Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti della particolare tenuità
La Resistenza a pubblico ufficiale costituisce un reato che tutela il regolare svolgimento della funzione pubblica contro minacce o violenze. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini entro cui è possibile invocare la particolare tenuità del fatto e le condizioni necessarie per ottenere il rinvio di un’udienza per impedimento.
Il caso e lo svolgimento del processo
La vicenda trae origine dalla condotta di un cittadino che, durante un controllo stradale, ha reagito con minacce e ostilità nei confronti dei pubblici ufficiali intenti a redigere verbali per plurime infrazioni. Dopo la condanna in primo grado e la conferma in Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando tre motivi principali: la violazione delle norme sul rinvio dell’udienza, l’errata valutazione della responsabilità e la mancata applicazione dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.
La decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sotto ogni profilo. In primo luogo, il collegio ha rilevato che la richiesta di rinvio dell’udienza era priva di documentazione probatoria idonea a dimostrare l’impedimento dell’imputato. In secondo luogo, le censure sulla responsabilità penale sono state giudicate come una mera riproposizione di argomenti già ampiamente confutati dai giudici di merito, senza l’apporto di nuovi elementi critici.
Resistenza a pubblico ufficiale e art. 131-bis c.p.
Il punto centrale della decisione riguarda l’impossibilità di applicare l’art. 131-bis c.p. alla Resistenza a pubblico ufficiale quando la condotta manifesta una spiccata pericolosità. La Corte ha sottolineato che la gravità delle minacce e la propensione al reato del ricorrente, già gravato da recidiva, rendono incompatibile il fatto con il concetto di ‘tenuità’.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sul rigore probatorio richiesto per il rinvio dell’udienza e sulla valutazione complessiva della condotta delittuosa. La Corte ha osservato che non basta invocare un impedimento, ma occorre provarlo tempestivamente. Riguardo alla particolare tenuità, i giudici hanno evidenziato che la finalità di impedire un atto legittimo dell’ufficio, unita alla gravità intrinseca della minaccia, preclude l’accesso a benefici svuotanti la sanzione penale. La recidiva è stata inoltre valorizzata come indicatore di una personalità non meritevole di clemenza.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ribadisce che chi si oppone attivamente all’autorità non può beneficiare di sconti procedurali o sostanziali se non dimostra una condotta realmente marginale. La sentenza conferma l’orientamento rigoroso nel proteggere l’integrità delle funzioni pubbliche, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Quando si può ottenere il rinvio dell’udienza per impedimento?
Il rinvio dell’udienza è concesso solo se l’impedimento è legittimo e supportato da documentazione certa presentata tempestivamente al giudice.
Si può applicare la particolare tenuità del fatto alla resistenza?
Sì, ma solo se l’offesa è minima. Se la condotta include minacce gravi o denota pericolosità sociale, il beneficio viene negato.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
Comporta la conferma definitiva della condanna precedente e l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42010 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42010 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 29/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a ALTAVILLA MILICIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 26/01/2023 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminato il ricorso di COGNOME NOME
OSSERVA
rilevato che il primo motivo con cui si deduce violazione di legge processuale è manifestamente infondato avendo la Corte di appello osservato come corretta si rivelasse la decisione di non concedere il rinvio dell’udienza ,avendo la Corte territoriale dato conto d ragioni che impedivano di ritenere impedito l’imputato, in assenza di documentazione alleg (neppure in sede di appello) in merito;
rilevato che il secondo motivo con cui si censura la ritenuta responsabilità / risulta riproduttivo di identica censura formulata in sede di gravame /adeguatamente confutata dalla Corte di appello che ha evidenziato la consistenza della condotta tesa a reagire all’attività di verbalizzazion plurime infrazioni dei pubblici ufficiali, rilevando la finalità tesa ad impedire la legitti in atto;
rilevato che analogo limite incontra il terzo motivo con cui si censura la ritenuta recid la mancata applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis cod. pern i avendo la Corte territoriale evidenziato l’assenza di elementi da valorizzare giudicando la condotta realiz indicativa della pericolosità e propensione al reato -s e)fggr ‘a r- vità della minaccia;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 29/09/2023.