Ricorso Inammissibile: Perché la Critica alla Sentenza è Essenziale
L’ordinanza n. 44517 del 2023 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla tecnica di redazione dei ricorsi, sottolineando come la mancanza di un’analisi critica specifica delle motivazioni della sentenza impugnata conduca inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo principio, valido per ogni grado di giudizio, assume un’importanza cruciale nel giudizio di legittimità. Analizziamo nel dettaglio questa decisione per comprendere le sue implicazioni pratiche.
I Fatti del Processo
La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di Trani nel 2010 nei confronti di due soggetti per reati in materia di stupefacenti, commessi in concorso tra loro e in continuazione. La Corte di Appello di Bari, nel 2022, riformava parzialmente la sentenza di primo grado, escludendo l’aggravante della recidiva per uno degli imputati ma confermando nel resto la condanna.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
Avverso la sentenza d’appello, entrambi gli imputati proponevano ricorso per cassazione, sollevando diverse questioni:
1. Errata qualificazione giuridica: Si contestava la mancata classificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità, prevista dal comma 5 dell’art. 73 del d.P.R. 309/90, che comporta una pena significativamente inferiore.
2. Eccessività della pena: Si lamentava un aumento di pena eccessivo applicato a titolo di continuazione tra i vari episodi delittuosi.
3. Vizio di motivazione: Uno dei ricorrenti contestava la mancata motivazione in merito al riconoscimento della recidiva a suo carico.
La Decisione della Cassazione e il Concetto di Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. La decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un vaglio preliminare di ammissibilità, riscontrando un difetto fondamentale nella loro impostazione. Secondo i giudici, i motivi proposti non erano altro che una sterile riproposizione delle argomentazioni già presentate in appello, senza un confronto critico e puntuale con la motivazione della sentenza impugnata. In pratica, i ricorrenti non hanno spiegato perché la risposta dei giudici d’appello alle loro doglianze fosse errata, illogica o carente.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione, nel motivare la propria decisione, richiama consolidati principi giurisprudenziali. Viene citata la sentenza delle Sezioni Unite ‘Galtelli’ (n. 8825/2016), la quale ha chiarito che l’atto di impugnazione, per essere ammissibile, deve contenere un confronto argomentativo con la decisione che si contesta. Non è sufficiente limitarsi a esporre una tesi difensiva diversa, ma è necessario attaccare specificamente la struttura logico-giuridica della sentenza di secondo grado.
Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che i ricorsi mancassero di questa “necessaria analisi critica”. Le argomentazioni dei giudici d’appello, presenti nelle pagine 4 e 5 della loro sentenza, erano state completamente ignorate. Inoltre, l’aumento di pena per la continuazione era stato applicato nella sua misura minima, rendendo la doglianza sul punto manifestamente infondata. La declaratoria di inammissibilità ha comportato, come conseguenza di legge, la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Le Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’impugnazione non è una semplice richiesta di un nuovo giudizio, ma un atto di critica vincolata. Chi impugna ha l’onere di individuare con precisione i vizi della decisione precedente e di argomentare in modo specifico le ragioni per cui essa dovrebbe essere riformata. Una difesa che si limiti a ripetere le stesse argomentazioni tra un grado e l’altro, senza dialogare criticamente con le motivazioni del giudice, è destinata a scontrarsi con una pronuncia di inammissibilità. Per gli avvocati, ciò significa che ogni atto di impugnazione deve essere concepito come una risposta puntuale alla sentenza che si contesta, pena l’inutilità del ricorso stesso.
Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili?
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché i motivi presentati non contenevano una necessaria analisi critica delle argomentazioni poste a base della decisione della Corte d’Appello. In altre parole, i ricorrenti non hanno specificamente contestato il ragionamento dei giudici di secondo grado.
Qual è la conseguenza economica di un ricorso inammissibile?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Cosa deve fare un avvocato per evitare che il proprio ricorso venga dichiarato inammissibile?
Per evitare una declaratoria di inammissibilità, l’avvocato deve redigere un ricorso che non si limiti a riproporre le tesi difensive, ma che si confronti direttamente e criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata, evidenziandone specifici errori di diritto o vizi logici.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44517 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44517 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 05/10/2023
ORDINANZA
sui ricorsi proposti da: COGNOME NOME nato a ANDRIA il DATA_NASCITA COGNOME NOME nato a ANDRIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 17/02/2022 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Motivi della decisione
Rilevato che gli imputati NOME NOME e COGNOME NOME hanno proposto ricorsi per cassazione, con distinti atti, avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con la quale la Corte di Appello di Bari, in parziale riforma della pronuncia del Tribunale di Trani del 12 aprile 2010 (di condanna per il reato di cui agli artt.81, 110 cod. pen. e 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, commesso in Andria in data 11 febbraio 2009), ha escluso la recidiva per NOME NOME;
ritenuto che i ricorsi sono inammissibili ai sensi dell’art. 606, comma 3, cod. proc. pen., perché proposti per motivi (rigetto di qualificazione del fatto ai sensi dell’art.73 comma 5 d.P.R. n.309/90, eccessivo aumento a titolo di continuazione e omessa motivazione del riconoscimento della recidiva per COGNOME) non scanditi da necessaria analisi critica delle argomentazioni poste a base della decisione (sul contenuto essenziale dell’atto d’impugnazione, in motivazione, Sez. 6 n. 8700 del 21/1/2013, Rv. 254584; Sez. U. n. 8825 del 27/10/2016, dep. 2017, COGNOME, Rv. 268822, sui motivi d’appello, ma i cui principi possono applicarsi anche al ricorso per cassazione), tenuto conto della giustificazione rinvenibile nella sentenza alle pagg.4-5 e dell’entità minima dell’aumento ai sensi dell’art.81, comma 2, cod. pen.;
che alla inammissibilità segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila ciascuno in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte cost. n. 186/2000);
P.Q.M.
Dichiara inammissibili ì ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 5 ottobre 2023
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