Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3905 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 3905 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 17/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a PALERMO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/03/2025 della Corte d’appello di Palermo
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Rilevato che COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Palermo che ha confermato la pronunzia di primo grado con la quale il ricorrente era stato ritenuto responsabile dei delitti di furto aggravato e indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti;
considerato che l’unico motivo di ricorso, con cui si censura l’inosservanza della legge penale nonché la mancanza della motivazione in ordine al riconoscimento dell’imputato come autore dei delitti nonostante il mancato rinvenimento, in sede di perquisizione a suo carico, della carta PostePay trafugata, è manifestamente infondato poiché il vizio censurabile a norma dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., è quello che emerge dal contrasto dello sviluppo argonnentativo della sentenza con le massime di esperienza o con le altre affermazioni contenute nel provvedimento;
che, invero, l’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di
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aeo cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali (Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, COGNOME, Rv. 226074);
che la motivazione della sentenza impugnata (cfr. pag. 3) non presenta alcun vizio riconducibile alla nozione delineata nell’art. 606, comma 2, lett. e), cod. proc. pen., avendo il giudice di appello ampiamente motivato in ordine alla validità del riconoscimento dell’imputato come autore del reato, essendo tale riconoscimento il risultato della valutazione di plurimi elementi probatori quali, oltre l perquisizione, anche le immagini di videosorveglianza;
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così è deciso, 17/12/2025
Il pnsigliere estensore
Il Presidente