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Remissione di querela: annullata condanna per truffa

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per truffa nei confronti di un professionista, a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa. Tuttavia, la Corte ha confermato la responsabilità per i reati di falsità ideologica e sostituzione di persona, in quanto procedibili d’ufficio. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per la sola rideterminazione della pena relativa ai reati residui, considerati in continuazione con la truffa, che era il reato più grave.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Remissione di Querela: Annullata la Truffa, Resta il Falso

La remissione di querela rappresenta un istituto fondamentale del nostro ordinamento che può estinguere un reato, ma quali sono i suoi effetti quando il reato è connesso ad altri illeciti procedibili d’ufficio? La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41441/2025, offre un chiaro esempio, annullando una condanna per truffa ma mantenendo ferma la responsabilità per i connessi reati di falso.

I Fatti: Una CILA Contesa e le Accuse Penali

Il caso ha origine dalla condanna di un professionista per un reato continuato che comprendeva la truffa (art. 640 c.p.), la falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) e la sostituzione di persona (art. 494 c.p.).

Secondo l’accusa, confermata nei primi due gradi di giudizio, il professionista aveva presentato una Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) al Comune competente, utilizzando illecitamente una firma autentica del suo cliente. In pratica, avrebbe riprodotto la sottoscrizione del cliente, precedentemente apposta su altra modulistica, su un documento contenente attestazioni non veritiere, ottenendo così un ingiusto profitto. Il Tribunale prima, e la Corte d’Appello poi, lo avevano condannato a nove mesi di reclusione e 300 euro di multa.

Il Ricorso in Cassazione e l’Impatto della Remissione di Querela

L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione basandosi su diversi motivi. Tuttavia, l’elemento decisivo è stato un fatto sopravvenuto: la persona offesa aveva formalmente rimesso la querela per il reato di truffa, e l’imputato aveva accettato tale remissione.

La truffa, ai sensi dell’art. 640 c.p., è un reato procedibile a querela di parte. La remissione di querela, quindi, costituisce una causa di estinzione del reato. La Corte di Cassazione ha preso atto di ciò e ha accolto il primo motivo di ricorso, annullando senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente a tale accusa.

È cruciale notare, però, che la remissione ha avuto effetto solo sul reato di truffa. Gli altri due reati contestati, la falsità ideologica e la sostituzione di persona, sono procedibili d’ufficio. Ciò significa che l’azione penale per questi illeciti prosegue indipendentemente dalla volontà della persona offesa. Di conseguenza, la responsabilità penale dell’imputato per questi fatti è rimasta in piedi.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha analizzato e rigettato gli altri motivi di ricorso. In particolare, ha ritenuto infondata l’eccezione di prescrizione, ricalcolando i termini e dimostrando che non fossero ancora maturati, grazie anche ai periodi di sospensione intervenuti durante il processo.

Sul merito dei reati di falso, la Corte ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici di merito. È stato chiarito che integra il reato di falsità ideologica (art. 483 c.p.) anche la condotta di chi, pur non contraffacendo materialmente una firma, utilizza una sottoscrizione autentica, riproducendola illecitamente (ad esempio, tramite fotocopia) su un atto dal contenuto non veritiero. Tale condotta è pienamente idonea a integrare il reato, poiché si presenta un atto pubblico ideologicamente falso, attestando fatti non conformi alla realtà.

Allo stesso modo, è stato confermato il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.), poiché l’imputato, presentando la CILA a nome del cliente, si era indebitamente attribuito poteri e volontà di quest’ultimo per conseguire un ingiusto vantaggio.

Le Conclusioni: Principio di Diritto e Implicazioni Pratiche

La sentenza stabilisce un importante principio: la remissione di querela estingue il reato per cui è stata sporta, ma non ha alcun effetto sui reati connessi che siano procedibili d’ufficio. Le statuizioni civili per il risarcimento del danno derivanti dai reati procedibili d’ufficio restano valide.

L’annullamento parziale ha avuto una conseguenza pratica fondamentale sul trattamento sanzionatorio. Poiché la truffa era stata considerata il reato più grave su cui calcolare l’aumento per la continuazione, la sua estinzione ha reso necessaria una nuova determinazione della pena. Per questa ragione, la Corte ha annullato la sentenza con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Appello, che avrà il solo compito di ricalcolare la sanzione per i residui reati di falso.

Cosa succede se la vittima di una truffa ritira la querela quando ci sono altri reati connessi e procedibili d’ufficio?
La remissione della querela causa l’estinzione del solo reato di truffa. Il procedimento penale continua per gli altri reati connessi che sono procedibili d’ufficio, come la falsità ideologica o la sostituzione di persona, e la responsabilità penale per questi ultimi può essere affermata.

Utilizzare una firma autentica, ma riprodotta su un documento dal contenuto falso, costituisce reato?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’uso illecito di una sottoscrizione autentica, riprodotta su un atto pubblico (come una CILA) che attesta fatti non veritieri, integra pienamente il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.).

La remissione della querela per un reato cancella anche la condanna al risarcimento del danno per i reati connessi?
No. In questo caso, la remissione della querela per la truffa non ha revocato le statuizioni civili. La condanna generica al risarcimento del danno è rimasta valida in relazione agli altri reati confermati (falsità ideologica e sostituzione di persona). Il giudice civile, in sede di liquidazione del danno, dovrà tener conto dell’estinzione del solo reato di truffa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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