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Ricettazione assegno clonato: la Cassazione annulla

La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per ricettazione assegno clonato a carico di un soggetto che aveva incassato un titolo contraffatto nel 2017. Poiché il reato presupposto di falso in scrittura privata era stato depenalizzato nel 2016, la ricezione di un titolo falsificato dopo tale data non integra più il delitto di ricettazione, portando all’assoluzione definitiva.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricettazione assegno clonato: la Cassazione annulla

L’analisi della sentenza n. 9026/2026 della Corte di Cassazione offre spunti fondamentali sul tema della ricettazione assegno clonato in relazione ai cambiamenti normativi intervenuti negli ultimi anni. Nel caso di specie, un cittadino era stato condannato per aver ricevuto e incassato un titolo di credito contraffatto, ma la Suprema Corte ha ribaltato completamente il verdetto delle corti di merito.

Il caso della ricettazione assegno clonato

La vicenda trae origine dalla negoziazione di un assegno bancario non trasferibile, risultato “clonato” in quanto l’originale si trovava ancora nel libretto del legittimo titolare. L’imputato era stato accusato di aver lucrato una somma di oltre cinquemila euro attraverso la ricezione di questo titolo di provenienza illecita. Tuttavia, la difesa ha sollevato un’eccezione cruciale riguardante la data della condotta: il fatto era avvenuto nel giugno 2017, ovvero successivamente all’entrata in vigore della riforma che ha depenalizzato il falso in scrittura privata.

La questione del reato presupposto nella ricettazione assegno clonato

Il delitto di ricettazione richiede, per sua natura, l’esistenza di un “reato presupposto”. In termini semplici, se il bene non proviene da un fatto che la legge considera delitto al momento della sua commissione, non può esserci ricettazione. La Corte ha dovuto quindi stabilire se la depenalizzazione del falso operata dal D.Lgs. n. 7/2016 influenzasse la punibilità di chi riceve l’assegno falsificato in un momento successivo.

L’importanza del momento della falsificazione

La giurisprudenza ha chiarito un punto sottile ma fondamentale: se la falsificazione dell’assegno avviene quando il reato di falso è già stato abrogato (trasformandolo in illecito civile), l’assegno stesso non può più essere considerato “provento di delitto”. Di conseguenza, chi lo riceve non può essere punito per ricettazione, poiché manca l’elemento fondamentale del delitto a monte.

le motivazioni

La Suprema Corte ha osservato che la falsificazione dell’assegno non trasferibile era avvenuta nel 2017, periodo in cui il reato di falso in scrittura privata (art. 485 c.p.) era già stato rimosso dall’ordinamento penale. Emerge dunque che la condotta di falsificazione è stata consumata quando la stessa non costituiva più reato a causa dell’abolitio criminis decisa dal legislatore. Tale circostanza impedisce di ritenere integrato il presupposto necessario per la ricettazione, rendendo la condotta dell’imputato penalmente irrilevante.

le conclusioni

In conclusione, il ricorso è stato accolto e la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio. La formula terminativa utilizzata, “perché il fatto non sussiste”, ribadisce che, in assenza di un delitto presupposto valido al momento della creazione del bene illecito, la successiva circolazione del bene non può essere sanzionata penalmente. Questa decisione rappresenta un importante precedente per tutti i casi di ricettazione legati a titoli di credito clonati dopo le riforme del 2016.

Cosa succede se l’assegno clonato deriva da un fatto non più previsto come reato?
Non è configurabile il delitto di ricettazione poiché viene a mancare il reato presupposto necessario per l’integrazione della fattispecie penale.

È possibile essere condannati per ricettazione se il falso è avvenuto dopo il 2016?
No, la depenalizzazione del falso in scrittura privata avvenuta nel 2016 impedisce di considerare tale condotta come delitto presupposto per la successiva ricettazione.

Chi riceve un assegno non trasferibile contraffatto commette sempre un delitto?
No, se la contraffazione è avvenuta dopo la depenalizzazione del reato di falso, la successiva ricezione o negoziazione del titolo non costituisce reato di ricettazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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