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Remissione di querela: estinzione del reato di furto

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un’imputata condannata per tentato furto in primo e secondo grado. Durante la pendenza del ricorso di legittimità, è intervenuta la remissione di querela da parte della persona offesa, regolarmente accettata dall’imputata. Poiché il reato era perseguibile a querela, la Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del reato, annullando la sentenza impugnata senza rinvio. La decisione sottolinea come la remissione di querela operi come causa estintiva anche nelle fasi finali del giudizio.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Remissione di querela: l’estinzione del reato in Cassazione

La remissione di querela costituisce uno degli istituti più rilevanti per la definizione anticipata dei procedimenti penali riguardanti reati non perseguibili d’ufficio. In una recente pronuncia, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito l’efficacia di questo strumento anche dinanzi ai giudici di legittimità, portando all’annullamento di una condanna per tentato furto.

Il caso e l’iter giudiziario

La vicenda trae origine da un’imputazione per tentato furto in abitazione, successivamente riqualificato come furto semplice tentato. L’imputata era stata ritenuta responsabile sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello. Tuttavia, nelle more del giudizio di Cassazione, è intervenuto un fatto giuridico decisivo: la persona offesa ha presentato formale atto di rinuncia alla prosecuzione dell’azione penale.

La remissione di querela come causa estintiva

Nel diritto penale italiano, la remissione di querela produce l’estinzione del reato quando questo è punibile esclusivamente su istanza di parte. Nel caso di specie, la riqualificazione del reato in furto semplice ha reso possibile l’applicazione di tale istituto. La Corte ha verificato la regolarità dei verbali redatti dalle autorità competenti, confermando che sia la volontà della vittima che l’accettazione dell’imputata fossero valide e documentate.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla constatazione oggettiva dell’avvenuta conciliazione tra le parti. Una volta che la persona offesa ha rimesso la querela e l’imputata ha accettato tale remissione, viene meno l’interesse dello Stato alla punizione del colpevole per quella specifica fattispecie. La Corte ha dunque preso atto della documentazione allegata al ricorso, che attestava l’accordo raggiunto presso le stazioni dei Carabinieri competenti, dichiarando il reato estinto ai sensi dell’art. 152 del codice penale.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio. Questo significa che il processo si chiude definitivamente senza necessità di ulteriori accertamenti o nuovi giudizi. Le spese processuali, come previsto dalla normativa vigente in caso di estinzione per questa causa, sono state poste a carico della parte che ha ricevuto la remissione, salvo diversi accordi. La pronuncia conferma che la remissione di querela rimane un pilastro della giustizia riparativa, capace di interrompere l’iter processuale anche dopo due gradi di giudizio di merito.

Cosa succede se la vittima ritira la querela durante il processo?
Se il reato è perseguibile a querela di parte e l’imputato accetta il ritiro, il reato si estingue e il giudice dichiara il non doversi procedere.

La remissione di querela è valida anche in Cassazione?
Sì, la remissione può intervenire in ogni stato e grado del procedimento, compreso il giudizio di legittimità, purché la sentenza non sia ancora diventata definitiva.

Chi paga le spese processuali dopo la remissione?
In assenza di accordi diversi tra le parti, le spese del procedimento sono a carico del querelato che accetta la remissione della querela.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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