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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i requisiti

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per ricettazione. I motivi sono stati ritenuti una generica reiterazione di quelli d’appello e manifestamente infondati, in particolare sulla questione della prescrizione del reato, risultata non ancora maturata. L’esito è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Generici

Quando si impugna una sentenza, non è sufficiente ripetere le proprie ragioni, ma è necessario formulare una critica puntuale e argomentata al provvedimento che si contesta. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio fondamentale, dichiarando un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e manifestamente infondati. Analizziamo questa decisione per comprendere meglio i requisiti di un ricorso efficace e le conseguenze di una sua errata formulazione.

I Fatti del Caso Giudiziario

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello che lo aveva condannato per il reato di ricettazione (art. 648 c.p.). L’imputato basava la sua difesa su due motivi principali:
1. La contestazione dell’elemento psicologico del reato, sostenendo di non essere consapevole della provenienza illecita dei beni in suo possesso.
2. La presunta estinzione del reato per prescrizione, secondo quanto previsto dall’art. 157 c.p.

La Corte di Cassazione è stata quindi chiamata a valutare la validità di tali argomentazioni.

L’Analisi della Corte e il Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi di ricorso, giungendo a una conclusione netta di inammissibilità per ragioni distinte ma complementari.

Il Primo Motivo: Genericità e Mancanza di Critica Argomentata

Il primo punto del ricorso è stato giudicato indeducibile. I giudici hanno osservato che le argomentazioni presentate non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelle già sollevate e respinte nel giudizio d’appello. La Corte d’Appello aveva infatti motivato la condanna evidenziando l’incapacità dell’imputato di fornire una giustificazione plausibile per il possesso dei titoli di provenienza illecita.
Il ricorso in Cassazione, invece di contestare specificamente tale ragionamento, si è limitato a riproporre le stesse difese. Secondo la Corte, un ricorso è tale solo se assolve alla “tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso”. In mancanza di ciò, i motivi sono considerati non specifici, ma solo apparenti, e quindi inammissibili.

Il Secondo Motivo: L’Infondatezza della Prescrizione

Anche il secondo motivo, relativo alla prescrizione, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha effettuato un semplice calcolo temporale: la condotta contestata all’imputato risaliva a ottobre 2014. Il reato di ricettazione ha un termine massimo di prescrizione di 10 anni. La sentenza d’appello era stata pronunciata il 19 ottobre 2023, quindi ampiamente entro il termine decennale. Di conseguenza, la pretesa estinzione del reato era palesemente errata e priva di qualsiasi fondamento giuridico.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione della Corte si fonda su due pilastri del diritto processuale penale. In primo luogo, il principio di specificità dei motivi di ricorso: un’impugnazione non può essere una mera riproposizione di difese già valutate, ma deve contenere una critica mirata e logico-giuridica delle ragioni esposte nella sentenza impugnata. In secondo luogo, il principio di non manifesta infondatezza: i motivi addotti non devono essere palesemente privi di fondamento, come nel caso di un errato calcolo dei termini di prescrizione. La combinazione di questi due vizi ha portato inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito sulla necessità di redigere ricorsi in modo tecnicamente rigoroso e giuridicamente fondato. Un ricorso inammissibile non solo non produce alcun effetto utile per l’imputato, ma comporta conseguenze negative, come la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria (in questo caso, 3.000 euro) a favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia riafferma che l’accesso alla giustizia, specialmente in sede di legittimità, è subordinato al rispetto di precise regole processuali, volte a garantire l’efficienza del sistema e a scoraggiare impugnazioni dilatorie o pretestuose.

Perché il primo motivo di ricorso è stato considerato inammissibile?
Perché è stato ritenuto una semplice e letterale ripetizione dei motivi già presentati e respinti nel giudizio d’appello, senza formulare una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata. La Corte lo ha definito non specifico e solo apparente.

Il reato di ricettazione era prescritto al momento della sentenza d’appello?
No. Il reato risaliva a ottobre 2014 e il termine massimo di prescrizione per la ricettazione è di 10 anni. La sentenza d’appello è stata pronunciata il 19 ottobre 2023, quindi prima che il termine fosse scaduto.

Quali sono state le conseguenze per il ricorrente della dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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