Revisione critica e benefici penitenziari: i limiti del ricorso in Cassazione
La revisione critica del proprio percorso di vita e dei reati commessi costituisce un elemento imprescindibile per l’accesso alle misure alternative alla detenzione. Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione è tornata a chiarire i confini entro cui è possibile impugnare le decisioni del Tribunale di Sorveglianza, ribadendo che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
Il caso: la contestazione del percorso riabilitativo
Un soggetto condannato ha proposto ricorso per cassazione avverso un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva espresso un giudizio negativo sul suo percorso di reinserimento. Al centro della disputa vi era la valutazione della revisione critica operata dal detenuto, in particolare riguardo alla sua dipendenza da sostanze stupefacenti. Tale dipendenza era stata individuata dai giudici di merito come un fattore criminogeno primario, la cui mancata rimozione impediva la concessione di benefici.
Il ricorrente sosteneva che il Tribunale avesse valutato erroneamente le risultanze dell’istruttoria, chiedendo in sostanza una rilettura degli elementi di prova relativi alla sua collaborazione con le istituzioni e al suo impegno nel superare la tossicodipendenza.
La decisione della Corte di Cassazione
La settima sezione penale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno evidenziato come gli argomenti proposti dalla difesa non fossero consentiti dalla legge in sede di legittimità. Il ricorso, infatti, non denunciava violazioni di legge o manifeste illogicità della motivazione, ma si limitava a proporre una valutazione alternativa dei fatti già esaminati dal Tribunale di Sorveglianza.
La Corte ha sottolineato che, laddove il percorso logico del giudice di merito sia coerente e privo di vizi argomentativi, la Cassazione non può intervenire per sostituire la propria valutazione a quella del magistrato che ha gestito l’istruttoria.
Le motivazioni
Le motivazioni del rigetto risiedono nella natura stessa del giudizio di Cassazione. La Corte ha rilevato che il Tribunale di Sorveglianza aveva correttamente motivato l’assenza di un principio di revisione critica e di una reale collaborazione per la rimozione del fattore criminogeno legato alla droga. Poiché l’ordinanza impugnata non presentava elementi di illogicità nel percorso logico-giuridico, le doglianze del ricorrente sono state ritenute mere censure di merito, finalizzate a ottenere un nuovo esame delle circostanze fattuali, operazione preclusa alla Suprema Corte.
Le conclusioni
Le conclusioni della sentenza ribadiscono un principio fondamentale: il condannato che intende accedere ai benefici deve dimostrare un mutamento effettivo e profondo della propria personalità. La semplice partecipazione formale ai programmi non sostituisce la revisione critica sostanziale. L’inammissibilità del ricorso ha comportato, oltre al pagamento delle spese processuali, anche la condanna al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, a conferma della natura manifestamente infondata dell’impugnazione.
Perché la revisione critica è fondamentale per un condannato?
Rappresenta la prova del distacco dal passato criminale e della volontà di reinserimento sociale, requisiti necessari per ottenere misure alternative alla detenzione.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione si basa solo sui fatti?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, poiché la Cassazione giudica solo la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione.
Quali sono i costi di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 50978 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 50978 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 30/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a CASTELNOME VENETO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 23/05/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di VENEZIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre per cassazione contro il provvedimento indicato i intestazione;
Ritenuto che gli argomenti spesi nel ricorso non sono consentiti dalla legge in sede d legittimità, perché si limitano a valutare in modo diverso le risultanze dell’istruttoria davanti al Tribunale di sorveglianza in punto di esistenza di un principio di revisione critica collaborazione del condanNOME con le istituzioni per la rimozione di un fattore, quale quello de dipendenza da stupefacenti, potenzialmente criminogeno, senza introdurre elementi di illogicità nel percorso logico svolto dal Tribunale nella ordinanza impugnata;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 30 novembre 2023.