Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15363 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 15363 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a MONOPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 29/05/2023 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RG 118/24
Rilevato che l’imputato COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Bari che ha confermato la sentenza del GUP del Tribunale di Bari di condanna per i reati di bancarotta fraudolenta documentale e da operazioni dolose;
Rilevato che l’unico motivo del ricorso – con cui il ric:orrente lamenta vizi motivazione quanto al giudizio di penale responsabilità – è versato in fatto perché, nel giudiz di legittimità, non è consentito invocare una valutazione o rivalutazione degli eleme probatori al fine di trarne proprie conclusioni in contrasto con quel e del giudice del me chiedendo alla Corte di legittimità un giudizio di fatto che non le compete. Esule, infatti poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto p fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di mer senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e p ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 22242 de 27/01/2011, COGNOME, Rv. 249651, in motivazione; Sez. U, n. 12 del 31/05/2000, COGNOME, Rv. 216260; Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020 Ud., dep. 2021, F.; Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015, COGNOME, Rv. 265482; pronunzie che trovano precedenti conformi in Sez. 5, n. 12634 del 22/03/2006, Cugliari, Rv. 233780; Sez. 1, n. 42369 del 16/11/2006, COGNOME, Rv. 235507).
Peraltro, il ricorrente, quando adduce a sua discolpa di non essere venuto a conoscenza della dichiarazione di fallimento, agita un tema che non era stato sviluppato specificament nell’atto di appello.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, 27 marzo 2024.