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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di prodotti con marchi contraffatti. Il ricorso è stato giudicato generico e non specifico, in quanto si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha aggiunto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando i Motivi di Appello sono Troppo Generici

L’ordinanza della Corte di Cassazione che analizziamo oggi offre uno spunto fondamentale sulla tecnica di redazione dei ricorsi, evidenziando come la genericità dei motivi possa portare a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo principio, sancito dall’articolo 591 del codice di procedura penale, rappresenta un ostacolo insormontabile per chi intende contestare una sentenza di condanna senza un’adeguata specificità. Il caso riguarda una condanna per il reato di ricettazione di merce contraffatta.

Il Caso in Esame: Dalla Condanna per Ricettazione al Ricorso in Cassazione

L’accusa e la decisione di merito

L’imputato era stato condannato nei gradi di merito per il reato di ricettazione, previsto dall’art. 648 del codice penale. L’accusa verteva sull’aver ricevuto prodotti con marchi contraffatti. La Corte d’Appello aveva confermato la responsabilità penale, ritenendo sussistente il reato presupposto della contraffazione. Secondo i giudici di merito, sebbene i prodotti presentassero delle difformità rispetto agli originali, i marchi erano riprodotti in maniera talmente fedele da poter ingannare gli acquirenti.

I motivi del ricorso

Contro la sentenza d’appello, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, contestando la correttezza della motivazione. In particolare, i motivi di ricorso miravano a smontare la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato di ricettazione, mettendo in discussione l’esistenza stessa del reato presupposto. La difesa sosteneva che la contraffazione non fosse idonea a trarre in inganno.

La Decisione della Cassazione: Analisi del Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La decisione si fonda su due pilastri argomentativi strettamente connessi.

La genericità come vizio insanabile

Il primo punto, dirimente, è la genericità e la non specificità dei motivi. I giudici di legittimità hanno osservato che le argomentazioni presentate nel ricorso non erano nuove, ma si limitavano a riproporre le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dalla Corte d’Appello. Un ricorso in Cassazione non può essere una semplice ripetizione di quanto già esposto, ma deve contenere una critica puntuale e specifica della decisione impugnata, evidenziandone i vizi logici o giuridici.

La mancanza di correlazione con la sentenza impugnata

Strettamente legato alla genericità è il difetto di correlazione tra le ragioni del ricorso e la motivazione della sentenza d’appello. La Corte sottolinea che, per superare il vaglio di ammissibilità, l’impugnazione deve instaurare un dialogo critico con la decisione che contesta. In questo caso, il ricorrente non ha affrontato specificamente il ragionamento del giudice del gravame, il quale aveva chiarito perché, nonostante le difformità, i prodotti fossero comunque idonei a ingannare il consumatore e a configurare quindi il reato presupposto.

Le Motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione, nel motivare la sua decisione, richiama l’art. 591, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale, che prevede l’inammissibilità del ricorso quando mancano i motivi specifici. La Suprema Corte afferma che la mancanza di specificità si desume dalla ‘mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione’. Il ricorso, pertanto, è stato considerato un tentativo di riproporre un giudizio di fatto, precluso in sede di legittimità. La decisione di inammissibilità ha comportato non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria che si aggiunge quando l’impugnazione viene respinta per colpa del ricorrente.

Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: un ricorso, per essere ammissibile, deve essere specifico e pertinente. Non è sufficiente manifestare un generico dissenso con la sentenza di condanna, ma è necessario articolare critiche mirate che si confrontino direttamente con la struttura logico-giuridica della motivazione impugnata. Per i professionisti del diritto, ciò significa che la redazione di un atto di impugnazione richiede un’analisi approfondita e critica della decisione precedente, evitando la mera riproposizione di argomenti già vagliati e respinti. Per i cittadini, questa decisione sottolinea come il sistema giudiziario preveda meccanismi per filtrare i ricorsi palesemente infondati o presentati in modo non corretto, con conseguenze economiche significative per chi intraprende questa via senza i dovuti presupposti.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile senza essere esaminato nel merito?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano generici e non specifici. Si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d’Appello, senza contestare in modo puntuale la motivazione della sentenza impugnata.

Cosa significa che i motivi di un ricorso sono ‘generici’?
Secondo la Corte, i motivi sono ‘generici’ quando non si confrontano criticamente con le ragioni della decisione che si contesta, ma si limitano a ripetere argomenti già esposti o a sollevare critiche astratte. Manca una ‘correlazione’ tra le censure mosse e la reale motivazione del giudice precedente.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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