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Reddito di cittadinanza: condanna per false dichiarazioni

La Corte di Cassazione conferma la condanna per un soggetto che ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare una precedente condanna per un reato ostativo. La sentenza chiarisce che la falsa dichiarazione in una domanda integrativa, richiesta a seguito di modifiche normative, configura il reato più grave previsto dall’art. 7, comma 1, L. 26/2019, e non una semplice omissione di comunicazione.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Reddito di cittadinanza: quando l’omissione diventa falsa dichiarazione

L’accesso a benefici statali come il reddito di cittadinanza impone ai richiedenti un dovere di trasparenza e correttezza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 40796/2025, ha ribadito la severità con cui l’ordinamento punisce le false dichiarazioni finalizzate a ottenere indebitamente il sussidio, anche quando l’irregolarità emerge in una fase successiva alla prima domanda. Il caso analizzato offre importanti chiarimenti sulla distinzione tra la più grave fattispecie della falsa dichiarazione e la meno grave omissione di comunicazioni dovute.

I fatti di causa

Un cittadino veniva condannato in primo e in secondo grado alla pena di due anni e un mese di reclusione per aver illecitamente percepito il reddito di cittadinanza. Nello specifico, l’imputato aveva presentato una domanda integrativa nell’ottobre 2019, omettendo di dichiarare di avere una condanna definitiva per il reato di cui all’art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso), intervenuta nei dieci anni precedenti. Tale condanna costituiva una causa ostativa all’ottenimento del beneficio, introdotta con la legge di conversione del decreto istitutivo del sussidio.

La difesa del ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su diversi motivi, tra cui la presunta abrogazione della norma incriminatrice, la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e l’errata qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che si trattasse di una semplice omissione di comunicazione e non di una falsa dichiarazione.

L’analisi della Cassazione sul reddito di cittadinanza

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. I giudici hanno chiarito che la maggior parte dei motivi era una mera riproposizione di doglianze già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. Nel merito, la Cassazione ha affrontato i punti giuridici più rilevanti.

In primo luogo, ha escluso l’effetto abrogativo immediato della normativa, richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale. Successivamente, ha affrontato il nucleo della questione: la corretta qualificazione della condotta dell’imputato. La Corte ha stabilito che la dichiarazione integrativa, sottoscritta nell’ottobre 2019 a seguito delle modifiche legislative, non era una mera facoltà, ma un adempimento necessario per continuare a percepire il beneficio. Omettendo di indicare la condanna ostativa in questo nuovo modulo, l’imputato non ha semplicemente mancato di comunicare una variazione, ma ha reso una dichiarazione falsa finalizzata a conseguire indebitamente le successive mensilità del sussidio.

Le motivazioni

La motivazione della Corte si concentra sulla distinzione tra le due diverse ipotesi di reato previste dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019.

* Comma 1 (Falsa dichiarazione): Punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio, rende o utilizza dichiarazioni false o omette informazioni dovute. Questa fattispecie si applica quando la falsità o l’omissione viziano la domanda iniziale o, come nel caso di specie, una successiva dichiarazione necessaria a confermare il possesso dei requisiti.

* Comma 2 (Omessa comunicazione): Punisce con la reclusione da uno a tre anni chi omette di comunicare le variazioni del reddito o del patrimonio rilevanti per la revoca o la riduzione del beneficio. Questa norma si applica quando un soggetto, che ha legittimamente ottenuto il sussidio, non comunica successivamente eventi che modificano il suo diritto.

Nel caso esaminato, la legge di conversione aveva introdotto nuove cause ostative e una disciplina transitoria che imponeva ai già beneficiari di presentare una dichiarazione aggiornata per non perdere il diritto. Sottoscrivendo tale dichiarazione e omettendo la condanna, l’imputato ha posto in essere una condotta riconducibile al più grave reato di cui al comma 1, poiché la sua omissione era contenuta in un atto finalizzato a ottenere un beneficio che, altrimenti, non gli sarebbe più spettato.

Le conclusioni

La sentenza consolida un principio fondamentale in materia di reddito di cittadinanza e altri sussidi pubblici: il dovere di verità si estende a tutto il periodo di erogazione e a tutte le dichiarazioni richieste dalla legge. La Corte di Cassazione ha chiarito che quando una modifica normativa impone la presentazione di una nuova dichiarazione per confermare i requisiti, l’omissione di informazioni rilevanti in tale sede integra il reato di falsa dichiarazione e non la meno grave fattispecie di omessa comunicazione. Questa decisione sottolinea la responsabilità del cittadino nel fornire informazioni complete e veritiere, pena severe conseguenze penali.

Omettere una condanna in una dichiarazione integrativa per il reddito di cittadinanza costituisce reato?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, se la legge richiede una dichiarazione aggiornata per continuare a ricevere il beneficio, omettere una causa ostativa (come una condanna) in tale dichiarazione integra il reato di falsa dichiarazione finalizzata a ottenere indebitamente il sussidio, punito dall’art. 7, comma 1, L. 26/2019.

Se una legge cambia dopo la prima domanda, sono obbligato ad aggiornare la mia posizione?
Sì. Come emerge dalla sentenza, se le modifiche normative introducono nuovi requisiti o cause ostative e prevedono la necessità di una nuova dichiarazione per continuare a percepire il beneficio, il cittadino è tenuto a presentarla in modo veritiero e completo. La mancata conformità a questo obbligo può avere conseguenze penali.

Qual è la differenza tra rendere una falsa dichiarazione e omettere di comunicare una variazione per il reddito di cittadinanza?
La falsa dichiarazione (art. 7, comma 1) si verifica quando si forniscono informazioni false o si omettono dati dovuti in una domanda volta a ottenere o a continuare a ottenere il beneficio. L’omessa comunicazione (art. 7, comma 2) riguarda invece la mancata segnalazione di variazioni (es. di reddito) che avvengono dopo che il beneficio è stato già concesso legittimamente. La prima è considerata una condotta più grave e punita con una pena maggiore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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