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Ricorso generico: quando è inammissibile per la Cassa

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti sottoposti a misura cautelare per furto. Il motivo è la genericità dell’appello: i ricorrenti non hanno contestato le reali motivazioni del Tribunale del Riesame (pianificazione del reato e precedenti penali), concentrandosi su aspetti irrilevanti per la decisione. La sentenza definisce il concetto di ricorso generico, sottolineando la necessità di un confronto specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Generico: La Cassazione Conferma l’Inammissibilità se Manca il Confronto con le Motivazioni

Un ricorso generico, ovvero un atto di impugnazione che non si confronta specificamente con le ragioni della decisione contestata, è destinato all’inammissibilità. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con la sentenza n. 25067/2024, offrendo un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi. La vicenda analizzata riguarda due fratelli che avevano impugnato un’ordinanza applicativa di una misura cautelare, ma il loro appello è stato respinto proprio per la sua genericità.

I Fatti del Caso

Due fratelli venivano sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a seguito di un’accusa di furto. Il Tribunale del Riesame confermava la misura, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari. Secondo il Tribunale, il reato non era stato un gesto occasionale, ma il frutto di una pianificazione, commesso approfittando della pausa pranzo dei dipendenti di un supermercato, momento di minor controllo.

Contro questa decisione, i due proponevano ricorso in Cassazione. La loro difesa si concentrava su una presunta violazione di legge, sostenendo che sia l’ordinanza originale sia la successiva sentenza di primo grado avevano escluso la presenza di circostanze aggravanti, rendendo la misura sproporzionata rispetto alla tenuità del fatto.

L’Analisi della Corte di Cassazione sul ricorso generico

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, definendoli come un classico esempio di ricorso generico. Gli Ermellini hanno evidenziato come i ricorrenti avessero completamente ignorato il nucleo centrale della motivazione del Tribunale del Riesame. Quest’ultimo, infatti, non aveva basato la sua decisione sulla presenza o meno di aggravanti, bensì su due elementi distinti e cruciali:

1. La modalità del fatto: Il furto pianificato, studiando le abitudini del personale, dimostrava una condotta non estemporanea e una maggiore pericolosità sociale.
2. I precedenti penali: Entrambi i fratelli avevano numerosi precedenti specifici per reati contro il patrimonio. Per il Tribunale, questo dato indicava che l’attività illecita non era un episodio isolato, ma una vera e propria “scelta di vita” e una modalità stabile di procacciarsi un reddito.

La difesa, concentrandosi solo sulla questione delle aggravanti, non ha offerto alcun argomento per confutare questo logico e ampio apparato argomentativo. La Cassazione, citando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite, ha ricordato che l’impugnazione è inammissibile per genericità quando non si confronta criticamente con le ragioni esposte nel provvedimento impugnato.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione fondamentale della Cassazione risiede nel principio di specificità dei motivi di ricorso. Un’impugnazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte o a sollevare questioni non pertinenti al ragionamento del giudice precedente. È necessario un dialogo critico con la decisione che si intende contestare. In questo caso, i ricorrenti hanno costruito un’argomentazione parallela, che non intersecava mai la logica seguita dal Tribunale del Riesame. La mancanza di questo confronto diretto ha reso il ricorso vuoto e, di conseguenza, inammissibile, impedendo alla Corte di entrare nel merito della questione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa sentenza offre una lezione fondamentale per la pratica legale: la redazione di un atto di impugnazione richiede un’analisi meticolosa e puntuale della decisione che si contesta. Non è sufficiente sollevare censure astratte o focalizzarsi su singoli aspetti, ma è indispensabile smontare, pezzo per pezzo, l’intero impianto logico-giuridico del provvedimento. La conseguenza di un ricorso generico non è solo la sconfitta processuale, ma anche una condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, come avvenuto nel caso di specie, dove i ricorrenti sono stati condannati a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Un monito chiaro sull’importanza della precisione e della specificità nell’esercizio del diritto di difesa.

Quando un ricorso in Cassazione è considerato ‘generico’?
Un ricorso è considerato generico quando omette di confrontarsi con le reali ragioni poste a fondamento della decisione impugnata, limitandosi a presentare censure che non colgono la logica e gli specifici argomenti sviluppati dal giudice precedente.

Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità di un ricorso?
La Corte non esamina il merito della questione. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria (in questo caso, 3.000 euro) a favore della Cassa delle ammende, a causa della colpa nell’aver proposto un’impugnazione evidentemente infondata.

Perché il Tribunale ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari anche senza aggravanti?
Il Tribunale ha basato la sua valutazione non sulle aggravanti, ma su altri elementi: la pianificazione del furto, che indicava la non occasionalità del gesto, e i numerosi precedenti penali specifici dei ricorrenti, visti come prova di uno stile di vita illecito e di un concreto rischio di reiterazione del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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