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Reddito di cittadinanza: la Cassazione chiarisce reato

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’omessa comunicazione di informazioni rilevanti, come la condanna di un familiare, per ottenere o mantenere il reddito di cittadinanza, non integra il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), bensì la fattispecie specifica e autonoma prevista dall’art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019. La Corte ha riqualificato il fatto, annullando la sentenza impugnata limitatamente alla pena e rinviando per un nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reddito di cittadinanza: omettere informazioni è reato specifico, non truffa

Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa luce sulla corretta qualificazione giuridica delle condotte omissive relative al reddito di cittadinanza. La Suprema Corte ha chiarito che omettere di comunicare all’INPS informazioni rilevanti, come la presenza nel nucleo familiare di un soggetto con condanne definitive per specifici reati, non costituisce truffa aggravata ai danni dello Stato, ma integra una fattispecie di reato autonoma e specifica, prevista dalla stessa legge istitutiva del beneficio.

I Fatti del Caso: l’Omissione Decisiva

Il caso esaminato riguardava una donna che aveva presentato domanda per il reddito di cittadinanza il 27 marzo 2019. Nella sua richiesta, aveva omesso di dichiarare che un componente del suo nucleo familiare era stato condannato in via definitiva nel 2010 per reati ostativi alla concessione del sussidio, tra cui l’associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.).

Un dettaglio temporale cruciale è che la norma che introduceva specificamente l’obbligo di dichiarare tali condanne è entrata in vigore solo due giorni dopo la presentazione della sua domanda. Tuttavia, la legge prevedeva comunque l’obbligo di comunicare qualsiasi variazione dei requisiti per tutta la durata dell’erogazione. L’imputata, non avendo mai comunicato tale informazione, aveva percepito indebitamente una somma pari a 3.377,98 Euro.
Nei primi due gradi di giudizio, la sua condotta era stata qualificata come truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi dell’art. 640-bis del codice penale.

La Qualificazione del Reato e il reddito di cittadinanza

La questione centrale portata all’attenzione della Cassazione è stata la corretta definizione giuridica del fatto. La difesa sosteneva che, al più, si potesse configurare il reato meno grave di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.).

La Suprema Corte, tuttavia, ha percorso una strada diversa, analizzando la natura stessa del reddito di cittadinanza e la normativa specifica che lo regola, ovvero il Decreto Legge n. 4/2019.

La Natura Assistenziale del Beneficio

I giudici hanno innanzitutto chiarito che il reato di truffa aggravata ex art. 640-bis c.p. è posto a tutela di erogazioni pubbliche come contributi, finanziamenti e mutui agevolati destinati a sostenere e dare impulso ad attività economiche e produttive. Il reddito di cittadinanza, invece, ha una natura puramente assistenziale, essendo uno strumento di sostegno economico per le famiglie in difficoltà. Di conseguenza, la condotta non poteva rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 640-bis c.p. Semmai, si sarebbe potuta configurare una truffa semplice aggravata ai danni di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.).

Le Motivazioni della Cassazione

Il punto decisivo della sentenza risiede nell’applicazione del principio di specialità. La Corte ha stabilito che la normativa sul reddito di cittadinanza (D.L. n. 4/2019) ha introdotto delle fattispecie penali ad hoc per sanzionare le condotte fraudolente legate al beneficio.
In particolare, l’art. 7 di tale decreto distingue due diverse condotte:
1. Comma 1: Punisce chi, al fine di ottenere il beneficio, rende o utilizza dichiarazioni false o omette informazioni dovute in fase di richiesta.
2. Comma 2: Punisce, con una pena diversa e inferiore, la condotta esclusivamente omissiva di chi non comunica le variazioni di reddito, patrimonio o altre informazioni rilevanti ai fini della revoca o riduzione del beneficio.

Nel caso di specie, la condotta dell’imputata rientrava perfettamente in questa seconda ipotesi. Non avendo aggiornato la sua posizione dopo l’entrata in vigore della legge di conversione che rendeva rilevante la condanna del familiare, ha commesso il reato specifico di omessa comunicazione previsto dall’art. 7, comma 2.
Questa norma, essendo lex specialis, prevale sulla norma generale della truffa (art. 640 c.p.). La Corte ha sottolineato che il comma 2 dell’art. 7 non è una semplice attenuante del comma 1, ma una figura di reato autonoma, che non contiene la clausola di riserva (‘Salvo che il fatto costituisca più grave reato’) presente invece nel primo comma.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha riqualificato il reato contestato da truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) a omessa comunicazione di informazioni dovute ai sensi dell’art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019. Di conseguenza, ha annullato la sentenza d’appello limitatamente al trattamento sanzionatorio, poiché il nuovo reato prevede una pena diversa e inferiore. Il caso è stato rinviato ad un’altra sezione della Corte di Appello per la rideterminazione della pena, mentre è stata dichiarata irrevocabile l’affermazione della responsabilità penale dell’imputata per il reato così riqualificato. La sentenza rappresenta un importante punto fermo, distinguendo nettamente le condotte illecite relative a benefici assistenziali da quelle concernenti finanziamenti economici e applicando la normativa speciale con rigore.

Omettere di comunicare una condanna di un familiare per ottenere il reddito di cittadinanza che tipo di reato costituisce?
Secondo la Corte di Cassazione, tale condotta costituisce il reato specifico e autonomo previsto dall’art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019 (omessa comunicazione di informazioni dovute e rilevanti), e non il reato di truffa.

Perché la Cassazione ha escluso il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) in questo caso?
La Corte ha escluso l’art. 640-bis c.p. perché tale norma si applica a erogazioni pubbliche destinate a sostenere attività economiche (come finanziamenti e contributi alle imprese), mentre il reddito di cittadinanza ha una natura puramente assistenziale di sostegno alla persona e alle famiglie.

Cosa succede se una nuova legge introduce un requisito per un beneficio dopo che la domanda è già stata presentata?
Il beneficiario ha l’obbligo di comunicare qualsiasi variazione della propria situazione che possa incidere sul diritto a percepire il beneficio, anche se tale variazione diventa rilevante per una modifica di legge successiva alla domanda. L’omessa comunicazione di questa nuova informazione rilevante integra un reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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