Ricorso inammissibile: quando la Cassazione chiude la porta a un riesame
L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 17220 del 2024 offre un chiaro esempio di come funziona il giudizio di legittimità e delle ragioni che portano a un ricorso inammissibile. Quando un imputato decide di portare il proprio caso fino all’ultimo grado di giudizio, deve rispettare regole precise, evitando di riproporre le stesse argomentazioni o di chiedere alla Suprema Corte di fare ciò che non le compete: un nuovo processo sui fatti. Analizziamo insieme questa decisione per comprendere meglio questi principi fondamentali della procedura penale.
I Fatti del Processo
Il caso nasce dal ricorso presentato da un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per i reati di minaccia (art. 612 c.p.) e danneggiamento (art. 635 c.p.). L’imputato, non accettando la sentenza di secondo grado, ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a tre specifici motivi. Il primo contestava l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, acquisite secondo le modalità previste dall’articolo 512 del codice di procedura penale. Gli altri due motivi, invece, attaccavano la correttezza della motivazione con cui i giudici d’appello avevano affermato la sua responsabilità penale.
I Motivi del Ricorso e le ragioni del Ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato i tre motivi presentati dalla difesa, giungendo a una conclusione netta e perentoria: il ricorso è inammissibile in ogni sua parte. Vediamo perché.
### Primo Motivo: la ripetitività delle argomentazioni
Per quanto riguarda la contestazione sull’uso delle dichiarazioni della persona offesa, i giudici supremi hanno rilevato che non si trattava di una critica nuova e argomentata alla sentenza d’appello, ma di una ‘pedissequa reiterazione’ di quanto già sostenuto e respinto nel precedente grado di giudizio. In pratica, la difesa si è limitata a riproporre gli stessi argomenti senza confrontarsi specificamente con le ragioni per cui la Corte d’Appello li aveva disattesi. Un motivo di ricorso in Cassazione deve essere specifico e criticare puntualmente la decisione impugnata, non può essere una semplice riproposizione di doglianze passate. Per questo, è stato considerato solo ‘apparente’ e quindi inammissibile.
### Secondo e Terzo Motivo: il divieto di ‘rilettura’ dei fatti
Anche il secondo e il terzo motivo, che criticavano la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, sono stati giudicati inammissibili. La Corte ha ribadito un principio cardine del nostro sistema: la Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito non è quello di effettuare una ‘rilettura’ degli elementi di fatto o di sostituire la propria valutazione delle prove a quella del giudice dei gradi precedenti. Può intervenire solo se la motivazione della sentenza impugnata è manifestamente illogica, contraddittoria o giuridicamente errata. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione esauriente e priva di vizi, spiegando in modo logico e coerente le ragioni del proprio convincimento. Chiedere alla Cassazione di rivedere tale valutazione equivale a sollecitare un terzo grado di giudizio sul merito, cosa che la legge non consente.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte fonda la sua decisione sul principio, consolidato da tempo (richiamando la sentenza delle Sezioni Unite n. 6402/1997), secondo cui la valutazione degli elementi di fatto è riservata in via esclusiva al giudice di merito. Tentare di ottenere in sede di legittimità una ‘inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito’ è un’operazione non consentita. Il ricorso per Cassazione deve evidenziare vizi di legge o di logica manifesta, non offrire una diversa interpretazione delle prove. Poiché tutti i motivi del ricorso si risolvevano, direttamente o indirettamente, in una richiesta di questo tipo, l’intero gravame è stato dichiarato inammissibile.
Le Conclusioni
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta conseguenze significative per il ricorrente. In primo luogo, la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello diventa definitiva e irrevocabile. In secondo luogo, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, in questo caso fissata in tremila euro. Questa ordinanza ribadisce un importante monito: il ricorso in Cassazione non è un’ulteriore opportunità per discutere i fatti, ma uno strumento di controllo sulla corretta applicazione del diritto. La sua presentazione richiede motivi seri, specifici e pertinenti ai limiti del giudizio di legittimità.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente per due ragioni: in primo luogo, il primo motivo era una mera ripetizione di argomenti già presentati e respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. In secondo luogo, gli altri motivi miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione può riesaminare le prove e i fatti di un processo?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo ruolo è controllare che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici dei gradi inferiori, ma non può riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione dei fatti a quella del Tribunale o della Corte d’Appello.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata di tremila euro.