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Remissione tacita di querela: la Cassazione conferma

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Procuratore Generale contro una sentenza di proscioglimento per un reato estinto a seguito di remissione tacita di querela. Il procuratore sosteneva che, dopo la Riforma Cartabia, la mancata comparizione della persona offesa non fosse più sufficiente a integrare la remissione tacita. La Suprema Corte ha invece chiarito che la riforma ha solo aggiunto nuove ipotesi tipizzate, senza abrogare le forme di remissione tacita già esistenti, confermando che l’assenza del querelante, se debitamente avvertito delle conseguenze, equivale a una volontà di non persistere nella querela.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Remissione tacita di querela: l’assenza in aula vale ancora come rinuncia?

La remissione tacita di querela continua a essere un tema centrale nel diritto processuale penale, specialmente dopo le modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia. Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla questione, chiarendo se la mancata comparizione del querelante in udienza, dopo essere stato avvertito delle conseguenze, possa ancora essere interpretata come una volontà di abbandonare l’azione penale. La risposta, come vedremo, conferma un principio consolidato, sebbene calato nel nuovo contesto normativo.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da una decisione del Tribunale che dichiarava il non doversi procedere nei confronti di un imputato per un reato contro il patrimonio. Il motivo era l’estinzione del reato per intervenuta remissione della querela. Il giudice di primo grado aveva infatti interpretato l’assenza della persona offesa all’udienza come una forma di remissione tacita di querela, dato che la stessa era stata citata con l’esplicito avvertimento che la sua mancata comparizione sarebbe stata considerata in tal senso.

Contro questa decisione, il Procuratore generale presso la Corte di Appello ha proposto ricorso immediato per cassazione. La tesi del ricorrente era che, a seguito della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), tale meccanismo processuale non fosse più applicabile.

Le obiezioni alla remissione tacita di querela

Il Procuratore ha basato il suo ricorso su due argomenti principali:

1. Le modifiche della Riforma Cartabia: Secondo il ricorrente, la riforma avrebbe introdotto una disciplina specifica e tassativa per i casi di remissione tacita, limitandoli alle ipotesi ora previste dall’art. 152, comma 3, c.p. (es. mancata comparizione del querelante citato come testimone). Inoltre, la nuova formulazione dell’art. 554-bis c.p.p., che prevede la verifica della volontà di rimettere la querela solo se il querelante è “ove presente”, suggerirebbe l’impossibilità di desumere tale volontà dalla sua assenza.

2. Mancata verifica dei poteri del rappresentante legale: Nel caso specifico, la persona offesa era una persona giuridica. Il Procuratore ha sostenuto che il giudice avrebbe dovuto verificare che la persona fisica citata a comparire fosse ancora il legale rappresentante della società e che avesse il potere statutario di rimettere la querela, adempimento che era stato omesso.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato in entrambi i punti. I giudici hanno fornito una chiara interpretazione del quadro normativo post-riforma.

Innanzitutto, la Corte ha sottolineato che l’art. 152, comma 2, c.p., che definisce la remissione tacita come il compimento di “fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela”, è ancora pienamente in vigore. La Riforma Cartabia non ha abrogato questa norma generale, ma vi ha aggiunto delle ipotesi “tipizzate” (comma 3) con l’avverbio “altresì”, indicando una volontà di affiancare e non di sostituire.

L’obiettivo deflattivo della riforma, che ha ampliato il numero di reati procedibili a querela, sarebbe contraddetto da un’interpretazione che limiti le ipotesi di remissione. Pertanto, il principio stabilito dalle Sezioni Unite nel 2016, secondo cui la mancata comparizione del querelante avvertito integra una remissione tacita di querela, rimane valido.

Anche la modifica all’art. 554-bis c.p.p. è stata interpretata diversamente. L’inciso “ove presente” non osta all’accertamento della remissione in caso di assenza, ma semplicemente chiarisce che il giudice ha il dovere di interrogare il querelante sulla sua volontà solo se questo si trova in aula, senza dover disporre rinvii per questo scopo in caso di sua assenza.

Infine, riguardo al secondo motivo di ricorso, la Corte ha ribadito che i poteri del legale rappresentante di una società si presumono esistenti, sia per presentare la querela sia per rimetterla. Non spetta al giudice compiere verifiche d’ufficio. Un onere di accertamento sorge solo se un’altra parte processuale solleva una contestazione specifica e motivata, cosa che non era avvenuta nel caso di specie.

Le conclusioni

Con questa sentenza, la Corte di Cassazione consolida un importante principio di diritto processuale: la Riforma Cartabia non ha indebolito, ma anzi rafforzato, gli strumenti volti a una definizione rapida dei procedimenti per reati procedibili a querela. La remissione tacita di querela derivante dalla mancata comparizione del querelante, debitamente avvertito, rimane un istituto pienamente operativo. La decisione offre un’interpretazione coerente con la ratio deflattiva della riforma e fornisce indicazioni chiare ai giudici di merito, ribadendo al contempo la presunzione di legittimità dell’operato del legale rappresentante di un ente, salvo contestazione di parte.

Dopo la Riforma Cartabia, la mancata comparizione del querelante in udienza vale ancora come remissione tacita di querela?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata comparizione del querelante, se precedentemente ed espressamente avvertito dal giudice delle conseguenze, integra ancora una remissione tacita di querela. La riforma non ha eliminato questa possibilità, ma ha affiancato nuove ipotesi a quelle già esistenti.

Cosa significa l’aggiunta dell’inciso “ove presente” nel nuovo articolo 554-bis del codice di procedura penale?
Significa che il giudice ha il potere e il dovere di verificare la volontà del querelante di rimettere la querela solo se quest’ultimo è fisicamente presente in aula. Se il querelante è assente, il giudice non deve disporre rinvii al solo scopo di effettuare tale verifica, potendo invece desumere la volontà da altri comportamenti, come la stessa assenza qualificata.

Quando la querela è sporta dal legale rappresentante di una società, il giudice deve verificare i suoi poteri per dichiarare la remissione tacita?
No, non di propria iniziativa. La Corte afferma che i poteri del legale rappresentante si presumono esistenti, sia per sporgere querela sia per rimetterla. Un onere di verifica per il giudice sorge solo se un’altra parte processuale solleva una contestazione specifica sulla titolarità di tali poteri, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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