Ricorso in Cassazione: Quando la Suprema Corte Dichiara l’Inammissibilità
L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei limiti entro cui può muoversi il giudizio della Corte di Cassazione. Attraverso l’analisi di un caso di bancarotta fraudolenta, la Suprema Corte ribadisce il suo ruolo di giudice di legittimità, e non di merito, delineando i confini del ricorso in Cassazione e le conseguenze della sua inammissibilità.
I Fatti del Processo
Un imprenditore veniva condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello alla pena di quattro anni di reclusione per il reato di bancarotta fraudolenta documentale. Secondo i giudici di merito, l’imputato aveva tenuto una condotta volta a danneggiare i creditori attraverso la manipolazione dei documenti contabili aziendali.
Contro questa decisione, l’imprenditore proponeva ricorso alla Corte di Cassazione, basando la sua difesa su due motivi principali:
1. La mancata assunzione di una prova ritenuta decisiva, richiesta dalla difesa durante il processo.
2. La presunta mancanza e manifesta illogicità della motivazione della sentenza d’appello riguardo all’affermazione della sua responsabilità penale.
In sostanza, la difesa contestava sia il modo in cui il processo si era svolto, sia le conclusioni a cui erano giunti i giudici di secondo grado.
I Limiti del Ricorso in Cassazione
Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella natura stessa del ricorso in Cassazione. Questo strumento non è un terzo grado di giudizio dove si possono riesaminare i fatti e le prove come se fosse un nuovo processo. La Corte di Cassazione ha il compito di verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e che la loro motivazione sia logica e non contraddittoria.
Non è consentito, quindi, chiedere alla Cassazione di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta dai Giudici di merito. Se la motivazione della sentenza impugnata è coerente e priva di vizi logici, la Corte Suprema non può intervenire, anche se, in astratto, fosse possibile una diversa ricostruzione dei fatti.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso non consentiti dalla legge. Ha evidenziato che le censure mosse dall’imputato miravano, in realtà, a ottenere una nuova valutazione delle prove e dei fatti, un’attività preclusa in sede di legittimità. I giudici della Cassazione hanno constatato che la Corte d’Appello aveva esplicitato in modo chiaro e logico le ragioni del proprio convincimento, applicando correttamente i principi giuridici per accertare la sussistenza del reato e la responsabilità dell’imputato.
La motivazione della sentenza di secondo grado è stata giudicata “esente da vizi logici”, rendendo così inattaccabile la decisione sotto il profilo della legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Conclusioni: L’Inammissibilità e le Conseguenze
La declaratoria di inammissibilità ha comportato conseguenze significative per il ricorrente. In primo luogo, la condanna a quattro anni di reclusione è diventata definitiva. In secondo luogo, l’imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia riafferma un principio cardine del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione è un rimedio straordinario, destinato a correggere errori di diritto e non a rimettere in discussione l’accertamento dei fatti operato nei gradi di merito, a meno che la motivazione che lo sorregge non sia palesemente illogica o inesistente.
Perché il ricorso alla Corte di Cassazione è stato respinto?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché chiedeva alla Corte di rivalutare le prove e i fatti del caso, compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado (i cosiddetti ‘giudici di merito’). La Cassazione può solo controllare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione.
Cosa significa che la motivazione di una sentenza è ‘esente da vizi logici’?
Significa che il ragionamento seguito dal giudice per arrivare alla sua decisione è coerente, non contraddittorio e segue un filo logico comprensibile. In questo caso, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la sentenza d’appello fosse ben motivata e priva di errori logici, quindi non sindacabile.
Quali sono state le conseguenze per l’imputato dopo la decisione della Cassazione?
La condanna a quattro anni di reclusione è diventata definitiva. Inoltre, l’imputato è stato condannato a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3019 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 3019 Anno 2026
Presidente: BELMONTE NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 19/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a CIVITANOVA MARCHE il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/03/2025 della CORTE APPELLO di ANCONA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appell di Ancona che, in parziale riforma della pronunzia di primo grado, ha condannato l’imputato alla pena di 4 anni di reclusione ritenendolo responsabile dei delit bancarotta fraudolenta documentale;
rilevato che, con il primo motivo, il ricorso denunzia la mancata assunzione d una prova decisiva, la cui acquisizione era stata richiesta dalla difesa anch corso della istruttoria dibattimentale e che, con il secondo, il ricorso cens mancanza e la manifesta illogicità della motivazione in relazione all’affermazio della penale responsabilità dell’imputato;
ritenuto che essi non siano consentiti dalla legge, stante la preclusione, p Corte di cassazione, di sovrapporre la propria valutazione delle risulta processuali a quella compiuta dai Giudici di merito, i quali, nella specie, motivazione esente da vizi logici, hanno esplicitato le ragioni del convincimento, facendo applicazione di corretti argomenti giuridici ai fi dell’accertamento della sussistenza del reato e dell’affermazione di responsabil dell’imputato (si vedano, in particolare, le pag. 5 e 6 della sentenza impugnat ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende,
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento dell spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa del ammende.
Così deciso il 19/11/2025.