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Reddito di Cittadinanza falso: guida alla sentenza

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino che ha ottenuto il Reddito di Cittadinanza falso dichiarando una residenza decennale inesistente. Nonostante i recenti interventi della Corte Costituzionale che hanno ridotto il requisito a cinque anni, l’imputato è stato ritenuto colpevole poiché risiedeva in Italia da meno di un anno. La Corte ha chiarito che l’errore sulla legge penale non esclude il dolo.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reddito di Cittadinanza falso: le sanzioni per dichiarazioni mendaci

Ottenere sussidi statali attraverso dichiarazioni non veritiere è un illecito che comporta gravi conseguenze penali. Il caso del Reddito di Cittadinanza falso torna all’attenzione della Suprema Corte, che chiarisce i confini della responsabilità penale anche alla luce delle recenti riforme e pronunce costituzionali.

Il caso del Reddito di Cittadinanza falso e la residenza

La vicenda riguarda un cittadino straniero condannato in primo e secondo grado alla pena di 10 mesi e 20 giorni di reclusione. L’imputato aveva dichiarato falsamente, nella domanda per ottenere il sussidio, di risiedere in Italia da almeno dieci anni. Tuttavia, dalle verifiche è emerso che il suo ingresso nel territorio nazionale risaliva a meno di un anno prima della presentazione dell’istanza.

La difesa ha tentato di impugnare la condanna sostenendo la mancanza dell’elemento soggettivo, ovvero che l’imputato non avesse intenzione di frodare lo Stato, ma fosse stato mal informato dal personale del CAF a cui si era rivolto. Inoltre, veniva contestata l’interpretazione del requisito della residenza continuativa.

La decisione della Cassazione sul Reddito di Cittadinanza falso

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato come il tentativo della difesa fosse quello di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità.

Un punto cruciale della decisione riguarda l’evoluzione normativa: sebbene la Corte Costituzionale (sentenza n. 31/2025) abbia ridotto il requisito della residenza da dieci a cinque anni per allinearsi ai principi europei, l’imputato non raggiungeva nemmeno questa soglia minima. Pertanto, la condotta resta penalmente rilevante poiché la dichiarazione era comunque falsa e finalizzata a ottenere un beneficio non spettante.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio della responsabilità personale. I giudici hanno ribadito che l’ignoranza o l’errore sulla legge penale non scusa l’imputato, ai sensi dell’articolo 5 del codice penale. Le disposizioni che regolano il sussidio non sono state ritenute oscure o di difficile interpretazione; di conseguenza, l’errore del richiedente non può essere considerato inevitabile.

Inoltre, la Corte ha confermato che non vi è prova di un’errata informazione fornita dal CAF che potesse indurre in errore il soggetto in modo incolpevole. La volontà di dichiarare un requisito di residenza (10 anni) palesemente distante dalla realtà (meno di un anno) configura pienamente il dolo richiesto per il reato.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano alla conferma della condanna e al rigetto del ricorso. Oltre alla pena detentiva, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende. La sentenza ribadisce l’estrema attenzione che i cittadini devono prestare nella sottoscrizione di istanze pubbliche, poiché la sottovalutazione dei requisiti di legge può sfociare in una condanna penale definitiva.

Cosa succede se dichiaro il falso per il Reddito di Cittadinanza?
Chi fornisce dati falsi per ottenere il sussidio commette un reato punito con la reclusione da due a sei anni. La Cassazione conferma che anche dichiarazioni sulla residenza portano alla condanna penale.

È ancora obbligatoria la residenza di 10 anni per il sussidio?
La Corte Costituzionale ha ridotto il requisito a 5 anni per conformità con l’UE. Tuttavia, se il richiedente ha risieduto per un tempo ancora inferiore, la dichiarazione resta falsa e penalmente punibile.

Posso evitare la condanna se il CAF mi ha dato informazioni errate?
In genere no, poiché l’errore sulla legge penale non esclude il dolo a meno che non sia inevitabile. È dovere del richiedente verificare la veridicità delle dichiarazioni sottoscritte nell’istanza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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