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Ricorso inammissibile: condannato a 3000€ per motivi ripetuti

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l’imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. I motivi del ricorso, relativi al vizio di mente e alla pena applicata, mancavano di una critica specifica e puntuale contro la decisione precedente. Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione non è un terzo processo sul fatto, ma un controllo di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro, confermando che un appello generico e ripetitivo non può essere accolto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19520 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19520 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 19520/2023)

Il ricorso in Cassazione: non un terzo processo

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultima tappa del percorso giudiziario penale. Molti credono erroneamente che sia una terza occasione per riesaminare completamente i fatti. In realtà, non è così. La Cassazione è un giudice di legittimità, il cui compito è verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge. Una recente ordinanza ha ribadito questo concetto, dichiarando un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una semplice fotocopia di quelli già respinti in Appello. Questa decisione sottolinea l’importanza di formulare un ricorso con argomenti nuovi e specifici, pena il rigetto e ulteriori sanzioni.

La vicenda: un appello basato su vecchi argomenti

Il caso ha origine dal ricorso di un imputato contro la sua condanna, confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello. L’imputato ha deciso di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione, basando la sua difesa su due punti principali: il presunto vizio di mente al momento del reato e l’eccessività della pena ricevuta. Tuttavia, questi stessi argomenti erano già stati ampiamente discussi e motivatamente respinti dai giudici d’appello. Il ricorrente non ha introdotto nuovi profili di illegittimità né ha mosso critiche specifiche e tecniche contro le ragioni esposte nella sentenza precedente. Si è limitato, in sostanza, a ripresentare la stessa difesa, sperando in un esito diverso.

Il principio del ricorso inammissibile per genericità

La legge processuale penale stabilisce regole precise per la presentazione dei ricorsi. Uno dei motivi che porta a un ricorso inammissibile è la genericità o la manifesta infondatezza dei motivi. Quando un ricorso si limita a ripetere le stesse doglianze già valutate, senza attaccare specificamente il ragionamento logico-giuridico della sentenza impugnata, viene considerato ‘riproduttivo’ o ‘aspecifico’. I giudici della Cassazione non possono riesaminare le prove o sostituire la loro valutazione a quella dei giudici di merito. Il loro compito è solo controllare la corretta applicazione delle norme e la logicità della motivazione. Un ricorso che ignora questo principio è destinato a fallire prima ancora di essere discusso nel merito.

Le motivazioni: perché il ricorso inammissibile è stato confermato

La Corte di Cassazione, nell’analizzare il caso, ha rilevato proprio questo difetto fondamentale. I giudici hanno scritto nero su bianco che il ricorso presentava ‘motivi riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici’. In parole semplici, l’imputato non ha spiegato perché la Corte d’Appello avesse sbagliato nel valutare il suo stato mentale o nel decidere la pena. Ha solo ripetuto di non essere d’accordo. Questa mancanza di una ‘specifica critica delle argomentazioni’ della sentenza precedente ha reso il ricorso inammissibile. La Corte ha quindi applicato l’articolo 616 del codice di procedura penale, che prevede conseguenze precise per chi presenta un ricorso con queste caratteristiche.

Le conclusioni: la condanna alle spese e alla sanzione

L’esito è stato sfavorevole per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna definitiva. Ma non solo. La Corte lo ha anche condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. La decisione finale, quindi, non solo chiude la vicenda processuale, ma funge da monito: tentare la via della Cassazione senza validi e specifici motivi di diritto non solo è inutile, ma anche economicamente svantaggioso.

Cosa significa quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Significa che i giudici non esaminano il caso nel merito perché l’atto di appello non rispetta i requisiti di legge, ad esempio perché i motivi sono troppo generici o ripetitivi.

Posso presentare in Cassazione gli stessi argomenti respinti in Appello?
No, non se ci si limita a ripeterli. Il ricorso in Cassazione deve contenere critiche specifiche e puntuali contro la sentenza di Appello, non una semplice riproposizione di argomenti già discussi.

Cosa succede dopo una dichiarazione di inammissibilità?
La sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un appello che viene respinto senza essere esaminato nel merito, perché non rispetta i requisiti di forma o di contenuto previsti dalla legge, come ad esempio la mancanza di motivi specifici.
Vizio di mente
Una condizione di infermità mentale che, al momento del fatto, esclude o diminuisce la capacità di intendere e di volere dell'imputato, influenzando la sua responsabilità penale.
Cassa delle ammende
Un ente statale che gestisce i fondi provenienti da sanzioni pecuniarie penali, destinandoli al miglioramento delle strutture carcerarie e a programmi di reinserimento.
Motivi riproduttivi
Argomenti presentati in un ricorso che si limitano a ripetere le stesse obiezioni già sollevate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza una critica specifica alla sentenza impugnata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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