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Resistenza a pubblico ufficiale e lesioni: quando?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. La sentenza chiarisce che il reato di lesioni non è assorbito quando la violenza supera il minimo necessario alla resistenza. Inoltre, la Corte conferma la valutazione negativa sulla recidiva e sulle attenuanti generiche, basandosi sui precedenti penali dell’imputato.

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Pubblicato il 19 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza a Pubblico Ufficiale: Quando le Lesioni Costituiscono un Reato Autonomo

Il confine tra il reato di resistenza a pubblico ufficiale e quello di lesioni personali è un tema cruciale nel diritto penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti, stabilendo che quando la violenza esercitata contro l’agente supera una certa soglia, i due reati possono coesistere. Analizziamo questa decisione per comprendere meglio i principi applicati dai giudici.

I Fatti del Caso

Il caso riguardava un imputato condannato nei primi due gradi di giudizio per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Secondo la ricostruzione, l’imputato, insieme a un complice, si era opposto con violenza a degli agenti di Polizia durante un controllo. L’azione non si era limitata a una semplice opposizione, ma aveva causato lesioni agli agenti, giudicate guaribili in dieci giorni, come attestato da certificati medici.

La difesa aveva presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, che il reato di lesioni dovesse essere considerato ‘assorbito’ in quello più grave di resistenza. Inoltre, si contestava la valutazione della recidiva e si chiedeva il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in misura prevalente sulle aggravanti.

La Decisione della Corte sulla Resistenza a Pubblico Ufficiale

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi presentati generici e infondati. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d’Appello, fornendo una motivazione chiara su tutti i punti sollevati dalla difesa. In particolare, la Corte ha ribadito principi giurisprudenziali consolidati in materia di concorso di reati e valutazione delle circostanze.

Le Motivazioni

La Corte ha basato la sua decisione su tre pilastri fondamentali:

1. Il mancato assorbimento del reato di lesioni: Il punto centrale della motivazione riguarda la distinzione tra la violenza necessaria per integrare la resistenza a pubblico ufficiale e quella che eccede tale limite. La Cassazione ha chiarito che il delitto di resistenza assorbe solo “quel minimo di violenza che si concretizza nella resistenza”. Quando gli atti violenti vanno oltre, causando lesioni personali al pubblico ufficiale, si configura un reato autonomo di lesioni aggravate. Nel caso di specie, le lesioni che hanno richiesto dieci giorni di prognosi sono state considerate una prova evidente di una violenza esorbitante, tale da giustificare una condanna separata.

2. La valutazione del concorso di persone: La Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione dei giudici di merito, che avevano attribuito all’imputato una condotta in concorso con un altro soggetto. Anche se l’azione violenta diretta era stata compiuta dal complice verso un altro agente, l’imputato aveva contribuito, quantomeno rafforzando il proposito criminoso dell’altro e attendendo l’esito dell’azione per fuggire insieme. Questo comportamento è stato qualificato come concorso nel reato.

3. Il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti: I giudici hanno respinto la richiesta di disapplicare la recidiva e di concedere le attenuanti generiche come prevalenti. La Corte ha sottolineato che la sentenza impugnata aveva correttamente valutato i precedenti penali dell’imputato, compreso uno molto recente, definendo l’episodio come “significativo sotto il profilo della maggiore pericolosità del reo”. Sebbene l’ammissione parziale degli addebiti avesse giustificato il riconoscimento delle attenuanti generiche, queste sono state giudicate solo equivalenti alla recidiva reiterata e alle altre aggravanti, anche in virtù del divieto di prevalenza stabilito dall’art. 69, comma 4, del codice penale.

Le Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rafforza un principio fondamentale: la tutela dell’integrità fisica dei pubblici ufficiali non può essere messa in secondo piano. La violenza gratuita e sproporzionata non trova alcuna giustificazione nel contesto del reato di resistenza. La decisione serve come monito, chiarendo che chiunque utilizzi una forza eccessiva contro un agente non solo risponderà per la resistenza, ma anche per le lesioni cagionate. Inoltre, la pronuncia conferma la severità del sistema nel valutare la recidiva, limitando la concessione di benefici a chi dimostra una persistente inclinazione a delinquere.

Quando il reato di lesioni personali non viene assorbito da quello di resistenza a pubblico ufficiale?
Il reato di lesioni non viene assorbito quando la violenza utilizzata contro il pubblico ufficiale esorbita dai limiti necessari per la semplice resistenza e cagiona al medesimo delle lesioni personali. In questo caso, le lesioni guaribili in dieci giorni sono state considerate sufficienti a configurare un reato autonomo.

Come è stato valutato il concorso di persone nel reato?
La Corte ha ritenuto che l’imputato avesse agito in concorso con un complice perché, pur non compiendo materialmente tutta l’azione violenta, ha rafforzato il proposito criminoso dell’altro e ha atteso che quest’ultimo ‘ultimasse la sua azione delittuosa per poi darsi nuovamente alla fuga con lui’.

Perché non sono state concesse le attenuanti generiche in misura prevalente sulla recidiva?
Le attenuanti generiche non sono state ritenute prevalenti a causa dei numerosi precedenti penali a carico dell’imputato, uno dei quali molto recente, che indicavano una ‘maggiore pericolosità del reo’. La legge, inoltre, vieta il giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata (art. 69 c. 4 c.p.), consentendo al massimo un giudizio di equivalenza, come avvenuto nel caso di specie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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