Revoca Detenzione Domiciliare: Quando la Sicurezza Pubblica Prevale sulla Salute
La concessione della detenzione domiciliare per gravi motivi di salute non è una garanzia assoluta. Un’ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la revoca della detenzione domiciliare è un provvedimento legittimo quando il comportamento del condannato rivela una spiccata pericolosità sociale. Questo principio riafferma la necessità di un costante bilanciamento tra il diritto alla salute del singolo e l’esigenza di sicurezza della collettività, un tema centrale nell’esecuzione della pena.
I Fatti del Caso
Un individuo, ammesso a scontare la pena in regime di detenzione domiciliare a causa di una grave infermità fisica, è stato sorpreso in due diverse occasioni subito dopo aver commesso un tentato furto e un furto in abitazione. A seguito di questi episodi e di plurime violazioni delle prescrizioni imposte, il Tribunale di Sorveglianza ha deciso di revocare la misura alternativa, disponendo il suo ritorno in carcere.
Contro questa decisione, l’interessato ha proposto ricorso in Cassazione, ritenendo ingiusta la revoca del beneficio concesso per le sue condizioni di salute.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. I giudici hanno confermato la piena legittimità della decisione del Tribunale di Sorveglianza, sottolineando come la pericolosità sociale del condannato costituisca un elemento ostativo al mantenimento di misure alternative, anche se concesse per motivi di salute.
Le Motivazioni: Bilanciamento degli Interessi e la revoca detenzione domiciliare
Il cuore della decisione risiede nel corretto bilanciamento di interessi contrapposti. Da un lato, c’è il diritto del condannato a ricevere cure adeguate, che aveva inizialmente giustificato il differimento della pena e la concessione della detenzione domiciliare. Dall’altro, vi sono le imprescindibili esigenze di sicurezza della collettività.
La Corte ha stabilito che il giudice deve costantemente valutare questo equilibrio. Nel caso specifico, i nuovi reati commessi dal soggetto hanno dimostrato in modo inequivocabile la sua pericolosità e l’inidoneità della misura domiciliare a neutralizzare il rischio di recidiva. I fatti sono stati considerati ‘sintomatici’ della sua incapacità di rispettare le regole e di intraprendere un percorso risocializzante.
Un altro fattore decisivo è stata la documentazione sanitaria aggiornata, che ha escluso l’incompatibilità del quadro clinico del condannato con la detenzione in carcere e la necessità di contatti costanti con presidi sanitari territoriali. Di fronte a una pericolosità concreta e a condizioni di salute gestibili anche in ambiente penitenziario, il Tribunale ha correttamente fatto prevalere la tutela della sicurezza pubblica, procedendo alla revoca della detenzione domiciliare.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: i benefici penitenziari non sono diritti acquisiti in modo permanente. La loro concessione e il loro mantenimento sono subordinati al rispetto di precise condizioni, tra cui l’assenza di pericolosità sociale. Anche quando la misura è giustificata da ragioni umanitarie come la salute, la condotta del detenuto rimane sotto costante scrutinio.
Le implicazioni pratiche sono chiare:
1. Valutazione Dinamica: La valutazione del giudice non si esaurisce con la concessione del beneficio, ma prosegue per tutta la sua durata.
2. Prevalenza della Sicurezza: In caso di comportamenti che manifestano pericolosità sociale, l’esigenza di proteggere la collettività prevale, portando alla revoca della misura.
3. Importanza dell’Aggiornamento Sanitario: La compatibilità delle condizioni di salute con il regime carcerario è un elemento chiave che, se accertato, indebolisce la posizione del condannato che viola le prescrizioni.
Può essere revocata la detenzione domiciliare concessa per gravi motivi di salute?
Sì, la detenzione domiciliare può essere revocata se il condannato manifesta una pericolosità sociale attraverso la commissione di nuovi reati o la violazione delle prescrizioni, dimostrando che la misura non è più idonea a tutelare la sicurezza della collettività.
Quale elemento è decisivo per la revoca della detenzione domiciliare in questi casi?
L’elemento decisivo è l’accertata pericolosità sociale del condannato, che costituisce un ostacolo al mantenimento del beneficio. Tale pericolosità viene valutata sulla base di comportamenti concreti, come la commissione di nuovi reati.
Come viene bilanciato il diritto alla salute del detenuto con la sicurezza della collettività?
Il giudice deve operare un bilanciamento costante tra i due interessi. Il diritto alla salute è tutelato, ma diventa recessivo se il quadro clinico del soggetto è compatibile con la detenzione in carcere e, al contempo, la sua condotta dimostra una concreta pericolosità per la società.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48226 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48226 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a POLICORO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 07/06/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di POTENZA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e la sentenza impugnata.
Ritenuto che l’unico motivo posto da NOME COGNOME a fondamento dell’impugnazione è formulato in termini generici ed è comunque manifestamente infondato.
Il Tribunale di sorveglianza, nel revocare la misura della detenzi domiciliare concessa per motivi di salute in luogo del differimento della pena fatto corretta applicazione del principio in base al quale l’accertata peric sociale costituisce ai sensi dell’art. 147, comma quarto, cod. pen. ele ostativo al differimento facoltativo della pena e, in caso di intervenuta conces della detenzione domiciliare per grave infermità fisica, legittimo presupposto la revoca di tale ultima misura, dovendo il giudice eseguire, anche dop concessione del beneficio, un bilanciamento tra l’interesse del condannato essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività (Sez 10713 del 01/02/2023, Rv. 284244 – 01; Sez. 1, n. 21969 del 17/07/2020, Rv. 279375 – 01Sez. 1, n. 53166 del 17/10/2018, Rv. 274879 – 01).
In questa prospettiva, il Tribunale ha valorizzato, con argomentazioni n manifestamente illogiche, l’arresto del detenuto domiciliare in cost dell’applicazione della misura alternativa (NOME NOME NOME NOME NOME due dis occasioni con la refurtiva subito dopo la consumazione dei reati di tentato fu furto in abitazione) nonché le plurime diffide per violazione delle presciz considerando tali fatti sintomatici , nella loro complessità, dell’inidonei misura concessa ai sensi dell’art. 47, comma 1 lett. c), Ord. pen., a conse effetti risocializzanti e a neutralizzare il pericolo dir recidivanza.
Nel necessario bilanciamento di interessi contrapposti, il Tribunale apprezzato come recessive le esigenze correlate alla tutela della salut condannato alla luce della documentazione sanitaria più aggiornata che espressamente escluso l’inconciliabilità del quadro clinico con la detenzio carcere e la necessità di costanti contatti coi presidi sanitari territoriali.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 26 ottobre 2023.