione pecuniaria è legittima, a meno che non si dimostri l’assenza di colpa del ricorrente nel determinare la causa di inammissibilità. In questo caso, essendo la genericità dell’atto palesemente imputabile alla parte, non è stata ravvisata alcuna scusante.

Conclusioni

Questo provvedimento ribadisce una lezione fondamentale per chiunque affronti un percorso giudiziario: gli atti processuali, specialmente quelli rivolti alla Corte di Cassazione, devono essere redatti con la massima cura e specificità. Un ricorso non può essere un semplice sfogo o una protesta generica. Deve articolare critiche precise e motivate alla sentenza impugnata, pena la sua immediata declaratoria di inammissibilità. Le conseguenze, come visto, non sono solo processuali (la condanna diventa definitiva), ma anche economiche, con l’aggiunta di ulteriori spese a carico del ricorrente.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la sua totale genericità, in quanto si limitava a enunciare la doglianza (il mancato annullamento della recidiva) senza fornire alcuna motivazione o argomentazione a supporto.

Cosa significa che un ricorso è ‘generico’?
Significa che l’atto di impugnazione è vago, non specifico e non sviluppa argomentazioni giuridiche o fattuali per contestare la decisione del giudice precedente. Si tratta di una semplice enunciazione di un dissenso, priva del necessario supporto argomentativo richiesto dalla legge.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
Le conseguenze sono due: in primo luogo, la sentenza impugnata diventa definitiva. In secondo luogo, per legge, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, stabilita dal giudice, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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