LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso generico: inammissibile se non specifico

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per gravi reati, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa. L’appello, definito ‘ricorso generico’, non ha confutato adeguatamente le motivazioni del Tribunale sulla necessità della custodia in carcere, basate sull’attualità del pericolo e sull’inaffidabilità del contesto familiare per gli arresti domiciliari.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Cassazione e il ricorso generico: quando l’appello non basta

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24316 del 2024, offre un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi in materia di misure cautelari. La Corte ha stabilito che un ricorso generico, che non si confronta specificamente con le argomentazioni del provvedimento impugnato, deve essere dichiarato inammissibile. Questa decisione sottolinea la necessità per la difesa di articolare censure precise e dettagliate, pena l’impossibilità di ottenere una revisione della misura restrittiva.

I fatti del caso

Il caso riguarda un individuo sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per reati di eccezionale gravità, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa, truffe aggravate, estorsioni e rapina. La difesa dell’indagato aveva presentato un’istanza per sostituire la detenzione in carcere con gli arresti domiciliari presso l’abitazione familiare, composta dalla moglie e due figli.

Tale istanza era stata respinta sia dal Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) sia, in sede di appello, dal Tribunale della Libertà. Quest’ultimo aveva confermato la misura carceraria, ritenendola l’unica idonea a salvaguardare le esigenze cautelari. Contro questa decisione, la difesa ha proposto ricorso per Cassazione.

Le ragioni del ricorso e la valutazione del Tribunale

La difesa lamentava una violazione di legge e un vizio di motivazione riguardo alla proporzionalità e adeguatezza della custodia in carcere. Secondo il ricorrente, i pericoli evidenziati dal Tribunale – come i persistenti rapporti con esponenti della criminalità organizzata – non erano incompatibili con la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.

Inoltre, veniva criticata la parte della motivazione in cui il Tribunale riteneva inaffidabile la figura della moglie dell’indagato ai fini del controllo domiciliare, sulla base di una sua presunta, ma non dimostrata, connivenza con le attività illecite del marito. Il Tribunale, infatti, aveva basato la sua decisione non solo sull’intensità e attualità dei rischi, ma anche su un giudizio di inaffidabilità legato al coinvolgimento, seppur occasionale ma significativo, della moglie nel contesto investigato.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile definendolo generico. Secondo gli Ermellini, il ricorrente ha omesso di confrontarsi in modo puntuale con i diffusi e specifici argomenti utilizzati dal Tribunale per rigettare l’appello. La difesa non ha efficacemente confutato né le valutazioni sul tempo trascorso dalla commissione dei reati, né le ragioni a sostegno dell’esclusione degli arresti domiciliari.

La Corte ha sottolineato che il Tribunale aveva fornito una motivazione solida, basata su puntuali elementi che dimostravano l’inidoneità della misura gradata. Tali elementi non erano legati solo all’attualità dei pericoli criminali, ma anche a un fondato giudizio di inaffidabilità del contesto familiare proposto per gli arresti domiciliari, derivante dal coinvolgimento della moglie. L’appello si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte, senza attaccare specificamente il ragionamento logico-giuridico del giudice del riesame. Questo configura, appunto, un ricorso generico, che come tale non può essere accolto.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: l’onere di specificità dei motivi di ricorso. Non è sufficiente contestare genericamente una decisione, ma è necessario smontare, punto per punto, le argomentazioni logiche e giuridiche su cui essa si fonda. In caso contrario, il ricorso si risolve in un mero dissenso, privo della capacità di incidere sulla validità del provvedimento impugnato. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando la legittimità della custodia cautelare in carcere.

Perché il ricorso dell’indagato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto ‘generico’. La difesa non ha contestato in modo specifico e puntuale le argomentazioni dettagliate fornite dal Tribunale a sostegno della misura carceraria, limitandosi a critiche vaghe.

Cosa significa che un ricorso è ‘generico’ in questo contesto?
Significa che l’atto di impugnazione omette di confrontarsi con le specifiche ragioni della decisione contestata. In questo caso, il ricorrente non ha adeguatamente confutato le motivazioni del Tribunale relative sia all’attualità del pericolo criminale sia all’inaffidabilità del contesto familiare per gli arresti domiciliari.

Il comportamento dei familiari può influenzare la decisione sugli arresti domiciliari?
Sì. La Corte ha confermato la validità della decisione del Tribunale, che ha escluso gli arresti domiciliari anche sulla base di un giudizio di inaffidabilità legato al coinvolgimento, seppur occasionale ma significativo, della moglie dell’indagato nel contesto investigativo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati