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Ricorso fotocopia: inammissibilità e condanna a 3.000 euro

Un imputato, condannato per furto pluriaggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato l’appello inammissibile perché l’imputato si è limitato a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza sollevare nuove questioni di diritto. Questa decisione conferma il principio di inammissibilità del ricorso per cassazione quando questo è una mera copia di atti precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare una sanzione di 3.000 euro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12623 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12623 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 12623/2023)

Ricorso per Cassazione: quando la ripetizione degli stessi motivi porta all’inammissibilità

Un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione offre uno spunto importante su una regola fondamentale del processo: l’inammissibilità del ricorso per cassazione. La vicenda riguarda un individuo condannato per furto pluriaggravato che ha tentato di contestare la sentenza di secondo grado. Tuttavia, il suo tentativo si è scontrato con un ostacolo insormontabile: aver riproposto le stesse identiche argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. Questa decisione sottolinea un principio cruciale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti, ma un controllo di legittimità che richiede motivi nuovi e specifici.

La vicenda all’origine della decisione

Il punto di partenza è una condanna per furto pluriaggravato. Questo significa che il furto era stato commesso con circostanze che la legge considera particolarmente gravi, come l’aver usato violenza sulle cose o l’aver agito con destrezza. L’imputato, dopo la conferma della sua colpevolezza da parte della Corte d’Appello, ha deciso di giocare la sua ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione, il massimo organo della giustizia italiana. L’obiettivo era ottenere l’annullamento della condanna, contestando in particolare la valutazione sulla sua recidiva, ovvero la sua tendenza a commettere nuovamente reati.

Un ricorso “fotocopia” destinato al fallimento

Il problema principale del ricorso presentato non risiedeva nel merito della questione, ma nella sua forma. L’imputato, attraverso il suo difensore, si è limitato a ripresentare alla Corte di Cassazione gli stessi identici motivi di doglianza che aveva già sollevato davanti alla Corte d’Appello. In pratica, il ricorso era una semplice “pedissequa reiterazione” (una ripetizione passiva) di argomenti già noti, analizzati e, soprattutto, motivatamente respinti nel grado precedente. Questo approccio è contrario alla funzione stessa del giudizio di Cassazione, che non serve a riesaminare ciò che è già stato deciso, ma a verificare la corretta applicazione della legge.

Il principio di inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione ha applicato un principio consolidato. Il ricorso è inammissibile quando non presenta critiche nuove e specifiche alla sentenza impugnata, ma si limita a riproporre le stesse censure già valutate. Il giudizio di legittimità non è una terza istanza per discutere nuovamente i fatti. Il suo compito è verificare se i giudici dei gradi precedenti hanno commesso errori di diritto, come un’errata interpretazione di una norma o un vizio logico nella motivazione. Un ricorso che ignora la motivazione della sentenza d’appello e si limita a ripetere le vecchie argomentazioni è considerato privo dei requisiti minimi per essere esaminato.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile

I giudici della Suprema Corte sono stati molto chiari. Hanno rilevato che la Corte d’Appello aveva già fornito una “congrua motivazione”, cioè una spiegazione logica e giuridicamente corretta, per respingere le obiezioni dell’imputato sulla recidiva. Il ricorso non attaccava specificamente questa motivazione, ma la ignorava, riproponendo gli argomenti come se nulla fosse stato deciso. Di fronte a questa palese ripetizione, la Corte non ha potuto fare altro che dichiarare l’inammissibilità del ricorso per cassazione. La decisione è stata automatica, senza entrare nel merito della colpevolezza o della pena.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione economica

L’esito per il ricorrente è stato duplice e negativo. In primo luogo, la dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna definitiva e non più impugnabile. In secondo luogo, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione ha lo scopo di scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o dilatori, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. La sentenza ribadisce che l’accesso alla giustizia deve essere esercitato con serietà e nel rispetto delle regole processuali.

Cosa significa che un ricorso è inammissibile?
Significa che il giudice lo respinge senza nemmeno esaminare il merito della questione, perché l’atto non rispetta i requisiti formali o procedurali previsti dalla legge, come nel caso di una semplice ripetizione di motivi già discussi.

Posso ripresentare in Cassazione gli stessi argomenti dell’appello?
No. Il ricorso per Cassazione deve contenere critiche specifiche contro la sentenza d’appello, evidenziando errori di diritto. Ripetere gli stessi argomenti già respinti porta quasi certamente a una dichiarazione di inammissibilità.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva e non più contestabile. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Decisione con cui un giudice respinge un atto (come un ricorso) senza esaminarlo nel merito, perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Ricorso per Cassazione
Mezzo di impugnazione finale contro le sentenze, che si svolge davanti alla Corte di Cassazione. Non riesamina i fatti, ma controlla solo la corretta applicazione della legge (vizio di legittimità).
Pedissequa reiterazione
Espressione che indica la semplice e passiva ripetizione degli stessi argomenti già presentati e respinti in un precedente grado di giudizio.
Furto pluriaggravato
Reato di furto commesso con più circostanze aggravanti, che comportano un aumento della pena prevista.
Cassa delle ammende
Ente pubblico finanziato con i proventi delle sanzioni pecuniarie penali, destinati a programmi di reinserimento dei detenuti e al miglioramento delle strutture carcerarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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