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Reingresso illegale cittadino UE: è reato?

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale di un individuo che, dopo essere stato espulso come cittadino moldavo, era rientrato in Italia dopo aver acquisito la cittadinanza rumena. La Corte ha stabilito che il reato di reingresso illegale cittadino UE sussiste, poiché la condotta punita è la violazione di un ordine del giudice, e lo status di cittadino comunitario acquisito successivamente non annulla l’illiceità del comportamento.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reingresso illegale cittadino UE: Acquisire la cittadinanza europea cancella il reato?

L’acquisizione della cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea sana la posizione di chi è stato precedentemente espulso dall’Italia? La questione del reingresso illegale cittadino UE è complessa e una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 37860/2024, offre chiarimenti fondamentali. La pronuncia stabilisce che il cambio di status, da extracomunitario a comunitario, non è sufficiente a escludere la punibilità per la violazione di un precedente ordine di espulsione emesso da un giudice.

I Fatti del Caso

Un cittadino di origine moldava era stato espulso dal territorio nazionale con un provvedimento del Giudice di Sorveglianza divenuto definitivo nel 2020. Successivamente, nel giugno 2023, l’uomo otteneva la cittadinanza rumena, diventando a tutti gli effetti un cittadino dell’Unione Europea. Forte del suo nuovo status, si trasferiva in Italia, in provincia di Ferrara, e avviava le pratiche per la residenza. Tuttavia, nell’agosto dello stesso anno, veniva arrestato in flagranza e condannato per il reato di reingresso illegale, in violazione dell’art. 13, comma 13 bis, del D.Lgs. 286/1998.

La Tesi Difensiva e la Questione del Reingresso Illegale Cittadino UE

La difesa del ricorrente ha sostenuto che, al momento del reingresso, l’imputato non poteva più essere qualificato come ‘straniero’ ai sensi della legge sull’immigrazione. Essendo diventato cittadino comunitario, la norma incriminatrice, che si applica specificamente agli ‘stranieri’, non sarebbe più stata applicabile nei suoi confronti. Secondo questa linea, il reato contestato è un ‘reato proprio’, che può essere commesso solo da chi possiede la qualifica di ‘straniero’, qualifica che l’imputato aveva perso.

L’Analisi della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la doglianza infondata e confermando la condanna. Il ragionamento dei giudici si basa su una distinzione cruciale tra le diverse fattispecie di reato previste dal Testo Unico sull’Immigrazione.

Il Reato Proprio e lo Status di ‘Straniero’

La Corte riconosce che alcune norme del D.Lgs. 286/1998 sono destinate esclusivamente agli ‘stranieri’. Ad esempio, il reato di trasgressione di un provvedimento amministrativo di espulsione (art. 13, comma 13) punisce espressamente ‘lo straniero’. In questi casi, lo status giuridico del soggetto è un elemento costitutivo del reato.

La Specificità della Violazione del Provvedimento del Giudice

Il caso in esame, però, riguarda l’art. 13, comma 13 bis, che punisce la trasgressione di un’espulsione disposta non dall’autorità amministrativa, ma direttamente da un giudice. In questa ipotesi, la norma non si riferisce allo ‘straniero’, ma più genericamente al ‘trasgressore’ del divieto di reingresso.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha chiarito che, quando l’espulsione è una misura giudiziaria (in questo caso, disposta come alternativa alla detenzione), l’elemento centrale del reato non è la qualità di ‘straniero’ al momento del reingresso, ma la violazione di un ordine impartito da un’autorità giudiziaria. Lo status di straniero era necessario e presente al momento in cui l’espulsione è stata disposta, rendendo il provvedimento legittimo. Il disvalore penale della condotta successiva risiede nella disobbedienza a tale ordine. Il fatto di aver acquisito la cittadinanza UE non cancella l’esistenza e la validità di quel provvedimento giudiziario. Per rientrare legalmente, il soggetto avrebbe dovuto richiedere e ottenere una specifica autorizzazione dalle autorità italiane, dimostrando il cambiamento della sua situazione.

Conclusioni

La sentenza n. 37860/2024 stabilisce un principio di diritto molto importante: l’acquisizione della cittadinanza di un altro Stato membro dell’UE non costituisce una ‘sanatoria’ automatica per chi ha un divieto di reingresso in Italia derivante da un provvedimento giudiziario. Il reato di reingresso illegale cittadino UE sussiste perché l’illecito non è legato allo status di ‘straniero’ al momento del rientro, ma alla deliberata violazione di un ordine del giudice. Questa decisione rafforza l’autorità dei provvedimenti giurisdizionali e chiarisce che il cambiamento dello status giuridico di una persona non la esonera dal rispettare gli ordini pregressi, a meno di non seguire le procedure legali previste per la loro revoca o autorizzazione al rientro.

Se una persona viene espulsa dall’Italia e poi ottiene la cittadinanza di un altro Stato UE, può rientrare liberamente?
No. Secondo la sentenza, se l’espulsione è stata disposta da un giudice, il soggetto deve richiedere e ottenere una specifica autorizzazione per rientrare in Italia, poiché il semplice ottenimento della cittadinanza UE non annulla il divieto di reingresso.

Perché il reato di reingresso illegale è stato confermato anche se l’imputato era diventato cittadino comunitario?
Il reato è stato confermato perché la norma violata (art. 13, comma 13 bis, D.Lgs. 286/1998) punisce la trasgressione di un ordine del giudice, non la condizione di ‘straniero’ al momento del rientro. L’elemento cruciale è la disobbedienza al provvedimento giudiziario, che rimane valido nonostante il cambio di cittadinanza.

Qual è la differenza tra l’espulsione disposta dall’autorità amministrativa e quella disposta dal giudice ai fini del reato di reingresso?
La sentenza evidenzia che, mentre per la violazione di un’espulsione amministrativa è richiesta la qualifica di ‘straniero’, per la violazione di un’espulsione disposta dal giudice il reato è commesso da chiunque sia il ‘trasgressore’ di quell’ordine, indipendentemente dal fatto che abbia o meno ancora lo status di ‘straniero’ al momento del reingresso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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