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Resistenza a pubblico ufficiale e atto arbitrario

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per Resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto aveva aggredito agenti di polizia penitenziaria con un bastone, opponendosi poi all’accompagnamento in infermeria. La difesa invocava l’esimente della reazione ad atto arbitrario (art. 393-bis c.p.), sostenendo l’illegittimità dell’operato degli agenti. La Suprema Corte ha chiarito che l’arbitrarietà deve essere oggettiva e non basata sulla percezione soggettiva dell’imputato, confermando la legittimità dell’intervento finalizzato a verifiche sanitarie dopo un’aggressione.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza a pubblico ufficiale: quando la reazione non è giustificata

Il reato di Resistenza a pubblico ufficiale rappresenta una fattispecie posta a tutela del regolare svolgimento delle funzioni pubbliche. Recentemente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sui limiti della scriminante legata alla reazione ad atti arbitrari, fornendo chiarimenti essenziali per chiunque si trovi coinvolto in procedimenti simili.

Il caso e la condotta contestata

La vicenda trae origine dall’aggressione perpetrata da un detenuto nei confronti di alcuni agenti di polizia penitenziaria. L’imputato, utilizzando un bastone rudimentale, aveva colpito un agente e aveva continuato a manifestare una condotta aggressiva anche durante il successivo accompagnamento in infermeria, finalizzato a verificare le sue condizioni psichiche e fisiche. In sede di ricorso, la difesa ha tentato di derubricare la condotta invocando l’articolo 393-bis del codice penale, sostenendo che l’azione degli agenti fosse un atto arbitrario.

La Resistenza a pubblico ufficiale e l’esimente dell’atto arbitrario

Perché possa configurarsi l’esimente prevista dall’art. 393-bis c.p., non è sufficiente che il cittadino si senta vittima di un’ingiustizia. La giurisprudenza è costante nel ritenere che la reazione sia legittima solo a fronte di atti che, obiettivamente, concretino una condotta arbitraria. Questo significa che l’illegittimità dell’atto del pubblico ufficiale deve essere reale e manifesta, non legata alla semplice opinione o percezione del soggetto che subisce l’intervento.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno ribadito che l’accompagnamento in infermeria, avvenuto dopo un episodio di violenza, non può in alcun modo essere considerato un atto illegittimo. Al contrario, tale attività rientra nei doveri di vigilanza e tutela della salute propri dell’amministrazione penitenziaria. Di conseguenza, la violenza esercitata dall’imputato per opporsi a tale procedura integra pienamente il reato di Resistenza a pubblico ufficiale.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sull’inammissibilità dei motivi di ricorso, in quanto volti a richiedere una rivalutazione dei fatti già ampiamente accertati nei gradi di merito. Le motivazioni evidenziano come la condotta dell’imputato sia stata caratterizzata da una persistente aggressività, del tutto slegata da qualsiasi presunta provocazione o illegittimità dei pubblici ufficiali. La sentenza sottolinea che l’esimente dell’atto arbitrario richiede un superamento dei limiti funzionali da parte del pubblico ufficiale che, nel caso di specie, è stato categoricamente escluso.

Le conclusioni

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. La pronuncia conferma un orientamento rigoroso: la tutela del pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni è prioritaria, a meno che non venga provata un’effettiva e oggettiva violazione dei doveri d’ufficio che giustifichi, per legge, la reazione del privato.

Quando si configura il reato di resistenza a pubblico ufficiale?
Il reato scatta quando si usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie un atto del suo ufficio, come un controllo o un accompagnamento coattivo.

Si può reagire a un atto del pubblico ufficiale se lo si ritiene ingiusto?
La reazione è lecita solo se l’atto è oggettivamente arbitrario e illegittimo secondo la legge, non basta la convinzione personale di subire un torto.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre al rigetto delle proprie pretese, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e solitamente a una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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