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Remissione della querela: annullata condanna

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19576/2024, ha annullato una condanna a seguito di un ricorso per errore di fatto. La Corte aveva precedentemente dichiarato inammissibile un ricorso senza considerare la remissione della querela, depositata ritualmente. La sentenza stabilisce che l’estinzione del reato per remissione della querela prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, portando all’annullamento della condanna.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Remissione della Querela in Cassazione: Come Annulla la Condanna

La remissione della querela rappresenta un istituto fondamentale del nostro ordinamento che può determinare l’estinzione di un reato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 19576 del 2024, ha ribadito con forza la sua prevalenza anche nelle fasi più avanzate del processo, persino di fronte a una precedente declaratoria di inammissibilità del ricorso. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere come un atto di volontà della persona offesa possa chiudere definitivamente un procedimento penale.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da una condanna per il reato di cui agli artt. 110 e 640 del codice penale, confermata dalla Corte di Appello di Roma. L’imputata proponeva ricorso per Cassazione, ma la Settima Sezione della Corte lo dichiarava inammissibile con un’ordinanza del 10 ottobre 2023.

Tuttavia, prima di tale decisione, e precisamente il 5 ottobre 2023, la persona offesa aveva formalizzato la remissione della querela, prontamente accettata dall’imputata. Questo atto fondamentale, depositato telematicamente, non era stato preso in considerazione dalla Corte al momento di decidere sull’inammissibilità. Di conseguenza, la difesa dell’imputata ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto, ai sensi dell’art. 625-bis c.p.p., per far valere la mancata valutazione di questo documento decisivo.

L’Errore di Fatto e la Potenza della Remissione della Querela

Il cuore della questione risiede nell’evidente errore di fatto in cui è incorsa la Corte di Cassazione. La stessa Corte aveva precedentemente rinviato un’udienza proprio per consentire il deposito dell’annunciata remissione. Non averne poi tenuto conto al momento della decisione ha costituito una svista procedurale che ha viziato l’ordinanza di inammissibilità.

La Corte, investita del ricorso straordinario, ha riconosciuto il proprio errore. Ha verificato che la remissione della querela era stata formalizzata nel pieno rispetto delle norme (artt. 339 e 340 c.p.p.) e, pertanto, era pienamente valida ed efficace. Questo ha aperto la strada all’applicazione di un importante principio di diritto.

La Prevalenza della Causa Estintiva sull’Inammissibilità

La decisione si fonda su un principio consolidato, affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 24246/2004). Secondo tale principio, la causa di estinzione del reato, come la remissione della querela, prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso. L’unica condizione è che il ricorso originario sia stato tempestivamente proposto.

In altre parole, anche se un ricorso presenta dei vizi che potrebbero renderlo inammissibile, se nel frattempo interviene un evento che estingue il reato, il giudice deve prenderne atto e dichiarare l’estinzione, poiché questa soluzione è più favorevole all’imputato e definisce il procedimento nel merito sostanziale.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sulla base dell’evidente errore di fatto e dell’applicazione del principio delle Sezioni Unite. Ha accertato che la remissione della querela, ritualmente accettata, era un fatto processuale acquisito prima della pronuncia di inammissibilità. Pertanto, il reato doveva essere dichiarato estinto ai sensi dell’art. 152 del codice penale. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio sia la propria precedente ordinanza di inammissibilità sia la sentenza di condanna della Corte d’Appello, dichiarando il reato estinto. In base all’art. 340, comma 4, c.p.p., non essendo stato diversamente pattuito nell’atto di remissione, l’imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce l’importanza della remissione della querela come strumento di risoluzione dei conflitti. Dimostra che la sua efficacia si estende fino all’ultimo grado di giudizio, superando anche ostacoli procedurali come l’inammissibilità di un ricorso. Per gli operatori del diritto, ciò sottolinea la necessità di formalizzare e depositare tempestivamente tali atti, assicurandosi che entrino a far parte del fascicolo processuale. Per le parti, conferma che la via della conciliazione rimane aperta e può portare a una definizione tombale del procedimento penale, con l’estinzione del reato.

Una remissione della querela presentata durante il ricorso in Cassazione può estinguere il reato?
Sì, la sentenza afferma che la remissione di querela, intervenuta e ritualmente accettata durante la pendenza del ricorso per cassazione, determina l’estinzione del reato.

L’estinzione del reato per remissione della querela prevale su una causa di inammissibilità del ricorso?
Sì, la Corte, richiamando un principio delle Sezioni Unite, stabilisce che la causa di estinzione del reato per remissione prevale su eventuali cause di inammissibilità, a condizione che il ricorso sia stato proposto tempestivamente.

Cosa succede se la Corte di Cassazione commette un errore di fatto, come non vedere un documento depositato?
È possibile presentare un ricorso straordinario per la correzione dell’errore di fatto (ex art. 625-bis c.p.p.). In questo caso, la Corte ha riconosciuto il proprio errore, annullando la precedente ordinanza di inammissibilità e la sentenza di condanna.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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