LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Reddito di cittadinanza: omissioni e reato confermato

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza. L’imputato aveva omesso informazioni cruciali sul patrimonio e reddito familiare, superando le soglie di legge. La Corte ha respinto l’argomento dell’abrogazione della norma, stabilendo che le sanzioni penali continuano ad applicarsi per i fatti commessi prima del 2024.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reddito di Cittadinanza e Dichiarazioni False: La Cassazione Conferma il Reato

Con la sentenza n. 32680/2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema di grande attualità: le conseguenze penali per chi omette informazioni nella domanda per il reddito di cittadinanza. La decisione conferma la condanna per un cittadino che aveva ottenuto indebitamente il sussidio, chiarendo importanti aspetti sulla successione delle leggi penali e sulla prova del dolo. Questo caso ribadisce che la responsabilità per le dichiarazioni mendaci è personale e non può essere facilmente elusa.

I Fatti del Caso: Omissioni Determinanti per l’Accesso al Beneficio

Il ricorrente era stato condannato sia in primo grado che in appello per il reato previsto dall’art. 7 del D.L. 4/2019. L’accusa era di aver omesso, nella richiesta per il reddito di cittadinanza presentata nell’agosto 2020, informazioni dovute sulla situazione economica e patrimoniale del proprio nucleo familiare.

Le indagini della Guardia di Finanza avevano infatti accertato che i coniugi erano titolari di possedimenti immobiliari il cui valore superava la soglia di 30.000 euro. Inoltre, solo nell’anno 2019, la moglie del richiedente aveva percepito contributi agricoli dall’AGEA per oltre 7.000 euro e redditi da lavoro dipendente per quasi 4.000 euro, essendo anche titolare di una ditta individuale. Questi elementi, sommati, superavano ampiamente la soglia di reddito familiare di 6.000 euro, rendendo il nucleo non idoneo a percepire il beneficio.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due motivi principali, cercando di scardinare la condanna.

Primo Motivo: L’abrogazione della norma sul reddito di cittadinanza

Il primo motivo si fondava sulla tesi dell’ abrogatio criminis. La difesa sosteneva che la norma incriminatrice (art. 7, D.L. 4/2019) fosse stata abrogata a partire dal 1° gennaio 2024, con l’introduzione di nuove misure di sostegno. Secondo il ricorrente, ciò avrebbe dovuto comportare l’applicazione del principio del favor rei, ossia della legge più favorevole, con conseguente annullamento della condanna.

Secondo Motivo: Irrilevanza delle Omissioni e Mancanza di Dolo

Con il secondo motivo, si contestava la violazione di legge. Si affermava che le omissioni non fossero rilevanti, poiché il ricorrente avrebbe comunque avuto diritto a percepire il reddito di cittadinanza. Inoltre, si lamentava la mancanza di prova del dolo specifico e dell’effettiva indebita percezione, criticando il ragionamento dei giudici di merito come un’illegittima inversione dell’onere della prova.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambi i motivi con argomentazioni chiare e in linea con il proprio orientamento consolidato.

Sulla questione dell’abrogazione della norma, la Corte ha ribadito che la legge che ha soppresso il reddito di cittadinanza (legge 197/2022) ha espressamente fatto salva l’applicazione delle sanzioni penali per i fatti commessi fino al termine di efficacia della disciplina. Questa deroga al principio di retroattività della legge più favorevole è stata giudicata non irragionevole, in quanto assicura la tutela penale per l’indebita erogazione del sussidio per tutto il periodo in cui era possibile fruirne.

Quanto al secondo motivo, i giudici hanno definito le argomentazioni della difesa come generiche e prive di adeguato supporto probatorio. La Corte ha sottolineato che i giudici di merito avevano correttamente accertato il superamento delle soglie patrimoniali e reddituali sulla base di prove concrete. Le omissioni del ricorrente erano state quindi strumentali al conseguimento di un beneficio non spettante. La Cassazione ha inoltre precisato che la condotta di chi omette dati rilevanti nella dichiarazione implica un ‘inganno potenziale o effettivo’ del destinatario, integrando così il dolo specifico richiesto dalla norma. La difesa non è riuscita a fornire alcuna prova a sostegno delle proprie allegazioni, come ad esempio la dimostrazione che l’istanza fosse stata redatta da un patronato all’insaputa del ricorrente riguardo alle omissioni.

Le Conclusioni

La sentenza in esame offre due importanti conclusioni pratiche:
1. La punibilità delle vecchie domande non decade: Chi ha commesso il reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza prima del 2024 resta punibile. La successiva abrogazione della norma non cancella le responsabilità penali per il passato.
2. La responsabilità della dichiarazione è personale: Non è sufficiente sostenere che le omissioni siano state involontarie o commesse da terzi (es. un patronato). L’onere di dimostrare la propria estraneità alle falsità dichiarate ricade sull’imputato, che deve fornire prove concrete a sostegno della propria tesi. In assenza di tali prove, la consapevolezza e la volontà di omettere dati rilevanti per ottenere il sussidio si presumono.

Commettere il reato per il reddito di cittadinanza prima del 2024 è ancora punibile?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che la legge che ha abrogato la misura ha fatto espressamente salve le sanzioni penali per i reati commessi quando la disciplina era in vigore. Pertanto, chi ha ottenuto indebitamente il beneficio prima del 1° gennaio 2024 rimane perseguibile penalmente.

Omettere informazioni nella domanda è reato anche se si ritiene di avere comunque diritto al beneficio?
Sì. Il reato si configura quando le omissioni o le false indicazioni sono funzionali a ottenere un beneficio non spettante, anche solo in misura superiore a quella dovuta. Secondo la Corte, la condotta che implica un inganno potenziale o effettivo verso l’ente erogatore è sufficiente a integrare il reato, ed è onere della difesa dimostrare l’assoluta irrilevanza delle omissioni.

Se la domanda per il reddito di cittadinanza viene compilata da un patronato, chi è responsabile?
La responsabilità ricade sul dichiarante. La sentenza chiarisce che limitarsi ad affermare che l’istanza sia stata redatta da un terzo (come un patronato) non è sufficiente a escludere la propria colpevolezza. L’imputato deve fornire prove concrete per dimostrare di non essere stato a conoscenza delle omissioni e di non averle volute.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati