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Ricorso inammissibile: fuga e resistenza a P.U.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. I motivi, incentrati sulla richiesta di una perizia psichiatrica e sulla presunta inidoneità della fuga a costituire minaccia, sono stati ritenuti infondati e riproduttivi di censure già esaminate. La Corte ha confermato che la fuga pericolosa integra il reato di resistenza e che la volontà di sottrarsi al controllo implica l’accettazione del rischio di danneggiare. Questo caso sottolinea i limiti del ricorso in Cassazione, che non può essere una semplice riproposizione dei gradi di merito.

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Pubblicato il 2 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Fuga Diventa Resistenza a Pubblico Ufficiale

L’ordinanza in esame offre un’importante lezione sui limiti del giudizio di legittimità e sulla corretta interpretazione dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna di un giovane che, per sottrarsi a un controllo, aveva messo in atto una fuga pericolosa. Analizziamo i principi giuridici che hanno guidato questa decisione.

I Fatti del Caso

Un giovane veniva condannato in primo e secondo grado per i reati di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e danneggiamento aggravato (art. 635 c.p.). La condanna scaturiva dalla sua condotta: per evitare un controllo di polizia, si era dato alla fuga, guidando in modo pericoloso e causando danni. Contro la sentenza della Corte d’Appello, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a diversi motivi.

I Motivi del Ricorso e la Dichiarazione di ricorso inammissibile

L’imputato basava le sue difese su tre argomenti principali:

1. La Capacità di Intendere e di Volere

Si contestava la mancata disposizione di una perizia psichiatrica per accertare la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto, a causa di un presunto disturbo della personalità.

2. L’Inidoneità della Fuga a Costituire Minaccia

Secondo la difesa, la semplice fuga non avrebbe integrato l’elemento oggettivo della minaccia richiesto dal reato di resistenza a pubblico ufficiale.

3. L’Assenza di Volontà di Danneggiare

Infine, si sosteneva la mancanza dell’elemento soggettivo del reato di danneggiamento, ovvero l’intenzione di causare un danno.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto tutte le argomentazioni difensive, giudicando il ricorso manifestamente infondato e, in parte, meramente riproduttivo di censure già adeguatamente respinte dalla Corte d’Appello. Per questo motivo il ricorso inammissibile è stato rigettato.

Sulla richiesta di perizia psichiatrica, i giudici hanno osservato che la questione era stata correttamente valutata in appello, dove si era evidenziata non solo l’assenza di una specifica richiesta in quella sede, ma anche la mancanza di un nesso concreto tra il disturbo della personalità e la condotta incriminata. Un disturbo, di per sé, non esclude automaticamente la capacità di intendere e di volere.

In merito al reato di resistenza, la Corte ha ribadito che la fuga non è penalmente irrilevante quando, per le sue modalità, si traduce in una condotta pericolosa per l’incolumità pubblica e per quella degli agenti. In tal caso, la fuga diventa una forma di minaccia idonea a ostacolare l’attività dei pubblici ufficiali. La motivazione della Corte d’Appello su questo punto è stata giudicata logica, coerente e puntuale.

Infine, per quanto riguarda il danneggiamento, la Cassazione ha ritenuto che la volontà di danneggiare (dolo) fosse stata correttamente desunta dalla consapevole scelta dell’imputato di sottrarsi al controllo con manovre rischiose. Chi decide di fuggire in quel modo accetta il rischio che dalla propria condotta derivino dei danni, dimostrando così l’elemento soggettivo richiesto dalla norma.

Le Conclusioni

Questa ordinanza conferma alcuni importanti principi. Innanzitutto, il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riproporre le stesse questioni di fatto già esaminate e respinte. È necessario evidenziare vizi di legge o di motivazione specifici e non generici. In secondo luogo, la pericolosità concreta della condotta di fuga è l’elemento chiave per qualificarla come resistenza a pubblico ufficiale. Infine, la volontà di compiere un reato può essere dimostrata anche attraverso l’accettazione del rischio che un certo evento si verifichi come conseguenza della propria azione illecita (dolo eventuale). La decisione si conclude con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, conseguenza tipica della dichiarazione di inammissibilità.

Una semplice fuga da un controllo di polizia costituisce sempre reato di resistenza a pubblico ufficiale?
No, non sempre. Secondo la Corte, la fuga integra il reato di resistenza (art. 337 c.p.) quando le sue modalità sono tali da creare un concreto pericolo per l’incolumità pubblica o per quella degli agenti, configurando così una minaccia idonea a ostacolare l’atto d’ufficio.

È possibile chiedere una perizia psichiatrica per la prima volta in Cassazione per dimostrare l’incapacità di intendere e di volere?
No. La Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché riproponeva censure già respinte e, soprattutto, perché la richiesta non era stata specificamente avanzata nel giudizio di appello. Inoltre, è necessario dimostrare un nesso concreto tra il presunto disturbo e la condotta criminale.

Se durante una fuga danneggio un bene, sono automaticamente responsabile per il reato di danneggiamento?
Nel caso esaminato, la Corte ha confermato che la volontà di danneggiare (elemento soggettivo) può essere desunta dalla consapevole scelta di sottrarsi al controllo di polizia con manovre pericolose. Scegliendo di fuggire in quel modo, l’imputato ha accettato il rischio di causare danni, dimostrando così l’intenzione richiesta per il reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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