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Ricorso generico in cassazione: inammissibilità

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso per cassazione generico si limitava a riproporre le stesse doglianze già respinte dalla Corte d’Appello, senza muovere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la mera reiterazione dei motivi d’appello rende l’impugnazione non specifica e, di conseguenza, inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40640 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 40640/2024)

Ricorso Generico in Cassazione: la Via Sicura per l’Inammissibilità

Un ricorso per cassazione generico, che si limita a copiare e incollare i motivi già presentati in appello, è destinato all’inammissibilità. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una recente ordinanza, sottolineando un principio fondamentale della procedura penale: l’impugnazione deve essere una critica argomentata e specifica al provvedimento che si contesta, non una sua semplice riproposizione. Analizziamo insieme questa decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato per il reato di omessa dichiarazione, previsto dall’articolo 5 del D.Lgs. 74/2000. La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale, era stata pienamente confermata dalla Corte d’Appello, realizzando una cosiddetta “doppia conforme”. L’imputato, non rassegnato, decideva di presentare ricorso per cassazione, affidandosi a un unico motivo: la presunta violazione delle norme sulla valutazione della prova (art. 192 c.p.p.), con particolare riferimento ai costi deducibili che, a suo dire, non erano stati correttamente considerati, portando a una condanna oltre ogni ragionevole dubbio.

Il Ricorso per Cassazione Generico e i Principi Violati

Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella valutazione del motivo di ricorso presentato. I giudici hanno rilevato che le doglianze sollevate non erano nuove, ma costituivano una “pedissequa reiterazione” di quelle già avanzate e puntualmente respinte dalla Corte territoriale. In pratica, l’atto di ricorso ignorava completamente le argomentazioni della sentenza d’appello, limitandosi a riproporre le stesse questioni.

Secondo la Cassazione, la funzione tipica dell’impugnazione è quella di una critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. Questa critica, per non incorrere in inammissibilità (ai sensi degli artt. 581 e 591 c.p.p.), deve indicare specificamente:

  1. Le ragioni di diritto.
  2. Gli elementi di fatto che sorreggono la richiesta.

Un ricorso che non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata, ma la ignora, tradisce questa funzione essenziale e si qualifica come meramente apparente, e quindi inammissibile.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. I giudici hanno evidenziato come le sentenze di merito, con motivazione adeguata e priva di vizi logici, avessero già chiarito la questione dei costi deducibili. Era emerso che un operante della Guardia di Finanza aveva tentato di contattare l’imputato per chiedere delucidazioni su eventuali costi sostenuti, senza però ricevere risposta. Tale omissione non era mai stata colmata dall’imputato nel corso del processo di merito.

La Corte ha colto l’occasione per ribadire un importante principio giurisprudenziale: i costi deducibili non contabilizzati possono essere considerati solo se esistono allegazioni fattuali tali da far desumere con certezza, o almeno con un ragionevole dubbio, la loro esistenza. La semplice affermazione non è sufficiente.

La doglianza, essendo una riproposizione di una censura già motivatamente disattesa dai giudici di merito, è stata ritenuta inammissibile per genericità. A ciò si è aggiunto un ulteriore profilo di inammissibilità per tardività, poiché la Corte ha rilevato che il motivo non era stato nemmeno specificamente dedotto con l’atto di appello.

Le Conclusioni: Le Conseguenze di un Ricorso Inammissibile

L’ordinanza si conclude con una declaratoria di inammissibilità del ricorso. Questa decisione comporta due conseguenze dirette per il ricorrente:

  1. La condanna al pagamento delle spese processuali.
  2. La condanna al versamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Dal punto di vista pratico, questa pronuncia serve da monito: la redazione di un ricorso per cassazione richiede un’analisi critica e approfondita della sentenza impugnata. Non è sufficiente riproporre vecchie argomentazioni, ma è necessario individuare i vizi specifici della decisione di secondo grado e costruire su di essi una critica puntuale e argomentata. In caso contrario, il rischio concreto non è solo il rigetto, ma una declaratoria di inammissibilità con condanna a spese e sanzioni.

Quando un ricorso per cassazione viene considerato generico e quindi inammissibile?
Quando si limita a riproporre pedissequamente i motivi già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, omettendo di formulare una critica argomentata specifica avverso la sentenza oggetto di ricorso.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte?
La funzione tipica dell’impugnazione è quella di una critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce, indicando specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta, a pena di inammissibilità.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata quantificata in 3.000,00 euro.

Termini giuridici

Inammissibilità
La condizione di un atto giuridico, come un ricorso, che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio nel sistema legale italiano, con cui si chiede alla Corte di Cassazione di verificare la corretta applicazione della legge da parte dei giudici di merito, senza riesaminare i fatti.
Doppia conforme
Si verifica quando la sentenza della Corte d'Appello conferma integralmente la decisione del tribunale di primo grado, sia nell'esito che nelle motivazioni.
Pedissequa reiterazione
La riproposizione letterale e acritica di argomentazioni già presentate e valutate in una precedente fase del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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