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Ricorso in Cassazione inammissibile: condanna e multa aggiuntiva

Un uomo, condannato in primo grado al pagamento di una semplice pena pecuniaria, presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando un errato calcolo della sanzione. La Corte, però, stabilisce l’inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi sono duplici: da un lato, l’atto di appello è generico e privo dei requisiti di legge; dall’altro, le lamentele sono infondate, poiché il giudice di merito aveva già applicato la massima riduzione di pena possibile. Di conseguenza, il ricorso viene respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese processuali e un’ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 14102 Anno 2023
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Pubblicato il 3 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 14102 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 14102/2023)

Ricorso in Cassazione: quando un errore formale costa caro

Presentare un ricorso in Cassazione è un passo delicato che richiede precisione e fondatezza giuridica. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci mostra come un’impugnazione mal formulata possa portare non solo a un rigetto, ma anche a costi aggiuntivi. Il caso analizzato riguarda proprio una dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione, dovuta a vizi sia di forma che di sostanza. La vicenda dimostra che anche a fronte di una condanna mite, un appello avventato può avere conseguenze economiche significative.

La vicenda all’origine del ricorso

I fatti iniziano con una sentenza di condanna emessa da un Tribunale. L’imputato non viene condannato a una pena detentiva, ma solo al pagamento di una pena pecuniaria. Nello specifico, il giudice parte da una base di 6.000 euro di ammenda e, riconoscendo le attenuanti generiche, applica la massima riduzione prevista dalla legge (un terzo), arrivando a una sanzione finale di 4.000 euro. Si tratta di una pena relativamente contenuta, che per sua natura non poteva essere appellata nei modi ordinari, lasciando come unica via il ricorso diretto in Cassazione.

I motivi dell’impugnazione davanti alla Suprema Corte

Nonostante la pena ridotta, l’imputato decide di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Le sue lamentele si concentrano principalmente su due punti. In primo luogo, contesta genericamente la decisione del Tribunale. In secondo luogo, si duole del fatto che le attenuanti generiche non siano state applicate nella loro massima estensione, un’affermazione palesemente in contrasto con la realtà dei fatti, dato che il giudice aveva già ridotto la pena di un terzo, come risulta chiaramente dalla sentenza.

Le ragioni dell’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha immediatamente dichiarato inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l’atto mancava dei requisiti essenziali previsti dal codice di procedura penale. In particolare, il ricorso era generico: non indicava in modo chiaro e specifico gli elementi di fatto e le ragioni di diritto che avrebbero dovuto sostenere l’impugnazione. Un ricorso, per essere valido, deve spiegare precisamente dove e perché il giudice precedente avrebbe sbagliato ad applicare la legge, non può limitarsi a una critica vaga. Questa carenza formale è stata sufficiente a decretare l’inammissibilità del ricorso per cassazione.

Le motivazioni della Corte: un ricorso senza fondamento

Oltre ai difetti formali, la Corte ha sottolineato la totale infondatezza delle censure. La critica sulla mancata applicazione delle attenuanti generiche nella massima estensione era illogica e contraddittoria, perché il Tribunale aveva fatto esattamente ciò che il ricorrente lamentava non fosse stato fatto, riducendo la pena da 6.000 a 4.000 euro. Inoltre, la valutazione sulla giusta entità della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione può intervenire solo se tale valutazione è palesemente illogica o arbitraria, cosa che in questo caso non era. La pena, essendo solo pecuniaria e vicina al minimo previsto, non richiedeva una motivazione particolarmente dettagliata da parte del primo giudice.

Le conclusioni: ricorso respinto e condanna alle spese

L’esito è stato netto e sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato l’uomo non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche a versare la somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. In pratica, un tentativo di contestare una pena di 4.000 euro si è trasformato in un costo aggiuntivo quasi equivalente. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio per ridiscutere i fatti, ma uno strumento per correggere errori di diritto, e deve essere utilizzato con rigore e cognizione di causa.

Cosa significa quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Significa che il giudice lo respinge per motivi procedurali o per manifesta infondatezza, senza nemmeno entrare nel merito della questione. L’atto non rispetta i requisiti formali richiesti dalla legge.

Si può sempre fare ricorso in Cassazione contro una condanna penale?
No, il ricorso in Cassazione è ammesso solo per specifici motivi di violazione di legge e deve rispettare rigidi requisiti formali. Non è un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
Chi propone un ricorso dichiarato inammissibile viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, stabilita dal giudice, a favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
È una sanzione processuale che impedisce al giudice di esaminare nel merito una richiesta o un'impugnazione, perché non rispetta i requisiti di forma o di sostanza previsti dalla legge.
Ricorso per cassazione
È l'ultimo grado di giudizio, con cui ci si rivolge alla Corte di Cassazione. Non si riesaminano i fatti, ma si verifica solo se i giudici precedenti hanno applicato correttamente la legge.
Pena pecuniaria
Una sanzione penale che consiste nel pagamento di una somma di denaro (multa o ammenda) allo Stato, in alternativa o in aggiunta alla detenzione.
Attenuanti generiche
Circostanze che il giudice può considerare per diminuire la pena, anche se non sono specificamente previste dalla legge per quel tipo di reato.
Cassa delle Ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme pagate a seguito di condanne penali, i cui fondi sono destinati al miglioramento delle carceri e al reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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