Remissione di Querela: Quando un Accordo Estingue il Reato
Nel diritto penale, non tutte le strade portano a una condanna definitiva. Esistono istituti giuridici che possono interrompere il processo e dichiarare estinto il reato. Uno dei più significativi è la remissione di querela, un atto che dimostra come la volontà delle parti coinvolte possa avere un impatto decisivo sull’esito di un procedimento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, annullando una condanna per appropriazione indebita proprio a seguito di un accordo tra l’imputato e la persona offesa.
Il Contesto: Dalla Condanna in Appello al Ricorso in Cassazione
Il caso ha origine da una sentenza del Tribunale che dichiarava un soggetto colpevole del reato di appropriazione indebita. Successivamente, la Corte d’Appello, pur confermando la colpevolezza, aveva parzialmente riformato la decisione di primo grado, riducendo l’entità della pena inflitta.
Contro questa seconda sentenza, l’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione. La base del ricorso non era una contestazione nel merito dei fatti, ma un’unica, cruciale doglianza: il reato si era estinto. Era infatti intervenuta una remissione della querela da parte della società offesa, regolarmente accettata dall’imputato stesso.
L’Effetto Decisivo della Remissione di Querela
Il cuore della questione ruota attorno all’istituto della remissione di querela. Per alcuni reati, definiti procedibili a querela di parte (come l’appropriazione indebita in molti casi), l’azione penale può iniziare solo se la persona offesa lo richiede espressamente. Allo stesso modo, la stessa persona offesa può decidere di ritirare tale richiesta, ponendo fine al procedimento.
In questo specifico caso, la Corte di Cassazione, esaminando gli atti, ha verificato che:
1. La società offesa, tramite un proprio procuratore speciale, aveva formalmente sottoscritto un atto di remissione della querela.
2. L’imputato, a sua volta tramite un procuratore speciale, aveva accettato tale remissione.
Questi due atti congiunti sono sufficienti, per legge, a determinare l’estinzione del reato.
Le Motivazioni
La Corte Suprema ha motivato la sua decisione in modo chiaro e diretto. La consultazione degli atti processuali ha confermato l’esistenza sia della remissione della querela, datata 9 giugno 2025, sia della contestuale accettazione. Di fronte a questa evidenza, la sentenza impugnata non poteva che essere annullata. La Corte ha quindi proceduto con un annullamento senza rinvio, una formula che si utilizza quando non è necessario un nuovo giudizio di merito, proprio perché la causa del contendere è venuta meno. L’estinzione del reato per remissione di querela ha assorbito ogni altra questione, rendendo superfluo valutare la fondatezza delle accuse originarie.
Le Conclusioni
La sentenza analizzata offre una lezione importante sull’importanza degli accordi deflattivi nel processo penale. Dimostra che, per i reati procedibili a querela, la volontà conciliativa delle parti prevale sulla pretesa punitiva dello Stato. La remissione di querela, quando accettata, non è una semplice attenuante, ma un evento che estingue il reato alla radice, portando all’annullamento di eventuali condanne già emesse. È una chiara conferma del fatto che il sistema giuridico riconosce e valorizza la capacità delle parti di risolvere le proprie controversie, anche in ambito penale. L’unica conseguenza per l’imputato, come statuito dalla Corte, è il pagamento delle spese processuali sostenute fino a quel momento.
Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna?
La sentenza è stata annullata perché il reato di appropriazione indebita è stato dichiarato estinto. Ciò è avvenuto a seguito della remissione della querela da parte della persona offesa e della contestuale accettazione da parte dell’imputato.
Qual è l’effetto di una remissione di querela accettata sul processo penale?
L’effetto principale è l’estinzione del reato. Di conseguenza, il procedimento penale si conclude e la sentenza di condanna, se già emessa, viene annullata senza necessità di un nuovo processo di merito.
Anche se il reato è estinto, l’imputato deve sostenere qualche costo?
Sì, la Corte di Cassazione, pur annullando la condanna, ha condannato l’imputato al pagamento delle spese processuali maturate fino al momento della decisione.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 41838 Anno 2025
Penale Sent. Sez. 2 Num. 41838 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 08/10/2025
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 24/02/2025 della CORTE di APPELLO di TORINO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale AVV_NOTAIO, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata;
RITENUTO IN FATTO
Con sentenza resa in data 24 febbraio 2025 la Corte d’Appello di Torino, in parziale riforma della sentenza emessa il 9 ottobre 2023 dal Tribunale di Torino, con la quale COGNOME NOME era stato dichiarato colpevole del reato di appropriazione indebita, riduceva la pena inflitta all’imputato.
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, per il tramite del proprio difensore, chiedendone l’annullamento e articolando un unico motivo di doglianza, con il quale deduceva che il reato era estinto in ragione della sopravvenuta remissione di querela da parte della persona offesa e della contestuale accettazione dell’imputato.
CONSIDERATO IN DIRITTO
La consultazione degli atti consente di apprezzare che la querela è stata rimessa con atto datato 9 giugno 2025 e sottoscritto dall’AVV_NOTAIO, in qualità di procuratore speciale della società “RAGIONE_SOCIALE“, giusta procura speciale in atti; la remissione è stata accettata con atto in pari data sottoscritto dall’AVV_NOTAIO, in qualità di procuratore speciale dell’imputato COGNOME NOME, giusta procura speciale in atti.
Alla stregua di tali rilievi la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il reato è estinto per remissione di querela; per l’effetto l’imputato deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per remissione di querela. Condanna l’imputato al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 08/10/2024