Riconoscimento Fotografico: Quando è una Prova Valida?
Il riconoscimento fotografico rappresenta uno strumento investigativo cruciale, ma la sua validità come prova in un processo penale è spesso oggetto di dibattito. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ha ribadito i principi consolidati che ne governano l’utilizzabilità, chiarendo come la sua efficacia non derivi da rigide formalità procedurali, ma dall’attendibilità della testimonianza che lo accompagna.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da un ricorso presentato da un imputato, condannato dalla Corte d’Appello per il reato previsto dall’art. 291 bis del d.p.r. n. 43 del 1973. Il ricorrente contestava la correttezza della motivazione alla base della sua condanna, incentrando la sua difesa sulla presunta inaffidabilità del riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria durante le indagini, che aveva portato alla sua identificazione.
Il Valore del Riconoscimento Fotografico nel Processo
La questione centrale ruota attorno alla natura giuridica del riconoscimento fotografico. A differenza della ricognizione di persona formale, disciplinata dal codice di procedura penale, l’identificazione tramite fotografia non segue regole procedurali specifiche. Questo, tuttavia, non la rende una prova inutilizzabile.
La Posizione della Giurisprudenza
La Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, si è allineata al suo orientamento consolidato. Secondo i giudici, sia i riconoscimenti fotografici effettuati in fase di indagine, sia quelli informali operati dai testi durante il dibattimento, rientrano nella categoria degli accertamenti di fatto. Essi sono pienamente utilizzabili in giudizio in virtù di due principi fondamentali del nostro ordinamento processuale:
1. Principio della non tassatività dei mezzi di prova: L’elenco delle prove previsto dalla legge non è esaustivo. Qualsiasi elemento utile a stabilire la verità può essere ammesso e valutato.
2. Principio del libero convincimento del giudice: Il giudice ha il potere di valutare liberamente le prove, basando la propria decisione su una motivazione logica e coerente.
Le Motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte ha chiarito che la certezza della prova non deriva dal riconoscimento fotografico in sé, ma dalla ritenuta attendibilità della deposizione di chi lo ha compiuto. Il riconoscimento diventa parte integrante della testimonianza. Pertanto, la sua valenza probatoria dipende dalla credibilità che il giudice attribuisce al teste, valutata alla luce di tutte le circostanze del caso.
Nel caso specifico, l’attendibilità dell’identificazione era stata ulteriormente confermata da un elemento oggettivo: i fatti contestati si erano svolti presso l’abitazione di residenza dell’imputato, un dettaglio che rafforzava la coerenza del quadro probatorio. Di fronte a una motivazione congrua e logicamente argomentata da parte dei giudici di merito, la Corte di Cassazione non può che confermare la decisione, non potendo riesaminare i fatti ma solo la corretta applicazione della legge.
Le Conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio di fondamentale importanza pratica: un’identificazione basata su fotografia può essere sufficiente a fondare una dichiarazione di colpevolezza. La chiave di volta risiede nella valutazione complessiva della testimonianza e nella solidità della motivazione del giudice che ne afferma l’attendibilità. La difesa non può limitarsi a contestare la natura informale del riconoscimento, ma deve essere in grado di minare la credibilità del teste o la coerenza logica della valutazione del giudice. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Un riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini è una prova valida in un processo?
Sì, secondo la Corte di Cassazione è una prova valida. Anche se non è regolato da formalità specifiche come la ricognizione di persona, rientra tra gli accertamenti di fatto utilizzabili in base al principio di non tassatività dei mezzi di prova e del libero convincimento del giudice.
Da cosa dipende la certezza di un’identificazione informale tramite fotografia?
La certezza della prova non dipende dall’atto del riconoscimento in sé, ma dall’attendibilità della deposizione del testimone che ha effettuato l’identificazione. Il giudice deve valutare la credibilità del teste e la coerenza della sua dichiarazione, motivando la sua decisione.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché la motivazione della Corte d’Appello era considerata logica e coerente con i principi giurisprudenziali consolidati. La credibilità del riconoscimento era inoltre rafforzata dalla circostanza che i fatti erano avvenuti presso la residenza dell’imputato, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37816 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 37816 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 04/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 04/10/2023 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto che il primo motivo di ricorso di COGNOME NOME, che contesta la correttezza della motivazione postavbase della dichiarazione di responsabilità per il reato di 291 bis d.p.r. n. 43 del 1973 in punto riconoscimento dell’imputato ad opera della PG, è manifestamente infondato alla luce del consolidato orientamento, a cui si è attenuto il giudice territoriale, secondo cui i riconoscimenti fotografici regolati dal codice di procedura penale, che siano stati effettuati in sede di indagini di polizia giudiziaria, come pure i riconoscimenti informali dell’imputato operati dai testi in dibattimento, hanno carattere di accertamenti di fatto e sono utilizzabili ne giudizio in base al principio della non tassatività dei mezzi di prova ed a quello del libero convincimento del giudice. In tali casi la certezza della prova dipende non dal riconoscimento in sè, ma dalla ritenuta attendibilità della deposizione di chi, avendo esaminato la fotografia dell’imputato e/o l’imputato stesso, si dica certo della sua identificazione (Sez. 4, n. 47262 del 13/09/2017, Prina, Rv. 271041; Sez. 5, n. 6456 del 01/10/2015, Verde, Rv. 266023).
Il momento ricognitivo costituisce parte integrante della testimonianza, di tal che l’affidabilità e la valenza probatoria dell’individuazione informale discendono dall’attendibilità accordata al teste ed alla deposizione dal medesimo resa, valutata alla luce del prudente apprezzamento del decidente che, ove sostenuto da congrua motivazione, sfugge al sindacato di legittimità (Sez. 6, n. 12501 del 27/01/2015, COGNOME Stefano, Rv. 262908), attendibilità confermata, secondo i giudici territoriali, dall circostanza che i fatti sono avvenuti presso l’abitazione di residenza dell’imputato.
Rilevato c pertanto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della RAGIONE_SOCIALE Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di C 3.000,00 in favore della RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE ammende.
Così deciso in Roma, il 04 ottobre 2024
Il ConsiiYi COGNOME estensore COGNOME
Il Presidente