La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28477/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di procedura penale: l’espulsione di un imputato dal territorio nazionale non costituisce una causa di forza maggiore tale da giustificare la restituzione nel termine per impugnare una sentenza. Questa decisione sottolinea come il diritto di difesa possa e debba essere esercitato anche a distanza, attraverso gli strumenti previsti dalla legge.
I Fatti del Caso
Il caso riguarda un cittadino straniero condannato in appello nel 2015 per reati legati agli stupefacenti. La sentenza era divenuta irrevocabile. Anni dopo, l’uomo presentava un’istanza chiedendo la rescissione del giudicato o, in subordine, di essere rimesso in termini per impugnare quella sentenza. La sua argomentazione principale si basava sul fatto di essere stato espulso dall’Italia, una circostanza che, a suo dire, gli avrebbe impedito di avere conoscenza del procedimento d’appello e di esercitare il proprio diritto di difesa.
La Corte d’Appello di Brescia, pur rigettando la richiesta di rescissione, ha riqualificato l’istanza come una richiesta di restituzione nel termine e ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione per la competenza a decidere sull’impugnazione.
La Disciplina Applicabile: l’Importanza della Data della Sentenza
Un aspetto fondamentale della decisione della Cassazione è stata l’individuazione della normativa applicabile. La Corte ha infatti precisato che, essendo la sentenza di primo grado stata emessa nel 2008, la disciplina da applicare non è quella attuale, derivante dalla riforma Cartabia o dalla legge del 2014 che ha abolito la contumacia. Si applica invece il testo dell’art. 175 del codice di procedura penale antecedente a tali riforme.
Secondo tale disciplina, la restituzione nel termine era concessa solo se la parte provava di non aver potuto osservare il termine per ‘caso fortuito’ o ‘forza maggiore’. Questa distinzione temporale è decisiva, poiché le condizioni e i presupposti richiesti dalla legge erano diversi da quelli attuali.
La Restituzione nel Termine e il Concetto di Forza Maggiore
Il cuore della questione era stabilire se l’espulsione potesse essere considerata una causa di forza maggiore. L’imputato sosteneva che l’allontanamento forzato dal territorio gli avesse precluso ogni possibilità di difendersi. La Cassazione, tuttavia, ha respinto categoricamente questa tesi.
Secondo la Suprema Corte, la restituzione nel termine presuppone un impedimento assoluto e insuperabile. L’espulsione, pur essendo un atto coercitivo, non rientra in questa categoria.
Le Motivazioni della Cassazione
Nelle motivazioni, la Corte ha spiegato che l’ordinamento giuridico fornisce all’imputato che si trova all’estero strumenti specifici per esercitare il proprio diritto di impugnazione. Gli articoli 582 e 583 del codice di procedura penale consentono infatti di presentare l’atto di impugnazione depositandolo presso un agente consolare o spedendolo tramite lettera raccomandata.
La possibilità di utilizzare questi canali alternativi esclude che l’espulsione configuri un impedimento ‘assoluto’. L’imputato, anche se fisicamente lontano e impossibilitato a rientrare in Italia, aveva a disposizione mezzi legali per contestare la sentenza di condanna. Pertanto, la sua inerzia non era giustificata da una causa di forza maggiore, ma da una mancata attivazione degli strumenti che la legge gli metteva a disposizione. La Corte ha quindi rigettato l’istanza, confermando l’irrevocabilità della condanna.
Conclusioni
La sentenza in esame ribadisce un principio consolidato: le difficoltà logistiche o personali, inclusa l’espulsione, non sono di per sé sufficienti a giustificare una deroga ai termini perentori del processo penale. Il diritto di difesa deve essere esercitato con diligenza, avvalendosi di tutti gli strumenti che l’ordinamento prevede, anche per chi si trova all’estero. Questa pronuncia serve da monito sulla necessità di una gestione attiva della propria posizione processuale, indipendentemente dalle circostanze personali e dal luogo in cui ci si trova.
L’espulsione dal territorio nazionale giustifica la restituzione nel termine per impugnare una sentenza?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’espulsione non costituisce un impedimento legittimo ed assoluto né una causa di forza maggiore, poiché non impedisce l’esercizio del diritto di difesa.
Come può un imputato espulso impugnare una sentenza di condanna?
L’imputato può esercitare il suo diritto di impugnazione anche dall’estero, depositando l’atto presso un agente consolare oppure spedendolo con lettera raccomandata, come previsto dagli articoli 582 e 583 del codice di procedura penale.
Quale normativa si applica per la restituzione nel termine se la sentenza di primo grado è stata emessa prima della riforma del 2014 che ha abolito la contumacia?
Si applicano integralmente le disposizioni previgenti alla legge n. 67/2014. La richiesta di restituzione nel termine, quindi, deve essere valutata sulla base della prova di un caso fortuito o di una forza maggiore, secondo la vecchia formulazione dell’art. 175 del codice di procedura penale.