Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25569 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 25569 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 14/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a CASTIGLIONE DI SICILIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 16/11/2022 del TRIBUNALE di CALTANISSETTA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con sentenza del 16 novembre 2022 il Tribunale di Caltanissetta ha confermato la pronuncia del locale Giudice di Pace del 25 ottobre 2021 con cui COGNOME NOME era stato condannato alla pena di euro 1.000,00 di multa in ordine al reato di cui all’art. 590 cod. pen.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione alla mancata sua assoluzione perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso, non comprovando gli elementi probatori acquisiti il rapporto di causalità tra la sua condotta e la verificazione dell’evento lesivo.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto proposto con motivo non deducibile in questa sede di legittimità.
Deve essere ribadito, infatti, come esuli dai poteri della Corte di Cassazione quello di una «rilettura» degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv. 207945-01).
La Corte regolatrice ha rilevato che, anche dopo la modifica dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen., per effetto della legge 20 febbraio 2006, n. 46, resta immutata la natura del sindacato che la Corte di Cassazione può esercitare sui vizi della motivazione, essendo rimasta preclusa, per il giudice di legittimità, la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione o valutazione dei fatti (Sez. 5, n. 17905 del 23/03/2006, COGNOME, Rv. 234109-01).
In sede di legittimità, pertanto, non sono consentite censure che si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (cfr., ex multis, Sez. 6, n. 22445 del 08/05/2009, Candita, Rv. 244181-01).
Delineato nei superiori termini l’orizzonte del presente scrutinio di legittimità, deve essere osservato, allora, come il ricorrente in realtà invochi un’inammissibile considerazione alternativa del compendio probatorio in atti, e, quindi, una rivisitazione del potere discrezionale riservato al giudice di merito in punto di valutazione della prova, senza confrontarsi, con la dovuta specificità,
con l’iter logico-giuridico seguito dai giudici di merito per affermare responsabilità penale.
La motivazione resa dalla Corte territoriale, infatti, ben rappresen giustifica, in punto di diritto, con argomentazioni immuni da vizi logico-giur le ragioni di riconoscimento del nesso di causalità tra la condotta dell’imput la verificazione dell’evento lesivo, evidenziando gli aspetti rivelatori de responsabilità, della credibilità oggettiva della persona offesa e dell’atten intrinseca del racconto reso da parte di quest’ultima.
All’inammissibilità del ricorso segue, per legge, la condanna ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro 3.000,0 in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Cort Cost., sent. n. 186/2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento del spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa de ammende.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2024
Il Consigliere estensore
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Il Presidente