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Remissione di querela: guida alla Cassazione

La Corte di Cassazione ha stabilito che la **remissione di querela**, intervenuta dopo la sentenza di appello ma prima della scadenza dei termini per il ricorso, determina l’estinzione del reato. Nel caso analizzato, relativo a una condanna per diffamazione, le parti hanno formalizzato l’accordo tramite procuratori speciali. La Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, confermando l’ammissibilità del ricorso presentato al solo fine di introdurre la remissione.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Remissione di querela: guida alla Cassazione

La remissione di querela costituisce una causa di estinzione del reato di particolare rilievo nei procedimenti per diffamazione. La giurisprudenza di legittimità ha recentemente confermato che tale istituto può essere invocato con successo anche nella fase del ricorso dinanzi alla Suprema Corte, purché l’accordo tra le parti intervenga prima che la sentenza diventi irrevocabile.

Remissione di querela: la decisione della Suprema Corte

Il caso trae origine da una condanna per diffamazione (art. 595 c.p.) confermata in secondo grado. Tuttavia, durante la pendenza del termine per proporre ricorso in Cassazione, la persona offesa ha formalizzato la remissione della querela. Tale atto è stato ritualmente accettato dall’imputata attraverso i rispettivi procuratori speciali, come documentato da verbale redatto dalle autorità competenti. La Corte di Cassazione è stata dunque chiamata a valutare l’ammissibilità di un ricorso presentato con l’unico scopo di far valere questa sopravvenuta causa estintiva.

Remissione di querela: il quadro normativo

Secondo il principio di diritto consolidato, è pienamente ammissibile il ricorso per cassazione proposto al solo fine di introdurre nel processo la remissione della querela, purché questa sia stata accettata e sia intervenuta dopo la sentenza impugnata ma prima della scadenza del termine per l’impugnazione. In assenza di elementi che provino in modo evidente l’innocenza dell’imputato — circostanza che imporrebbe un proscioglimento nel merito — la Corte deve limitarsi a prendere atto dell’accordo tra le parti e dichiarare l’estinzione del reato.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha fondato la propria decisione sulla verifica della regolarità formale della remissione e della relativa accettazione. Poiché non sono emersi elementi idonei a riconoscere l’insussistenza del fatto o l’innocenza dell’imputata ai sensi dell’art. 129 c.p.p., la causa estintiva prevale. La Corte ha inoltre precisato che, in mancanza di accordi diversi tra le parti (deroga pattizia), le spese processuali devono essere poste a carico della parte querelata, conformemente a quanto previsto dall’art. 340 del codice di procedura penale.

Le conclusioni

L’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata chiude definitivamente il contenzioso penale. Questa pronuncia ribadisce l’importanza della negoziazione tra le parti anche nelle fasi più avanzate del processo. La possibilità di estinguere il reato tramite remissione rappresenta una via d’uscita efficace per evitare gli effetti di una condanna definitiva, a patto che le procedure di accettazione siano seguite con estremo rigore tecnico e tempestività.

Si può rimettere la querela dopo una condanna in appello?
Sì, è possibile effettuare la remissione finché la sentenza non è diventata definitiva, anche durante i termini per il ricorso in Cassazione.

Chi paga le spese processuali in caso di remissione?
Salvo diversi accordi tra le parti, le spese del procedimento penale restano a carico del soggetto che ha ricevuto la remissione.

Cosa succede se il ricorso serve solo a presentare la remissione?
Il ricorso è considerato ammissibile dalla Cassazione proprio per permettere l’estinzione del reato a seguito dell’accordo tra le parti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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