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Ricorso generico in Cassazione: appello respinto e multa di 3000€

Un imputato, già condannato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, tuttavia, dichiarano il ricorso inammissibile. La motivazione è netta: i motivi presentati erano del tutto generici e non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza precedente. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’importanza della specificità degli argomenti. A causa della manifesta infondatezza del suo appello, che ha portato alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione, l’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17750 Anno 2023
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17750 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17750/2023)

Ricorso in Cassazione: quando la genericità costa cara

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, una possibilità cruciale per far valere le proprie ragioni. Tuttavia, questa facoltà deve essere esercitata con rigore e precisione. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci ricorda le gravi conseguenze di un appello vago e generico, illustrando un caso emblematico di inammissibilità del ricorso per cassazione. La vicenda dimostra come la mancanza di argomenti specifici non solo impedisca ai giudici di esaminare il caso nel merito, ma comporti anche sanzioni economiche significative per chi tenta questa strada senza un solido fondamento.

La vicenda: un appello senza argomenti specifici

I fatti all’origine della decisione sono semplici ma istruttivi. Un imputato, a seguito di una condanna, decide di impugnare la sentenza ricorrendo alla Corte di Cassazione. L’obiettivo era, ovviamente, ottenere l’annullamento della decisione precedente. Tuttavia, l’atto presentato dal suo difensore si è rivelato problematico. Invece di costruire una critica puntuale e argomentata contro le motivazioni della sentenza di condanna, il ricorso si limitava a esporre doglianze generiche e aspecifiche. In pratica, non spiegava chiaramente quali fossero gli errori di diritto commessi dai giudici dei gradi precedenti, né si confrontava realmente con le ragioni che avevano portato alla condanna.

Il nodo cruciale: l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Il Codice di procedura penale stabilisce regole precise per la presentazione di un ricorso. L’articolo 591, in particolare, elenca i casi di inammissibilità, tra cui la mancanza di specificità dei motivi. Un ricorso non può essere una semplice lamentela. Deve, al contrario, funzionare come una vera e propria critica tecnica, capace di individuare con esattezza i vizi logico-giuridici della sentenza impugnata. Quando un ricorso è vago, non permette alla Corte di Cassazione di svolgere la sua funzione, che non è quella di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Un atto generico, quindi, viene bloccato in partenza e dichiarato inammissibile.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato respinto

La Corte di Cassazione, nell’analizzare il caso, ha agito con fermezza. I giudici hanno definito i motivi del ricorso ‘manifestamente inammissibili’ proprio perché ‘del tutto generici e aspecifici’. La Corte ha sottolineato che l’imputato non aveva specificato le ragioni di doglianza né in fatto né in diritto. In altre parole, non si era confrontato in alcun modo con le argomentazioni della sentenza impugnata. La pronuncia impugnata, al contrario, era stata ritenuta ben motivata e basata su prove definite e significative. Di fronte a un atto così carente, la Corte non ha potuto fare altro che dichiarare l’inammissibilità del ricorso per cassazione, senza nemmeno entrare nel merito della questione.

Le conclusioni: la condanna alle spese e alla sanzione

L’esito per il ricorrente è stato duplice e severo. In primo luogo, il suo tentativo di ribaltare la condanna è fallito sul nascere. In secondo luogo, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale, è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Ma non è tutto. A causa della palese infondatezza del suo appello, i giudici lo hanno anche condannato a versare la somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare ricorsi presentati in modo superficiale o dilatorio, che impegnano inutilmente la macchina della giustizia. La decisione finale è quindi chiara: chi si appella alla Cassazione deve farlo con serietà e precisione, altrimenti il rischio è di peggiorare la propria situazione.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non viene esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti di legge, ad esempio perché i motivi sono troppo generici o non pertinenti.

Perché si viene condannati a pagare una somma alla Cassa delle ammende?
È una sanzione pecuniaria prevista dalla legge quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile, per scoraggiare appelli presentati senza un solido fondamento giuridico.

Quali sono i requisiti per un ricorso in Cassazione valido?
Un ricorso deve contenere motivi specifici, chiari e pertinenti, che critichino in modo puntuale le argomentazioni giuridiche della sentenza che si intende impugnare.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
Situazione in cui un ricorso (appello) non viene esaminato nel merito dai giudici perché manca dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge, come la specificità dei motivi.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti da sanzioni pecuniarie, che utilizza i fondi per migliorare le condizioni delle carceri e favorire il reinserimento dei detenuti.
Sanzione pecuniaria
Una punizione che consiste nel pagamento di una somma di denaro allo Stato, applicata in aggiunta alle spese processuali quando un ricorso viene dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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